VIAGGIO NEL MONDO UNIVERSITARIO: LA CULTURA COME STRUMENTO DI EMANCIPAZIONE E LEGALITA’

universitamessinadi Stefano Perri – Da giorni gli atenei vivono una situazione di difficoltà dovuta al fatto che molti dei ricercatori che nei fatti hanno contribuito fin ad ora al normale scorrere delle attività accademiche (lezioni ed esami compresi)  hanno smesso di svolgere attività in forma gratuita e non retribuita,  praticamente dall’inizio di ottobre.  Una situazione simile si registra anche tra gli studenti, che solidarizzando con i ricercatori e portando loro stessi una serie di istanze e di richieste, stanno organizzando da giorni iniziative e assemblee per focalizzare l’attenzione sulla politica di gestione del sistema universitario.
In territori difficili come quelli sui quali insistono gli atenei di Messina, Reggio e Cosenza, l’università rappresenta un avamposto di sviluppo e di emancipazione per tanti giovani che ad oggi si vedono privati di un futuro stabile a causa delle scelte scellerate gestite dalle precedenti generazioni. Discutere di Università in Calabria e nell’area dello Stretto significa dunque discutere di sviluppo, di economia e in un certo senso anche di democrazia.
Fin dai tempi del meridionalismo classico il mondo della cultura viene infatti indicato come uno dei mezzi per eliminare il gap socioeconomico che divide la penisola italiana a metà.
Non è ormai un mistero che lo sviluppo delle opportunità formative per i giovani del sud rappresenta una carta vincente nel percorso di modernizzazione del paese nonché un opportunità di emancipazione individuale e collettiva.
E’ facile individuare nell’emigrazione dei giovani una piaga che contribuisce ad affondare sempre di più l’economia meridionale oltre che una spaccatura che allontana inesorabilmente tutte le regioni del sud dalla possibilità di rilanciarsi sul piano economico.
Esiste un altro aspetto centrale per il quale la cultura gioca un ruolo essenziale. In un momento storico nel quale 4 regioni italiane possono tranquillamente sentirsi ostaggio dell’economia criminale, i percorsi formativi di qualità, e tra essi dunque l’università, rappresentano un’alternativa importante per riscattare le popolazioni dal bisogno e quindi dal giogo mafioso.
Quanti giovani in assenza di alternative tendono ad affidarsi alle chimere dei guadagni facili di un modello sociale distorto dove qualche piccolo “lavoretto” per la persona “giusta” può rappresentare un’occasione di svolta economica e di scalata sociale. Ciò avviene il più delle volte perche le “istituzioni” mafiose sono spesso più credibili di quelle statali, più sicure, più attente ai bisogni del singolo e di certo più redditizie. Dunque rafforzare il sistema universitario al sud in particolare significa offrire un’alternativa più forte, credibile e dignitosa, con l’obiettivo di creare e salvaguardare un modello di emancipazione legale che sappia creare emulazione e quindi la diffusione della cultura dell’onestà e della legalità.
Purtroppo le cose non vanno sempre cosi. Negli ultimi tempi l’università italiana sembra attraversata da una serie di scossoni che ad oggi lasciano molti dubbi nel corpo accademico ed in particolare in quello studentesco, protagonista negli ultimi anni ed anche in questo autunno di una serie diffusa di proteste e dimostrazioni che sono servite a focalizzare ancora una volta l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema. Negli atenei calabresi ed in quello di Messina, come nel resto d’Italia, non sono mancati da settembre a oggi le iniziative organizzate da studenti e ricercatori che si oppongono all’attuale modello universitario ed in particolare alle modifiche in via di approvazione con la riforma del Ministro Maria Stella Gelmini.
Per comprendere a pieno le ragioni degli universitari abbiamo intrapreso un viaggio tra gli atenei di Messina, Reggio e Cosenza, guardando gli studenti negli occhi, ascoltando le loro richieste, ponendoli di fronte alla necessità di proporre la loro alternativa, le loro proposte.
1 – CONTINUA…
universitcosenza

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