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	<title>Stefanoperri</title>
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	<description>&#34;potranno recidere tutti i fiori, ma non riusciranno mai a fermare la primavera..&#34;</description>
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		<title>MOVIMENTO DEI FORCONI: INTERVISTA AL MERIDIONALISTA PINO APRILE</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:12:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Perri - Le proteste degli agricoltori siciliani avanzano dritte verso la Capitale. Sul Movimento si è detto e scritto di tutto, e anche il contrario. Abbiamo provato a mettere qualche punto fermo su questa vicenda intervistando chi i Forconi li conosce bene.  Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di Terroni, ci aiuta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1037&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.strill.it/images/foto/aprile3.jpg" alt="aprile3" width="191" height="163" />di Stefano Perri</strong> - Le proteste degli agricoltori siciliani avanzano dritte verso la Capitale. Sul Movimento si è detto e scritto di tutto, e anche il contrario. Abbiamo provato a mettere qualche punto fermo su questa vicenda intervistando chi i Forconi li conosce bene.  Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di Terroni, ci aiuta a capirci qualcosa.</p>
<div><strong>Lei ha avuto modo di incontrare gli agricoltori siciliani già molto tempo fa. Che idea si è fatto?</strong></div>
<div>Ho conosciuto il movimento dei Forconi in tempi non sospetti quando ancora nessuno ne parlava. I contadini tentavano di farsi ascoltare in tutti i modi ma nessuno dava loro retta. In quei giorni ho sentito delle storie allucinanti di centinaia di grandi aziende che prosperavano da generazioni, fallite a causa dei debiti contratti per ammodernarsi. Delle storie tragiche che provocavano rabbia nei confronti delle istituzioni che lasciavano i piccoli imprenditori da soli sul mercato.</div>
<p><strong>Dunque il problema è il mercato? Ci spieghi..</strong></p>
<div>In Italia esistono ovviamente una serie di vincoli sui prodotti che mirano alla qualità del ciclo di produzione sia dal punto di vista sanitario che sindacale. Questi vincoli garantiscono un determinato valore al prodotto che però poi una volta arrivato sul mercato non viene tutelato. Capita spesso di trovare sui banchi dei mercati il pomodoro ciliegino a prezzi molto bassi. In pochi sanno che quei pomodori proviengono dall’Egitto dove una giornata di lavoro per un bracciante costa 2 euro. Magari il pomodoro egiziano è buono come quello italiano ma nessuno può darci questa garanzia.</div>
<p><strong>Il confronto obiettivamente non tiene. I prodotti agricoli di casa nostra non reggono sul mercato..</strong></p>
<div>Assolutamente. Le aziende falliscono e l’Inps non riesce a riscuotere i crediti arrivando a chiedere ai singoli piccoli imprenditori addirittura il 100% del fatturato. E’ chiaro che non riescono a pagare. Allora è accaduto che l’Inps ha svenduto i suoi crediti alla Serit al 10-15%. La Serit a sua volta adesso propone degli accordi agli agricoltori per i pagamenti. Ma è chiaro che la situazione è insostenibile. Facendo qualche calcolo si è scoperto che 50 mila delle 200 mila aziende agricole siciliane è fallita per questo motivo. La verità è che questo Paese ha svenduto l’agricoltura meridionale (e non solo quella) per salvaguardare le industrie del Nord.</div>
<p><strong>Nasce da qui quella che chiamano rivoluzione dei Forconi. Ma a quanto pare c’è qualcuno che vorrebbe appropriarsene..</strong></p>
<div>I tentativi di strumentalizzazione accadono sempre. Potremmo dire che sono risvolti fisiologici quando un movimento sta iniziando ad ottenere qualcosa. Le organizzazioni opportuniste (non necessariamente in senso negativo) cercano di inserirsi nel movimento. Succede per la politica, ma succede anche per la mafia che è anch’essa un organizzazione opportunista. Ma d’altronde la mafia tenta di immettersi un po’ dappertutto. Non avviene la stessa cosa nel Consiglio Regionale della Lombardia? Per carità, siamo garantisti, ma dalle inchieste risulta che il braccio destro di Formigoni avrebbe degli appoggi dalla ndrangheta. Nulla di dimostrato ancora, ma il dubbio c’è. Se poi pensiamo al Parlamento che ha votato contro l’arresto di un presunto affiliato della camorra, l’unico ancora non in carcere di tutto il clan.</div>
<p><strong>In effetti la rabbia è comprensibile..</strong></p>
<div>In Sicilia c’è gente che ha perso tutto. Che ha perso l’azienda ed il lavoro, che ha perso i suoi risparmi ed il suo futuro. Di fronte a tutto questo io posso metterci la mano sul fuoco. Ho conosciuto alcuni di questi agricoltori e nonostante sia gente semplice sono persone incredibilmente sagge ed equilibrate. Sono rimasto ammirato nel sentirli parlare. Hanno le idee molto chiare e riescono ad esprimerle con molto equilibrio. Non ce li vedo proprio in giri loschi o in affari poco chiari.</div>
<p><strong>Ma secondo lei che possibilità hanno di riuscire nell’impresa?</strong></p>
<div>Questo non lo so. Però so che mentre le organizzazioni opportuniste quando vedono che il movimento non ha possibilità di riuscita si allontanano subito, sono certo che loro non si fermeranno. Non torneranno indietro perché non hanno più nulla da perdere. Io spero che questo Paese lo capisca. Queste sono persone di enorme valore. Io non avrei mai avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro. Ogni volta traditi dallo Stato e abbandonati a se stessi eppure ancora li a lottare per i loro diritti.</div>
<p><strong>Però in questo modo c’è il rischio che la situazione degeneri?</strong></p>
<div>Si, c’è il rischio che possa andare a finire male. Sento già che cominciano a circolare all’interno del movimento idee di separatismo e di indipendenza. Il punto è che se lo Stato lo devi avere contro a questo punto tanto vale non averlo. Il problema è che la rabbia rende fertili i tentativi di strumentalizzazione e arrivati a un certo punto non  è neanche molto facile dare torto a chi non riconosce più lo Stato.</div>
<p><strong>E’ vero che la protesta nasce molto tempo fa ma l’ondata di questi giorni è venuta dalla pancia, c’è tanta rabbia e disperazione. Il movimento, evidentemente, ha bisogno di un leader che sappia strutturare analisi e proposte in termini efficaci. Tempo fa gli agricoltori le avevano anche chiesto di unirsi a loro. Oggi cosa si sente di dire a questa gente?<br />
</strong>Li osservo con molta attenzione. Voglio fare loro i complimenti perché stanno riuscendo a rifuggire da ogni tentativo di strumentalizzazione. Sono persone di enorme valore. Di me non hanno bisogno.</p>
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		<title>VIAGGIO NELLA CRISI: I GIOVANI AL SUD TRA DISOCCUPAZIONE E PRECARIETA&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:39:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Perri (pubblicato su strill.it) - L’Italia non è una Paese per giovani. il Meridione, se possibile, lo è ancora meno. La crisi ha aggravato notevolmente la condizione giovanile, ancora di più in una realtà complicata come quella del Meridione. Il tessuto economico già fragile di una realtà che per decenni è stata sorretta in gran [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1034&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://stefanoperri.files.wordpress.com/2012/01/giovanicrisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1035" title="giovanicrisi" src="http://stefanoperri.files.wordpress.com/2012/01/giovanicrisi.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>di Stefano Perri <a href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=118379:viaggio-nella-crisi-i-giovani-al-sud-tra-disoccupazione-e-precarieta&amp;catid=26:storie&amp;Itemid=100" target="_blank">(pubblicato su strill.it)</a></strong> - L’Italia non è una Paese per giovani. il Meridione, se possibile, lo è ancora meno. La crisi ha aggravato notevolmente la condizione giovanile, ancora di più in una realtà complicata come quella del Meridione. Il tessuto economico già fragile di una realtà che per decenni è stata sorretta in gran parte da commesse pubbliche si è sfaldato sotto i colpi della crisi. Per chi tenta di immettersi in questi anni nel mondo produttivo le prospettive di trovare un lavoro stabile e sicuro sono ormai molto vicine allo zero. I giovani al sud vivono in una specie di limbo. Le certezze costruite in Italia con l’avanzare dello stato sociale non esistono più. Crollate sotto i colpi di una politica troppo spesso cieca e sorda alle istanze dei deboli, e infine spazzate via da una crisi dell’economia reale che non si registrava ormai da molto tempo. E i ragazzi vivono sulla loro pelle i drammatici effetti della crisi. Effetti che se per il momento non sono diventati tragici lo si deve solamente alla solidarietà intergenerazionale che vuole ancora famiglie quanto possibile protettive nei loro confronti. Ma i bar si riempiono. E non solo di ragazzini. Giovani anche più che trentenni passano le loro giornate persi tra un aperitivo e un caffè, o meglio ancora dietro lo schermo rassicurante di un pc acceso e collegato a Facebook. Annegano le loro incertezze nel blu del social network e attendono una svolta che probabilmente non arriverà. Il lavoro, in tanti, non lo cercano neanche più e quando lo fanno si accontentano ben volentieri di impieghi in nero e sottopagati. La pensione è un miraggio nel deserto dei contratti part time e a tempo determinato, il più delle volte adombrata dal nero di un lavoro che non conosce ferie, maternità e malattia. In pochi ormai conoscono i loro diritti, le agenzie di formazione sociale fanno la muffa, i sindacati si svuotano perché c’è ormai poco o nulla da sindacare, i partiti hanno abdicato alla loro funzione di rappresentanza sociale, la Chiesa ha da risolvere tutti i suoi problemi e loro, i giovani, rimangono da soli, di fronte al computer, a cercare qualsiasi cosa pur di non pensare al buio del futuro. <span id="more-1034"></span></p>
<p>Negli ultimi anni, con l’avvento della crisi, si registra un ulteriore peggioramento. In tantissimi non lavorano ancora e non studiano più. Sono l’esercito dei cosiddetti Neet (Not in education employment or traning). Nel 2010 in tutta Italia sono risultati più di 2 milioni e 100 mila, ben il 6,8% in più rispetto all’anno precedente. Giovani tra i 15 e i 29 anni che non hanno un lavoro e non frequentano alcun corso di istruzione. Secondo il rapporto fotografato dall’Istat nel 2010 (quello del 2011 è ancora in fase di elaborazione, ma non promette nulla di buono) rappresentano il 22,1% della popolazione in quella fascia di età. Percentuale che aumenta ancora se ci si riferisce alle ragazze (24,9%) e che raggiunge la percentuale spaventosa del 31% tra i residenti nel Meridione. Di questi, quasi la metà un lavoro non lo cerca neanche, si dice “indisponibile” a lavorare. Circa il 70% di loro vive ancora con almeno un genitore e la loro condizione si protrae nel tempo visto che oltre la metà dei Neet resta tale per almeno due anni. D’altro canto, più si rimane fuori dal circuito formativo o lavorativo, tanto più è difficile rientrarvi. Per quanto riguarda l’occupazione nel 2010 l’Istat fotografa una realtà sconcertante. Tra i 18 e i 29 anni sono occupati 182 mila giovani in meno (- 5,3%) rispetto all’anno precedente. Un calo che se si somma a quello del 2009 (meno 300 mila unità lavorative corrispondenti all’8% del totale) da la dimensione di un crisi occupazionale che tra i giovani assume i caratteri di un vero tsunami. Il calo dell’occupazione nella fascia 15-29 negli ultimi tre anni è stato cinque volte maggiore rispetto a quello complessivo. In sostanza nel 2010, risulta occupato circa un giovane ogni due nel Nord, meno di tre ogni dieci nel Mezzogiorno. Più nel dettaglio il tasso di occupazione degli uomini 18-29enni e’ al 59,2% al Nord e al 35,7 nel Mezzogiorno, con il minimo del 30% in Calabria (e Campania); quello delle giovani donne è al 47,2% al Nord e al 21,9 nel Mezzogiorno, mentre in Calabria si colloca intorno al 17%. Sempre secondo i dati dell’Istat ogni 100 giovani lavoratori atipici, solo 16 trovano lavoro stabilmente dopo un anno di attività. Un numero che sembra affronterà un ulteriore calo nei risultati del 2011. Il lavoro a tempo inderminato nei fatti è ormai un miraggio. L’unica cosa stabile è in effetti la precarietà (o flessibilità, come qualcuno si ostina a chiamarla) con la quale i giovani devono confrontarsi contratto dopo contratto, anno dopo anno, mese dopo mese, in taluni tristissimi casi, giorno dopo giorno. La conseguenza è presto detta. Il Sud non offre opportunità e allora si va via, si fugge il più lontano possibile. Sono tantissimi quelli che, dopo aver completato il loro ciclo formativo, decidono di emigrare. Numeri che non sfigurano di fronte all’emigrazioni storicamente più incidenti di inizio novecento e degli anni 60. Nel periodo dal 2000 al 2009 sono ben 600 mila gli emigrati dall’Italia meridionale. Di questi, uno su sei è napoletano. La Campania è la regione dalla quale partono più persone (33.8000); seguono la Sicilia 23.700 partenza, poi la Puglia con 19.600 e la Calabria con 14.200 addii. Ma se i dati vengono confrontati con la densità abitativa delle rispettive regioni si capisce come il disagio sia assolutamente omogeneo e la necessità di cercar fortuna altrove una costante per tutte le Regioni meridionali. Un disagio che si aggrava in talune aree depresse che non trovano ormai alcuno sbocco dal punto di vista occupazionale. E proprio come avveniva in passato le Regioni preferite in cui tentar la fortuna sono la Lombardia ed il Piemonte. La differenza rispetto al passato in questo caso sta nel livello di istruzione dei migranti. Se durante le ondate migratorie precedenti ad andare via erano soprattutto giovani braccia, adesso ad emigrare sono i cervelli. Tanti, tantissimi, ripiegano il certificato di laurea e gli attestati di master nella cartellina che oggi sostituisce l’ormai celeberrima valigia di cartone, e vanno via. Il Meridione ne risulta svuotato, quantomeno in termini giovanili. I dati raccolti da Svimez nel 2011 indicano che col tempo, anche al Sud si abbasserà la soglia di giovani presenti sul territorio: da un attuale cifra di 7 milioni, si passerà, nel 2050 a quasi 5 milioni, mentre nelle regioni del Centro-Nord arriveranno a 11 milioni. Alla diminuzione di giovani, si accompagna un incremento degli over 75 che a Sud comporranno il 18,4% della popolazione nel 2050, mentre al Centro-Nord il 16,5%. Il rapporto Svimez definisce questa scenario come un vero e proprio “tsunami demografico” che porterà all&#8217;invecchiamento il Sud con un’alta presenza di anziani e una massiccia emigrazione di giovani (i cervelli, come dicevamo) verso paesi che possano legittimare gli sforzi fatti in anni di studio o apprendistato. Una tendenza che sembra inarrestabile e che si spiega alla luce del livello di ricchezza certificato anche dallo stesso rapporto Svimez. Nel 2010 ad esempio la Regione più ricca d’Italia è la Lombardia con un Pil pro capite di 32.222 Euro all’anno. Se il dato si paragona a quello della Calabria scopriamo che dalle nostre parti si produce (e si guadagna) esattamente la metà. Un divario inaccettabile con tanti saluti ai patrioti del Risorgimento che dopo l’Italia si erano messi in testa di fare gli Italiani. Al Sud il tasso di disoccupazione complessivo è del 31,7%. Una persona ogni tre è disoccupata. E pure tra gli occupati, come è comprensibile, la situazione non è tra le più rosee. Anzitutto dal punto di vista del reddito, che non consente di affrontare non solo gli investimenti importanti necessari per mantenere un degno tenore di vita, ma spesso neanche le spese piccole spese quotidiane. E se a ciò si aggiunge che con un reddito precario è letteralmente impossibile programmarsi la vita o tentare di costruire una famiglia o anche solo un futuro da single. Acquistare un’auto è ormai diventato un lusso, pensare di contrarre un mutuo per l’acquisto di una casa è una sorta di miraggio. I giovani vivono alla giornata, i più fortunati riescono giusto a programmare le spese annuali, ma non hanno idea di cosa sarà di loro tra cinque o dieci anni. Per molti di essi la soluzione è partire.</p>
<p><strong>Paolo: “Spero di tornare solo per le vacanze” </strong></p>
<p>Paolo, 25 anni, viene dalla periferia di Gioia Tauro. Abita ai confini del porto. Dalla finestra di camera sua osserva le gru arrugginite e stanche di quello che rappresenta da decenni ormai il simbolo più efficace del fallimento delle strategie di sviluppo industriale e commerciale del Mezzogiorno. Anche lui ha deciso di partire. Nei suoi occhi la rabbia di non poter fare altrimenti, ma la speranza ancora non sembra essersi spenta. Dopo aver lasciato gli studi a 17 anni si è tuffato alla ricerca di un’occupazione che gli consentisse di non gravare più su un bilancio familiare che si regge su un solo reddito dipendente. Le ha provate tutte. Dopo un’esperienza di un paio d’anni a far fotocopie in nero, un tentativo di volantinaggio pubblicitario per un’azienda, sempre in nero, ha concluso con una breve esperienza in un call center, non in nero ma con una paga che da sola non valeva neanche il prezzo dell’abbonamento del treno da Gioia Tauro a Reggio. Adesso dopo mesi a mandare curriculm, dopo una serie di umilianti risposte e qualche frettoloso colloquio ha deciso di partire. “La Calabria ormai non offre più nulla, aspettavo una svolta negli ultimi mesi, ma non è arrivata”. La scelta è coraggiosa ma assolutamente obbligata: “Sono stanco di vivere sulle spalle della mia famiglia. Intorno a me vedo tanti ragazzi che continuano a vivere in casa senza nessuna prospettiva”. Destinazione Roma, la Capitale. “Li le cose andranno meglio” ci dice Paolo con una faccia che sta a metà tra la speranza ed una punta di autoironia. “Mi hanno detto che nei call center a Roma il fisso è più alto, forse riesco a pagarmi una stanza”. Sia chiaro, non il primo mese. Dopo un po’ di tempo passato a cercare i soldi per pagarsi il viaggio ha deciso di affidarsi a qualche amico che lo ospiterà per le prime settimane nella Capitale. “Farò un po’ a giro, stando da alcune persone che conosco e che mi hanno dato una disponibilità, ma non voglio gravare sugli altri, appena la situazione me lo consentirà mi cercherò una stanza da affittare”. Una prospettiva non certo stabile, ma l’idea di partire ormai è ineluttabile. La valigia è pronta da qualche giorno, nel fine settimana si va a fare il biglietto. Gioia Tauro – Roma: in InterCity sono 66 euro e 50 centesimi. Una bella cifra per chi non lavora da un po’ ed il suo ultimo stipendio è stato di 300 euro. D’altronde di alternative non ce ne sono tante. “Rischierei di finire in qualche brutto giro – ci spiega Paolo – con questa crisi che c’è è chiaro che ad essere avvantaggiata è sempre la ndrangheta che propone ai ragazzi qualche lavoretto con guadagni facili. Ne ho visti tanti ragazzi della mia età finire per ritrovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Già perché è indubbio che una delle poche aziende a non aver conosciuto in questi anni l’onta della crisi è proprio la Ndrangheta Spa, l’unica alla quale conviene sempre di più allargare il giro dei suoi dipendenti con colloqui di assunzione dettati più dalla disperazione che dalla consapevolezza. E’ chiaro che il potere contrattuale in mano ai giovani in questa particolare fase storica è molto vicino allo zero. In tanti, tantissimi in questa terra disgraziata, non hanno ormai più nulla da perdere. “La crisi è terribile – ci spiega Paolo – la Calabria è di certo la regione più colpita, la speranza che ho io è che in una realtà più grande come Roma qualcosa la trovoxxxxxxxx. Non dovesse andare bene l’esperienza al call center mi adatterò a qualsiasi cosa. Mi auguro di sistemarmi lontano da qui e di tornare solo per le vacanze”. La Calabria è una terra ingrata. La crisi ha aggravato le condizioni di vita di migliaia di famiglie. Le cerchia di persone che vive sotto la soglia di povertà si è parecchio allargata. I giovani vivono una condizione di precarietà ed incertezza come mai si era verificato prima. Adesso basta, le chiacchiere stanno a zero. Paolo sta partendo e per questa terra non verserà nemmeno una lacrima. Troppe ingiustizie, troppe disuguaglianze. La Calabria gli sta stretta, va a tentar fortuna altrove.</p>
<p><strong>Anna: andata, tornata, ma non è cambiato nulla </strong></p>
<p>Anna la sua fortuna l’ha già tentata. 29 anni from Reggio Calabria. In tasca una laurea in Scienze della Comunicazione, Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo. Un titolo che, dicevano, doveva essere immediatamente spendibile sul mercato del lavoro. A 18 anni ripiega i suoi sogni in un trolley rosa e parte per Roma a tentare i test di ingresso alla Sapienza. Superati. Superata la triennale a pieni voti, superato il corso di laurea specialistica, di nuovo a pieni voti. E poi di nuovo il trolley, non quello rosa che nel frattempo era diventato troppo da ragazzina. Destinazione Monaco di Baviera, la redazione di Spotlight Verlag, una casa editrice che edita una rivista per insegnare l’italiano ai tedeschi. Passano sei mesi e lo stage si conclude. Ancora trolley, ancora Roma. Ufficio stampa e organizzazione eventi per un’Associazione culturale. Poi trolley, si va a Malta per il Progetto Leonardo. Tre mesi nella redazione di Super One &amp; One News a fare i servizi da giornalista vera. Ma è di nuovo trolley, si torna a Roma e stavolta si comincia a fare un po’ più sul serio. Collaborazione coordinata e continuativa presso il Corriere Laziale. Uno stipendio che non è un granché e ripetizioni di latino e greco al pomeriggio ai ragazzini del liceo. Due anni interi interi per iscriversi all’Ordine dei Giornalisti e alla fine un pugno di mosche in mano. Non un contratto, non un lavoro, nessuna certezza per nessun futuro. Nel frattempo continua a lavorare in un call center a 7 euro all’ora, uno stipendio decente che però le consente solamente di mantenersi nella Capitale e non certo di fare progetti. “La mia formazione a quel punto era completa – ci spiega Anna con il suo piglio determinato – non mi andava proprio di ricominciare da zero con altre collaborazioni sottopagate”. Stavolta il trolley non basta. Servono un paio di valigioni pieni fino a scoppiare. Rotta verso Sud, si torna in Calabria. “Reggio mi piaceva, quando sono tornata ero felice, ho passato giornate intere affacciata al balcone a guardare il mare, mi era mancato troppo”. Ma dopo un paio di mesi dal rientro Anna si rende conto che l’unica cosa che le era mancata era il mare. E’ vero che non c’è più l’affitto da pagare, ma i lavori che offre il contesto economico cittadino non sono un granché. “Il problema principale sono le conoscenze. In questa città si va avanti per raccomandazioni. Per me che sono stata fuori cosi tanto tempo non è facile inserirmi in un contesto lavorativo”. Le solite cose insomma, le raccomandazioni. “Forse se avessi fatto la carina con qualche redattore oggi avrei un lavoro decente”. Non scende a compromessi ma il sogno di un contratto stabile è ancora lontano. “A diciotto anni il contratto a tempo indeterminato mi sembrava una sorta di prigione, oggi sarebbe motivo di stabilità e sicurezza. Ho trent’anni ormai e vorrei costruirmi qualcosa di più certo non solo per il futuro ma anche per il presente”. La pensione è un miraggio. Le opportunità non sono tante. I suoi studi e le sue molteplici esperienze non sono molto spendibili nella realtà reggina. Ma lei non intende mollare. “Insisterò fino a quando troverò un lavoro che valorizzi le mie caratteristiche, la cosa più brutta che può capitarti nella vita è fare un lavoro che non ti piace. Eppure vedo sempre più spesso attorno a me che la gente deve adattarsi. Se fossi di fronte ad una scelta di sopravvivenza sicuramente mi adatterei a tutto ma fino a quando ne avrò la possibilità cercherò di trovare la mia strada”.</p>
<p>Disoccupazione e precarietà, precarietà e disoccupazione. Due condizioni non troppo distanti che segnano inesorabilmente il contesto economico nel quale tentano di operare i giovani del sud. Una sfida difficile. Una strada in salita accidentata sempre più dagli ostacoli messi in piedi dalla crisi economica negli ultimi anni. Paolo e Anna sono due ragazzi che ci provano. Ci provano come a provarci sono centinaia, migliaia di giovani in Calabria che ogni giorno scelgono di non rassegnarsi. Ma emergere non è facile quando ti sembra di camminare nelle sabbie mobili. L’Italia non è un Paese per giovani, dicevamo, il Sud lo è ancora meno. C’è chi parte, chi scappa lontano. E c’è chi ritorna. Ma il giro di giostra non cambia di tanto. La crisi ha aggravato la situazione e per tanti ragazzi il futuro ha ben poco da dire. Le vie d’uscita però non sono oggetti misteriosi da mettere in bocca a qualche oracolo. I problemi sono tanti è vero, ma non è difficile individuarli. Ma a chi vorrebbe obiettare che la crisi nega le risorse allo sviluppo è facile rispondere che questa terra spende troppo e spende anche molto male. C&#8217;è, forse, da riflettere?</p>
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		<title>IN CULO ALLA CRISI, LA POLITICA VA IN FERIE ALLE MALDIVE</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:22:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="crisi" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2012/01/20120104-103050.jpg" alt="" width="240" height="210" />La crisi c’è, ma non per tutti. Per una ristretta cerchia di persone il lusso non é un optional. Certo, non é neanche un reato, ma è abbastanza singolare che le stesse persone che pretendono di parlare della crisi, e addirittura distribuiscono ricette per uscire da questa grave situazione, hanno passato le vacanze di natale alle Maldive. Rutelli, Casini, Schifani, Stefania Craxi, come riferisce “Affari Italiani”, hanno alloggiato in ville da 2550 ai 5000 dollari a notte. Cifre spaventose per noi comuni mortali. La cronaca degli ultimi mesi, ci dice che dei poveracci si sono uccisi per molto meno. Alla luce di queste lussuose vacanze, quando un Casini, o un Rutelli vengono a parlarci della crisi e della necessità di fare sacrifici, risultano poco credibili. E buona regola parlare di ciò che si conosce. La classe politica, privilegiata e arroccata in difesa dei suoi privilegi, non conosce la crisi, non la vive anzi, scappa lontano da essa volando fino alle Maldive. Non stiamo qui a giudicare l’uso (lo sperpero) che una persona fa del suo denaro ma nessuno di questi signori pretenda di darci lezioni sulla crisi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/stefanoperri.wordpress.com/1030/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/stefanoperri.wordpress.com/1030/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1030&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>VENGONO DALLA RUSSIA LE GAMBE PIU&#8217; LUNGHE DEL MONDO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 10:35:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="gambe" src="http://www.blitzquotidiano.it/wp/wp/wp-content/uploads/2009/10/record-6.jpg" alt="" width="450" height="288" />All&#8217;inizio del decennio, il record delle gambe più lunghe apparteneva alla supermodella tedesca Nadja Auerman, con 1,14 m, ma chiaramente esistevano molte ragazze “in gamba” anche fuori dal mondo della moda. Lisa Hall di Maldon, Essex, UK, si fece avanti nel gennaio 2001 con il suo 1,24 m di gambe, insufficienti però a battere la connazionale Sam Stacey of Stainforth, Doncaster, UK. Le sue gambe di 126,36 cm appaiono nell&#8217;edizione del 2002 di Guinness World Records. La primatista attuale, Svetlana Pankratova, si fece notare solo nel 2003.. Le gambe affusolate di Svetlana, di origine russa, hanno fatto segnare la misura di 132 cm a Torremolinos, Spagna, dove ora vive, l&#8217;8 luglio 2003. Agente immobiliare a Marbella, Spagna, da quando è primatista mondiale Svetlana è diventata sempre più conosciuta e nel 2009 ha compiuto un tour internazionale, mostrando le sue lunghissime gambe a giornalisti di tutto il mondo. Il suo dono eccezionale ha anche qualche inconveniente: capi d&#8217;abbigliamento su misura, porte troppo basse, spazio insufficiente in auto e in aereo. Ma è un piccolo prezzo da pagare per un record di tale levatura.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/stefanoperri.wordpress.com/1024/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/stefanoperri.wordpress.com/1024/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1024&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>GIANT GEORGE: ECCO IL CANE PIU&#8217; GRANDE DEL MONDO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 10:24:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da oggi lo scettro di cane più alto del mondo è passato ad un altro alano conosciuto ormai in tutto il mondo con il nome di Giant George. L&#8217;Alano dal mantello blu è alto 2 metri e 20 centimetri dal naso alla coda e ben 109.2 centimetri a quattro zampe; George pesa 111 kg e mangia la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1017&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="cane" src="http://stefanoperri.files.wordpress.com/2012/01/giantgeorge2.jpg?w=300&#038;h=208" alt="" width="300" height="208" />Da oggi lo scettro di cane più alto del mondo è passato ad un altro alano conosciuto ormai in tutto il mondo con il nome di Giant George.</p>
<p>L&#8217;Alano dal mantello blu è alto 2 metri e 20 centimetri dal naso alla coda e ben 109.2 centimetri a quattro zampe; George pesa 111 kg e mangia la bellezza di 50 chili di cibo al mese.</p>
<p>L&#8217;enorme cane vive a Tucson in Arizona con il suo padrone David Nasser che lo tratta come un cucciolo anche se in realtà è molto più grande di lui. George è nato 4 anni fa e da allora non ha mai smesso di crescere.</p>
<p>Un cane della sua grandezza ha bisogno di un un letto tutto per sè ed è in grado di sedersi sulle sedie come gli esseri umani.</p>
<p>Il record è stato registrato il 15 febbraio scorso da un commissario del Guinness World Records, che ha anche affermato: &#8220;Questo record ci ha spinto alla ricerca di nuovi record nel mondo animale, quindi se avete un cane cercate tra i vari record, potreste essere padroni di un animale speciale!&#8221;</p>
<p><img class="aligncenter" title="CANE" src="http://stefanoperri.files.wordpress.com/2012/01/giantgeorgeconchistinenasser.jpg?w=466&#038;h=466" alt="" width="466" height="466" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/stefanoperri.wordpress.com/1017/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/stefanoperri.wordpress.com/1017/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1017&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LA TRAGEDIA DEI SENZALAVORO: IN ITALIA SI SUICIDA UN DISOCCUPATO AL GIORNO</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanoperri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trecentocinquantasette morti, uno al giorno. Una strage. E&#8217; enorme il numero coloro che non hanno resistito alla frustrazione, alla disperazione e alla difficoltà di tirare avanti, giorno dopo giorno, senza uno straccio di lavoro. Sono i suicidi della crisi, coloro che si sono tolti la vita anche perché disoccupati. E&#8217; la cifra eclatante e drammatica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1010&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="disoccupato" src="http://www.bloq.it/wp/wp-content/uploads/2011/11/disoccupato.jpg" alt="" width="234" height="175" />Trecentocinquantasette morti, uno al giorno. Una strage. E&#8217; enorme il numero coloro che non hanno resistito alla frustrazione, alla disperazione e alla difficoltà di tirare avanti, giorno dopo giorno, senza uno straccio di lavoro. Sono i suicidi della crisi, coloro che si sono tolti la vita anche perché disoccupati. E&#8217; la cifra eclatante e drammatica resa nota da Eures, il centro studi economici e sociali, e riguarda il 2009.</p>
<p><strong>Secondo Eures in quell&#8217;anno, in Italia si sono tolte la vita 2.986 persone</strong>, il 5,6 per cento in più dell&#8217;anno precedente. E con il loro numero, cresce anche l&#8217;interdipendenza con la crisi: i suicidi compiuti da disoccupati, nello stesso anno, sono stati 357, praticamente uno al giorno, il 37,3 per cento in più rispetto ai 260 del 2008, mentre i suicidi per ragioni economiche hanno raggiunto sempre due anni fa il valore più alto dell&#8217;ultimo decennio: 198 casi, il 32 per cento in più rispetto al 2008 e il 67,8 per cento rispetto al 2007. Sono alcuni dei dati contenuti nell&#8217;ultimo report sul fenomeno curato dall&#8217;Eures.</p>
<div>
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</div>
<p><strong>L&#8217;incremento assoluto del numero dei suicidi</strong>, in controtendenza rispetto al biennio precedente, investe sia le donne (+1,6 per cento) sia gli uomini (+5,6 per cento), ma l&#8217;incidenza della componente maschile (78,5 per cento) raggiunge nel 2009 il valore più alto mai registrato negli ultimi decenni.</p>
<p><strong>A preoccupare di più i ricercatori </strong>dell&#8217;istituto di ricerche economiche e sociali è proprio il crescente rilievo della &#8220;matrice&#8221; economica: 272 dei disoccupati suicidi nel 2009, cioè tre su 4, erano soggetti espulsi dal mercato del lavoro. E in ogni caso il lavoro &#8220;anche in termini relativi costituisce un vero e proprio discrimine nella lettura del fenomeno&#8221;: nel 2009 si sono registrati ben 18,4 suicidi ogni 100mila disoccupati contro 4,1 tra gli occupati.</p>
<p><strong>I suicidi per motivi economici </strong>arrivano a rappresentare nel 2009 il 10,3 per cento del fenomeno &#8220;spiegato&#8221; (non considerando cioè i casi di cui non si e&#8217; stabilita una motivazione) a fronte di appena il 2,9 per cento rilevato per il 2000: il suicidio per ragioni economiche rappresenta un fenomeno quasi esclusivamente maschile (95 per cento dei casi nel 2009) &#8220;a conferma di come questo si leghi alla acquisizione/perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/stefanoperri.wordpress.com/1010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/stefanoperri.wordpress.com/1010/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=1010&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>TRENITALIA TAGLIA I TRENI. ALITALIA TAGLIA I VOLI. E SE QUALCUNO VOLESSE SCAPPARE?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 14:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanoperri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Perri - La notizia in effetti lascia un po’ interdetti. Trenitalia taglia i treni a lunga percorrenza da e verso il Sud. Le Regioni coinvolte sono Campania, Puglia, ma soprattutto Sicilia e Calabria. Da oggi il viaggiatore, impavido, che volesse affrontare il cammino ferrato verso il ricco nord dovrà necessariamente fare scalo nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=982&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><strong><strong><img class="alignright" src="http://www.ilsussidiario.net/img/IMAGOECONOMICA/Alitalia_TrenitaliaR375.jpg" alt="" width="263" height="179" />di Stefano Perri</strong> </strong>- La notizia in effetti lascia un po’ interdetti. Trenitalia taglia i treni a lunga percorrenza da e verso il Sud. Le Regioni coinvolte sono Campania, Puglia, ma soprattutto Sicilia e Calabria. Da oggi il viaggiatore, impavido, che volesse affrontare il cammino ferrato verso il ricco nord dovrà necessariamente fare scalo nella Capitale. Una beffa che lascia in bocca un retrogusto amaro.</div>
</div>
<p>Nelle ultime ore giungono dichiarazioni di sconcerto da parte delle massime autorità regionali. Ma nei fatti, poiché Trenitalia è ormai un vettore totalmente privato, vende il servizio alle Regioni e dunque non risponde dei tagli che sono diretta conseguenza della crisi.</p>
<p>Da Roma parlano di investimenti sull’alta velocità, di razionalizzazione delle corse, di miglioramento dei servizi. Ma l’impressione netta è che si voglia disincentivare l’utilizzo del treno.</p>
<p>Si direbbe forse che quanto a prezzi e tempi di percorrenza è ormai più conveniente, per noi abitanti del profondo sud, utilizzare mezzi di trasporto più moderni ed efficienti, come può essere appunto quella macchina volante che in tanti ormai chiamano aeroplano.</p>
<p>Eh no. Anche qui le prospettive non sono certo rosee. Sono 52 i voli tagliati relativi al periodo natalizio dalla compagnia di bandiera (ma di quale bandiera?) Alitalia da e per l’Aeroporto dello Stretto Tito Minniti sito in Reggio Calabria, il secondo della Regione, l’unico in grado di offrire una chance di decollo anche agli inquilini dell’altra sponda dello Stretto e soprattutto una piattaforma di sviluppo socio-economico nonché turistico che rimane, da sempre, un’eterna promessa. Anche qui urla di protesta e di allarme che giungono alla spicciolata, ma nulla di nuovo sotto il cielo.</p>
<p>Dunque la cara vecchia automobile? Lasciamo stare. C’è poco da aggiungere sugli eterni lavori sulle due massime direttrici Calabresi. La A3 sul versante Tirrenico è ormai lo scenario preferito per le barzellette dei comici più in auge. La 106 Jonica, e qui da ridere c’è davvero poco, miete vittime su vittime, mentre i suoi cantieri sono stati per anni foraggio principale per alcune tra le più potenti cosche di ndrangheta al mondo.</p>
<p>E poi ancora se dal gommato ci spostassimo alle tanto conclamate autostrade del mare, ci accorgeremmo ancora un volta dell’atavica arretratezza in terra calabra. Sul territorio sono 15 le infrastrutture portuali catalogate, solo il 2,86% del totale nazionale. In concreto un totale di 5.300 posti barca, sono 6,3 per ogni chilometro di costa, a fronte di una media nazionale di 20 per chilometro di costa. Terribile per una Regione situata nell’esatto centro geografico del Mediterraneo che dovrebbe fare del mare la sua ricchezza primaria.</p>
<p>I trasporti in Calabria. Un disastro biblico. Cosi biblico che se anche ci fosse qualcuno che, disgustato ed avvilito da ciò che lo circonda, per un attimo si facesse vincere dal pessimismo della ragione, decidendo, una volta per tutte di andare via da qui, troverebbe serie difficoltà anche a scappare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/stefanoperri.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/stefanoperri.wordpress.com/982/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=982&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Reggio: tutti insieme per l&#8217;Aeroporto. Raffa: &#8220;Rilancio e razionalizzazione&#8221;. Scopelliti: &#8220;Da oggi i fondi solo se c&#8217;è un piano strategico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 13:48:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Perri (foto M.Costantino) da www.strill.it &#8211; Questa volta si fa sul serio. E’ questo il messaggio lanciato dalle istituzioni riunite attorno al consiglio provinciale  straordinario convocato presso i locali dell’Aeroporto Tito Minniti. La provincia, ma anche la Regione, dimostrano di avere le idee chiare, ed una volta per tutte fanno pesare la loro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=980&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.strill.it/images/foto/aeroportoassemblea.jpg" alt="aeroportoassemblea" width="258" height="187" />di Stefano Perri</strong> (foto M.Costantino) da <a href="http://www.strill.it">www.strill.it</a> &#8211; Questa volta si fa sul serio. E’ questo il messaggio lanciato dalle istituzioni riunite attorno al consiglio provinciale  straordinario convocato presso i locali dell’Aeroporto Tito Minniti.</p>
<p>La provincia, ma anche la Regione, dimostrano di avere le idee chiare, ed una volta per tutte fanno pesare la loro forza contrattuale per chiedere fatti, e non più parole. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il taglio dei dei 52 voli da parte di Alitalia nel periodo delle festività natalizie. Come avevamo denunciato giorni fa, con il taglio dei voli insieme al taglio dei treni a lunga percorrenza da parte di Trenitalia, si determina l’isolamento della Calabria e di Reggio in particolare.</p>
<p>A fare quadrato attorno al Tito Minniti  questa mattina c’erano proprio tutti, visti in poche occasioni cosi decisi e compatti verso un comune obiettivo. Dal presidente <strong>Eroi</strong> a <strong>Raffa</strong>, da <strong>Scopelliti</strong> ad <strong>Arena</strong>, il Deputato <strong>Aurelio Misiti</strong> e il Senatore <strong>Luigi De Sena</strong>, e poi assessori e consiglieri regionali (<strong>Sarra, Caridi, Imbalzano, Da Gaetano, Battaglia, Bova, Nucera</strong>), la Giunta provinciale al completo con in testa l&#8217;Assessore <strong>Lambarti Castronuovo </strong>e tanti consiglieri comunali reggini, di centrodestra e centrosinistra, i sindaci dei comuni della provincia (<strong>Bagaladi, Rosarno, Grotteria, Africo, San Lorenzo, Caulonia, Gerace</strong>, solo per citarne alcuni), rappresentanti della Camera di Commercio, autorità delle forze dell’ordine, imprenditori, Associazioni e Sindacati.</p>
<div>Reggio, e la Calabria verrebbe da dire, ampiamente rappresentate a livello politico e istituzionale. E l’impressione è quella che sta volta non si tratta di una presenza per cosi dire di testimonianza, ma di una volontà precisa di procedere insieme.<span id="more-980"></span></div>
<p>E quello dell’obiettivo istituzionale comune è il motivo di fondo con il quale esordisce il Presidente <strong>Giuseppe Raffa</strong> in testa al Consiglio Provinciale. “Abbiamo individuato una serie di criticità che rappresentano degli ostacoli per lo sviluppo dell’aeroporto” dice Raffa. “Ma la difficoltà maggiore è sicuramente quella che si registra a livello istituzionali da parte della politica nel fare sistema attorno alla questione dell’Aeroporto”.</p>
<div>“In questi anni – continua il Presidente Raffa &#8211; abbiamo assistito a slogan fumosi e pochi fatti. Sappiamo di attirarci addosso delle antipatie da parte di qualcuno ma non ci importa. Pretendiamo risposte concrete e coerenti con le esigenze del territorio. Consigli provinciali aperti ne avremmo potuti fare tanti, al porto, alla stazione, sulla statale Jonica. Noi giriamo quotidianamente sul territorio e vediamo le tante difficoltà che esso vive anche dal punto di vista trasportistico. Noi non siamo esenti da queste responsabilità ma adesso riteniamo che la misura sia colma”.</div>
<p>Spazio anche, nell’intervento introduttivo di Raffa, ad uno screening sulla situazione attuale dell’Aeroporto e sugli ultimi provvedimenti assunti dalla Provincia sul tema: “Si sta completando la pista – annuncia Raffa – l’obiettivo è quello di un rilancio della Sogas, l’ammodernamento dello scalo, la diminuzione delle spese attraverso l’internalizzazione di alcuni servizi e la trattativa con i sindacati per rivedere il costo del personale che incide per il 93% del totale delle spese. Noi vogliamo rivalutare il ruolo della Sogas e siamo contrari all’ipotesi di un&#8217;unica società di gestione  aeroportuale per tutta la Calabria.  Dobbiamo sicuramente togliere il monopolio di Alitalia che condiziona le ipotesi di sviluppo dell’aeroporto”.</p>
<p>Obiettivi importanti quelli enunciati da Raffa, ai quali fa eco nel suo intervento il Governatore <strong>Giuseppe Scopelliti</strong>, che ci ha tenuto a sottolineare l’importanza di ottenere dei risultati attraverso la gestione  da parte della Sogas. “Dobbiamo capire con onestà  - ha esordito Scopelliti &#8211; cosa abbiamo fatto noi in questi anni per l’aeroporto e chi aveva le responsabilità di farlo.  Sia a Lamezia che a Crotone in queste settimane si sono raggiunti importanti risultati. Dobbiamo capire cosa è la Sogas perché io ho difficoltà a capire qual è la mission di questa società. Un anno fa convocai tutti gli enti che fanno parte della Sogas e lanciai un allarme. In questi anni abbiamo inviato una serie di finanziamenti ma se togliamo Air malta, Blu panorama, e qualche altra compagnia che abbiamo portato noi, rimane solo il monopolio di Alitalia. La Sogas in questi anni non ha saputo attrarre nulla. Quando ero Sindaco abbiamo speso milioni di euro per ricapitalizzare la Sogas. Ma per avere cosa? Siamo l’aeroporto peggiore della Calabria – continua il Governatore &#8211;  eppure siamo il posto più bello del mondo”. E poi una richiesta precisa e puntuale: “Da oggi in poi la ricapitalizzazione solo dopo aver visto un piano strategico di sviluppo credibile. A Crotone sono stati capaci di rivoluzionare l’Aeroporto in un anno e mezzo. La Regione ha messo in bilancio 3 milioni per la charteristica, 5 milioni per attrarre i voli, abbiamo aperto un bando per iniziative come quella di Blu panorama. Oggi però siamo al limite massimo di sopportazione. Chi fa amministrazione deve anticipare certe cos,e non possiamo arrivare sempre quando le cose sono già morte a fare i funerali.  Il problema è la strategia. La politica è capacità di fare sintesi.”.</p>
<p>E poi entrando nel merito degli aspetti tecnici il Governatore Scopelliti ha individuato quello che secondo lui è il problema più importante da risolvere immediatamente.   “Bisogna convocare un tavolo per togliere i vincoli, con Enac e Enav, altrimenti i nuovi vettori  e i charter non possono arrivare. Ultimamente si erano avvicinate alcune compagnie, mi chiedo chi le ha fatte scappare. Nei prossimi giorni andremo a parlare con Sabelli di Alitalia ma dobbiamo sapere di cosa stiamo parlando. Abbiamo una serie di potenzialità inespresse, lo diciamo da 30 anni. Ma non possiamo sempre limitarci a dire che Alitalia e Trenitalia sono contro di noi. Dobbiamo mettere in campo un’azione forte, una spinta uguale e contraria”.</p>
<p>Larghissima la partecipazione delle istituzioni. Dopo gli interventi di apertura di Raffa e Scopelliti, chiedono la parola i consiglieri provinciali <strong>Francesco Cananzi</strong> (PdL), <strong>Vincenzo Loiero</strong> (Udc), <strong>Luigi Giugno</strong> (Polo di Centro), <strong>Giuseppe Morabito</strong> (PD) e l’ex Presidente <strong>Pietro Fuda</strong> uno dei soggetti maggiormente interessati avendo negli anni ricoperto il ruolo di Presidente della Sogas. Poi spazio all’intervento dell’Onorevole <strong>Aurelio Misiti</strong> e del Sindaco di Reggio <strong>Demi Arena</strong> che ha ribadito l’intenzione di portare il consiglio comunale sui binari per sottolineare anche la gravosa situazione del trasporto ferroviario e di denunciare Trenitialia per truffa in merito al contratto per il servizio tamburello.</p>
<p>Se una pecca c’è da registrare, è solo quella che la politica, le istituzioni, non hanno dato spazio e parola agli interventi del pubblico, delle Associazioni, dei Comitati e delle parti sociali presenti. Gli unici protagonisti nell’assemblea del Tito Minniti sono stati i politici. Tutti concordi che il primo passo per il rilancio definitivo dell’aeroporto è quello della rimozione dei vincoli che rendono inaccessibile lo scalo a tante compagnie aeree, soprattutto alle “low cost” che sono quelle che consentono un accesso maggiore ai cittadini in partenza e ai turisti in arrivo ma al tempo stesso anche quelle che hanno standard di sicurezza più alti proprio per il risparmio che fanno sui cosiddetti sovraccarichi.</p>
<p>Si ragiona anche sul collegamento marittimo che garantisce l’accesso all’aeroporto al bacino di utenti che provengono dalla provincia di Messina. “Bisogna ritornare al pontile e mettere da parte i bus di collegamento” è il rift che in tanti ripetono, sottolineando l’assenza di una strategia di sistema in questi anni.</p>
<p>Una discussione comunque ampia e approfondita, che per una volta è sembrata diversa dalle solite passerelle alle quali il vecchio Aeroporto Tito Minniti è ormai abituato. Serve una strategia di sistema che coinvolga tutte le istituzioni, dal Parlamento nazionale giù fino al più piccolo dei consigli comunali, ma che al tempo stesso dia modo a professionisti e manager di conseguire dei risultati in tempi certi. Serve un crono programma. “Sei mesi per risolvere i primi problemi” dice Scopelliti, “convochiamo un tavolo” rispondono gli altri in coro.</p>
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		<title>StrillTV (prove tecniche di trasmissione)</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 10:23:52 +0000</pubDate>
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		<title>SCUOLA: CARO LIBRO MA QUANTO MI COSTI?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 14:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanoperri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Perri - La scuola è iniziata. Il quadro è completo. Stamattina tutti gli studenti calabresi sono entrati regolarmente in classe. Tra le città calabresi mancavano all’appello le scuole di Crotone, rimaste chiuse per due giorni a causa della mancanza d’acqua in città nei giorni di lunedi e martedi. Ma stamattina dopo la vacanza supplementare, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=stefanoperri.wordpress.com&amp;blog=13838161&amp;post=969&amp;subd=stefanoperri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><img class="alignleft" src="http://www.strill.it/images/foto/libri.jpg" alt="libri" width="195" height="130" />di Stefano Perri </strong>- La scuola è iniziata. Il quadro è completo. Stamattina tutti gli studenti calabresi sono entrati regolarmente in classe. Tra le città calabresi mancavano all’appello le scuole di Crotone, rimaste chiuse per due giorni a causa della mancanza d’acqua in città nei giorni di lunedi e martedi. Ma stamattina dopo la vacanza supplementare,  anche nella città di Pitagora è suonata la fatidica campanella.</div>
<div>Anno nuovo, problemi vecchi, in alcuni casi aggravati. Nel mondo della scuola le questioni principali si ripropongono.  Fin dal primo giorno di scuola aleggiano già le polemiche per le cosiddette classi pollaio, dovute essenzialmente alla carenza di personale docente. Nonostante le decine di migliaia di assunzioni annunciate dal ministro Gelmini, è già in programma una manifestazione nazionale del mondo della scuola per il 7 ottobre prossimo.</div>
<div>A fianco al problema delle classi e a quello del personale si affianca, in tempi di crisi economica, anche quello sempre più pressante del costo dei libri di testo.</div>
<div>Migliaia di studenti calabresi avranno avuto in mano durante questi primi giorni di scuola la lista dei libri che serviranno per gli studi dell’anno scolastico appena iniziato. Nel giro di pochi giorni gli studenti dovranno averli acquistati tutti. Una spesa davvero ingente per le famiglie che ogni anno nel mese di settembre si trovano a fare i conti tra autori e case editrici rinnovate, vecchie e nuove edizioni tra le quali, quasi sempre, cambia solamente la copertina.</div>
<div>Per porre un freno a tutto questo ormai da diversi anni il Ministero ha posto dei limiti, delle soglie di spesa che costituiscono il tetto complessivo per il costo dei libri di testo di un singolo studente.<span id="more-969"></span></div>
<div>Ad esempio per le classi della scuola secondaria di primo grado (la vecchia scuola media per intenderci) il tetto del costo complessivo dei libri è di 290 Euro per la prima, di 115 Euro per la seconda e 130 Euro per la terza. In totale, seguendo gli indici di quest’anno, un bambino che affronti nei prossimi tre anni l’intero ciclo di studi della scuola di primo grado farà spendere alla sua famiglia un totale di 535 euro. Se poi in famiglia i figli sono due è facile calcolare che solo per la scuola media si superano i mille euro, e parliamo solo dei libri di testo, senza contare cancellerie e materiali.</div>
<div>Il discorso però si fa molto più serio quando si passa alla scuola secondaria di secondo grado (volgarmente chiamata secondo la vecchia denominazione scuola superiore). Qui gli indici di massima per il costo dei libri sono molto più elevati e si differenziano secondo il percorso di studi.</div>
<div><img class="alignright" src="http://www.strill.it/images/foto/libriscuola.jpg" alt="libriscuola" width="300" height="200" />Facciamo qualche esempio. Al classico il tetto di spesa è di ben 330 Euro per il primo anno, 190 Euro per il secondo, 376 Euro per il terzo, 310 Euro per il quarto e 320 Euro per il quinto anno. Per un totale complessivo di ben 1526 Euro. Allo scientifico siamo 315 Euro per il primo anno, 220 Euro per il secondo, 315 Euro per il terzo, 284 Euro per il quarto e 305 per il quinto. Totale complessivo: 1439 Euro. Ammettendo che in una famiglia ci siano due figli in età scolare e decidano di iscriversi uno al Liceo Classico e uno allo Scientifico la spesa complessiva sarebbe di quasi 3000 euro nei 5 anni, con una media di 600 euro all’anno. Mica bruscolini. E ripetiamo, tutto questo solo per i libri di testo! Stessa cosa dicasi per gli Istituti Tecnici. Qui la spesa si aggira attorno ai 1300 Euro complessivi nei cinque anni. Non molto inferiore quindi a quella dei licei.</div>
<div>Una spesa già molto ingente, per altro aumentata da quest’anno anche dalla decisione del Ministro Gelmini di innalzare i tetti di spesa in percentuale variabile tra l&#8217;1,4 e il 3,8% a seconda della scuola. Un dato che fa riflettere visto che il Ministero ha dichiarato di voler diminuire il tetto di spesa, nei prossimi tre anni, del 30%. Se a questo aggiungiamo che molto spesso i Consigli di Classe, organi deputati alla scelta dei libri di testo, preferiscono sforare la soglia di spesa pur di offrire agli studenti un’offerta formativa a loro dire più completa, raggiungiamo numeri da capogiro.</div>
<div>Alle spese fin qui citate vanno inoltre aggiunti i materiali di cancelleria (penne, quaderni, diario, materiale da disegno) che negli ultimi anni, con le più svariate griffe dei cartoni animati, hanno raggiunto prezzi esorbitanti.</div>
<div>Il Codacons  ha calcolato un aumento medio di spesa per famiglia di circa l&#8217;8% in più rispetto al 2010. Una cifra più contenuta invece è stata calcolata da l&#8217;Osservatorio nazionale di Federconsumatori secondo cui  l&#8217;aumento dei libri di testo si attesta mediamente  al 3% in più rispetto all&#8217;anno scorso con una spesa di 481 euro (libri + dizionari) invece di 468 euro del 2010.</div>
<div>Cifre in ogni caso spropositate, considerando che la cultura, in quanto base della società, dovrebbe essere un bene comune gratuito e accessibile a tutti. Alla luce di tutto questo non è difficile spiegarsi le percentuali di dispersione scolastica in continuo aumento e la difficoltà per i ragazzi nel frequentare i corsi di studio soprattutto nei territori socialmente ed economicamente più disagiati. Sarebbe forse più opportuno adottare una serie di provvedimenti per evitare che le condizioni economiche incidano in maniera cosi pesante sulla formazione dei più giovani e quindi di conseguenza sul loro futuro.</div>
<div>Ad esempio potrebbe essere previsto un incentivo all&#8217;editoria elettronica, o la possibilità di rendere disponibili in rete gli aggiornamenti per le nuove edizioni, senza obbligare l&#8217;alunno ad acquistare necessariamente un testo nuovo. Altra soluzione sarebbe quella di ampliare i prestiti dei testi da parte delle scuole, specialmente per gli alunni meno abbienti. Ed ultima, ma non per importanza, la disposizione di una serie di controlli sulle cosiddette &#8220;nuove edizioni&#8221;, che spesso non apportano modifiche sostanziali, ma funzionali solo a far acquistare agli alunni i testi nuovi. In questo modo tra l&#8217;altro si favorirebbe la nascita e lo sviluppo dei cosiddetti mercatini del libro usato, un ottimo modo di risparmiare per i nuovi studenti e per quelli vecchi di rientrare parzialmente dalle spese sostenute.</div>
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