DUECENTOMILA NO ALLA LEGGE BAVAGLIO

ROMA – 200mila “no” alla Legge Bavaglio. A diciotto giorni dalla pubblicazione, l’appello “Libertà è partecipazione informata” continua a raccogliere adesioni. E la protesta nata sul web ha già dato vita a manifestazioni, dibattiti e discussioni. Coinvolgendo associazioni, sindacati, editori, giornalisti, partiti e tanti cittadini. Per il comitato promotore dell’appello “è tempo di passare dal clic all’azione”. Banchetti. Speaker’s corner. Volantini. Seminari. “Qualsiasi cosa per far sentire al Parlamento e a Napolitano che non ne possiamo più”.
Il cambiamento di regime. Online la discussione si riavvia ad ogni notizia, ad ogni dichiarazione. E l’attenzione verso l’iter del decreto Alfano non accenna a diminuire. In molti fanno proprie le parole di Stefano Rodotà al sit-in organizzato venerdì scorso in Piazza Montecitorio a Roma: “Dobbiamo renderci conto che quello che sta accadendo è un cambiamento di regime”. Un iscritto alla pagina Facebook di “Libertà è partecipazione informata” scrive: “Senza libertà d’informazione precipitiamo in un regime. Per tutelare la privacy basta punire gli abusi. Non vogliamo gossip, ma sapere chi truffa, chi è corrotto”.
Dal clic all’azione. Il calendario delle manifestazioni dei prossimi giorni si arricchisce di nuove iniziative. Epicentri della protesta Roma e Bologna. A Roma: martedì 25 maggio sit in del Popolo Viola al Senato della Repubblica e, nel pomeriggio, “In piazza per i beni pubblici”, una manifestazione con Nichi Vendola, Rosy Bindi e David Sassoli. Giovedì 27 maggio, nuovamente protagonista il Popolo Viola, con un sit-in alla Camera dei Deputati. A Bologna: martedì 25 maggio “sfilata costituzionale” con lettura pubblica di alcuni articoli della Costituzione. E poi, sabato 29, una manifestazione – “Per la libertà d’informazione e le libertà costituzionali” – in piazza XX settembre.
Verso il 19 giugno. Quelle di questi giorni sono micro-iniziative per preparare “una grande manifestazione nazionale in difesa del diritto di stampa e di espressione”. E’ l’annuncio del Popolo Viola. Appuntamento il 19 giugno a Roma per “protestare contro il ddl intercettazioni e contro la cricca che vorrebbe bloccarle per garantirsi l’impunità”.
Sul web. Appelli. Lettere. Documenti. Sono migliaia i cittadini che partecipano alla mobilitazione digitale contro il decreto Alfano. Si parte dalla lettera di Valigia Blu ai direttori delle testate giornalistiche italiane: “Vi chiediamo di fare fronte comune contro il ddl Alfano sulle intercettazioni. Invitiamo tutti coloro che dirigono un giornale a difendere e ad assicurare ai cittadini il diritto di essere informati. Vogliamo conoscere e capire ogni vicenda di rilievo pubblico relativa a chi ricopre cariche istituzionali”. Per arrivare al messaggio diretto da blogger e webmaster a Silvio Berlusconi: “Gentile Presidente del Consiglio dei Ministri, questo sito internet dichiara sin da adesso che in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni”.
Il giuramento di Articolo 21. Un “giuramento di Ippocrate” per chi si occupa di informazione. E’ l’iniziativa dell’associazione Articolo 21. Tra le solenni promesse suggerite: “Giuro che utilizzerò tutti gli strumenti possibili per disattivare questa norma ingiusta ed incivile si propone non solo di colpire giornalisti ed editori ma di oscurare l’opinione pubblica e di rendere impuniti corrotti e corruttori”.

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