CENTRALE A CARBONE DI SALINE JONICHE: SABATO LA MANIFESTAZIONE DEL FRONTE DEL NO

centraleacarboneSabato 6 novembre alle ore 10, a Saline, presso l’area antistante la palestra sita al bivio nord, tutti i cittadini, le associazioni, i sindaci e i rappresentanti delle istituzioni MANIFESTERANNO contro la costruzione della centrale a carbone che si dovrebbe costruire nell’area dove ora insiste la ex Liquichimica.

Si tratta di una protesta molto forte volta far sentire la propria voce a chi da Roma decide senza sentire il popolo e soprattutto ANDANDO CONTRO LEGGE dal momento che il piano energetico Regionale vieta l’uso del carbone quale combustibile.

I cittadini NON CI STANNO  e per questo scenderanno in piazza per dire NO
Un NO alle ingiustizie e alla violenza della volontà cittadina e di chi vive il territorio.

Ai politici si chiede chiarezza.

Ancora una volta si sta tentando di perpetrare l’ennesima beffa nei confronti delle popolazioni della nostra terra e del nostro territorio: LA REALIZZAZIONE DI UNA MEGA CENTRALE A CARBONE NEL SITO DELLA EX LIQUICHIMICA di SALINE JONICHE.
In questi mesi si è assistito, più o meno indifferenti, ai vari balletti che venivano effettuati nelle sedi istituzionali preposte a dare il via alla realizzazione dell’impianto, certamente portatore di grandi disagi che andranno ad incidere, nel caso malaugurato di realizzazione, sulla qualità della vita ed anche della morte di noi tutti e delle popolazioni del nostro territorio e non solo.
Il Governo centrale non ha una posizione chiara, i vari Ministeri competenti hanno posizioni differenziate e tra loro contrapposte.
La regione Calabria, ha già espresso il proprio no al carbone, sarebbe il caso che venga ribadito ulteriormente la propria volontà di chiusura completa alla realizzazione di tale impianto.
La Provincia di Reggio Calabria ha manifestato un orientamento di intenti che non da spazio alla realizzazione della centrale; sarebbe opportuno che producesse atti istituzionali.
Il comune di Reggio Calabria e per essa la Città Metropolitana ha manifestato sia in precedenza con l’ex sindaco Scopelliti, sia adesso con il sindaco Raffa, la completa determinazione a opporsi alla sua realizzazione, anche qui sarebbero necessari atti istituzionali.
Il comune di Montebello Ionico, con la vecchia Amministrazione in cui era sindaco l’avv. Nisi, si è fermamente opposto alla centrale a carbone, attivando tutte le iniziative del caso e di sua competenza, per impedire che l’iniziativa della Sei andasse avanti; la nuova Amministrazione, a parte la posizione chiara di qualche assessore di NO al carbone, assume un atteggiamento possibilista che da adito a tanti dubbi ed interpretazioni. E’ vero che in più di un consiglio comunale della nuova Amministrazione si è ribadito il no alla centrale, ma è anche vero che la nomina di una commissione di esperti che dovrebbe illuminarci sulla bontà o meno dell’impianto non è in coerenza alle decisioni prese.
Caso mai ci sia una commissione di esperti che studi l’aspetto scientifico per ribadire il no senza se e senza ma.
Cittadini, è necessaria una presa di coscienza generalizzata sul problema che incombe, come la spada di Damocle, sopra le nostre teste.
NON ASPETTIAMO ANCHE QUESTA VOLTA CHE ALTRI DECIDANO LE NOSTRE SORTI E LE SORTI DELLE GENERAZIONI FUTURE DELLA NOSTRA TERRA.
Cosa fare?
Costituiamo il fronte del NO AL CARBONE
A questo fronte sono invitati ad aderire: tutti i Cittadini e le Associazioni di Montebello Ionico e dei Comuni limitrofi nessuna esclusa, i Cittadini e le Associazioni della Provincia di Reggio Calabria e della Regione Calabria. Tutte le Istituzioni ai vari livelli, Comunali, Provinciali e Regionali.
Il FRONTE DEL NO non ha nessuna colorazione politica, l’unica maglietta che indosserà sarà quella dell’interesse e della salute di tutta la popolazione comunale, provinciale e regionale. Nessuno potrà pensare di strumentalizzarci per scopi diversi da quelli manifestati.

 

2 Risposte

  1. Non per Polemica ma per capire e anche perchè me lo sono sempre chiesto: ( Un nò, anni fà ha bloccato lavori per la liquichimica; un nò per il ponte; un nò per la creazione di una importante area addetta allo smaltimento dei rifiuti differenziati; il nò per la centrale alla diga del menta, oggi un nò per una delle più moderne centrali a carbone che inquina meno del traffico veicolare che è sulla SS. 106; Un No di tanti industriali del Nord nell’investire nelle aree reggine ) Secondo Voi: Come dovrebbe nascere la via delle industrie e quindi dei posti di lavoro per i reggini …??? Secondo me Signor PERRI, i troppi NO bloccano indiscutibilmente la crescita del paese nel settore dell’impiego facendo sì, che la maggior parte dei giovani reggini abbandonino le loro case per andare a fare l’operaio al nord Italia, sicuramente in strutture fatiscenti rispetto a quelle che dovrebbero nascere ora….!!!! L’impiego delle forze politiche, dovrebbero essere quello nel vigilare, che in tali strutture, si rispetti le normative di sicurezza e qualsiasi altre normative che, a tal riguardo vengono investite….!!! A Tal proposito, colgo l’occasione di suggerirvi un eventuale nota degna di rilievo: La bonifica dell’area di Lazzaro dalla discarica chimica e di tutta la costa reggina….!!! La vera spada di damocle che è tutt’ora attiva….!!!! Si ringrazia….!!!

    • La calabria produce gia’ molta piu’ energia di quanta ne consumi. Una centrale a Saline servirebbe solo per spedire l’energia cosi’ prodotta alle aree industriali del nord. Il che peraltro comporterebbe uno spreco e una diseconomia che si descrive da sola. Quanto al decollo industriale del sud e della Calabria in particolare, c’e’ ancora qualcuno al mondo che crede ancora alla possibilita’ di creare industria nelle areee arretrate del nord del mondo quando e’ risaputo che la stessa sta delocalizzando a velocita’ drammatica verso i paesi a costo del lavoro che e’ una frazione del nostro? Come potrebbero mai i lavoratori calabresi competere con i cinesi che lavorano per un salario di un dollaro al giorno? caro amico, e’ gia’ tanto se qualcosa del nostro sistema produttivo rimarra’ in Padania, credimi.Al sud dobbiamo inventarci altro. Il guaio e’ che non so cosa. E nessuno lo sa. Forsee siamo destinati alla marginalita’ produttiva in eterno. O forse a fare da indotto a rischio: in parole povere a fare da pattumiera e da sede di produzioni rischiose (come appunto il carboelettrico) per i distretti produttivi residui del nord.

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