EGUAGLIANZA 2011: SI CONCLUDE IL CICLO DI SEMINARI DI ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI E LIBERA

mattiapreti1di Stefano Perri – Si conclude in Calabria il progetto Eguaglianza 2011, il viaggio della legalità e delle Istituzioni che ha percorso l’Italia per celebrare, attraverso i contenuti, il 150esimo anniversario dell’Unità. A Reggio Calabria, presso l’Aula Magna del Liceo Artistico Matti Preti l’incontro conclusivo dedicato agli studenti, l’ultimo di quest’anno per ciò che riguarda il percorso di iniziative organizzate da Libera e dall’Associazione Nazionale Magistrati diretto agli studenti di tutta Italia e che ha coinvolto anche tantissime scuole della Piana di Gioia Tauro e di Reggio.

Eguaglianza, unità, immigrazione, integrazione e diritti umani, ma soprattutto lotta alle mafie, questi i temi principali del progetto coordinato dal responsabile nazionale Roberto Garofoli, Magistrato del Consiglio di Stato, in sinergia con il responsabile territoriale Giuseppe Creazzo, Procuratore di Palmi.
A Coordinare l’incontro odierno, al quale hanno preso parte tantissimi studenti provenienti da tutte le scuole della provincia, la Presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Reggio Calabria Iside Russo.Presente in platea ad ascoltare con attenzione anche il Prefetto di Reggio Luigi Varratta. Con lui i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, i Presidi e docenti delle scuole reggine e il neoeletto Sindaco Demi Arena.
Ma i veri protagonisti dell’incontro sono loro, gli studenti, attori principali del ciclo di seminari che è andato avanti per tutto l’anno scolastico e che li ha coinvolti nel discutere anche attraverso lo studio e l’analisi di tutti gli aspetti fondamentali che ancora nel 2011 in una terra difficile come la Calabria sono motivo di enormi disuguaglianze e quindi motivo di disgregazione sociale. Un percorso che li ha accomunati a gli studenti delle altre regioni italiane, da Sud a Nord (e non il contrario, per una volta), ad interrogarsi sul concetto di Unità nazionale e di eguaglianza sostanziale.

Ad aprire l’incontro conclusivo di Reggio Calabria l’intervento del Procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo che in qualità di coordinatore territoriale del progetto ci ha tenuto a ringraziare tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nel percorso di incontri organizzato tra Reggio e Palmi. “L’obiettivo – spiega Creazzo – era quello di creare una coscienza civile a partire delle giovani generazioni. Ed è in questo processo si inserisce anche la collaborazione tra l’Associazione Nazionale Magistrati e l’Associazione Libera. Ringrazio tutti i colleghi della Magistratura e anche i docenti universitari e i relatori che hanno voluto partecipare al progetto. Ma il più grande ringraziamento va proprio alle scuole, ai Presidi, ai docenti e soprattutto ai ragazzi, che hanno partecipato con entusiasmo ai seminari che abbiamo organizzato. Le tematiche che abbiamo deciso di trattare riguardano gli aspetti più importanti per la realizzazione effettiva dell’uguaglianza sostanziale attraverso la quale possiamo ottenere la vera unità di popolo del nostro Paese. Ciò che rappresenta un ostacolo all’affermazione dei diritti sul nostro territorio è senza dubbio la ndrangheta, che rappresenta ancora oggi un vero freno alla crescita civile e sociale e che va assolutamente estirpata”.

Significativi poi gli interventi dei rappresentanti dell’altro pilastro organizzativo del ciclo di seminari che si è tenuto sul territorio, i coordinatori di Libera a Reggio Calabria, Mimmo Nasone, e sulla piana di Gioia Tauro, Don Pino De Masi . “La nostra è una terra bella – ha esordito Nasone nel suo intervento – che non può essere minimamente intaccata dai fatti di cronaca che disorientano le nostre coscienze. Dobbiamo sempre stare attenti a non farci abbagliare dai falsi miti del potere della ricchezza che i mafiosi ci propongono. Da questa parte ci siamo noi, le forze sane della società, qui oggi tutte rappresentate. La presenza di tanti studenti è un fatto straordinariamente positivo”. E poi Don Pino De Masi che nell’esordire al suo intervento ha voluto ricordare due figure del mondo dell’informazione scomparse in questi giorni che hanno costruito con il loro esempio professionale ed umano la cultura della legalità e della giustizia, i giornalisti Rai Franco Bruno e Roberto Morrione. “Oggi concludiamo un percorso che è andato avanti all’insegna di due che devono essere gli obiettivi più importanti – ha detto Don De Masi – l’uguaglianza e la giustizia. L’unità d’Italia va costruita giorno dopo giorno, non è una realtà acquisita. E i giovani prima di essere il futuro sono soprattutto il presente. Per questo ci siamo rivolti a loro perché si riapproprino di questi valori importanti e lavorino in questo senso. I ragazzi di oggi sono stati abbandonati dalla generazione precedente. Attraverso iniziative come queste noi vogliamo metterci all’ascolto e accompagnare questi ragazzi nella loro crescita umana e sociale. Ciò che sta avvenendo anche nella piana di Gioia Tauro dove i ragazzi stanno rispondendo non tanto con slogan e manifestazioni ma nella sostanza attraverso risultati concreti come ad esempio il riutilizzo dei beni confiscati”.

E’ poi il turno del coordinatore nazionale del progetto Eguaglianza 2011, il Magistrato Roberto Garofali del Consiglio di Stato che si è detto molto soddisfatto delle risposte che il ciclo di seminari ha avuto dal mondo della scuola e dagli studenti in particolare. “L’iniziativa – spiega Garofali – è nata in maniera del tutto spontanea. Un gruppo di amici, tra magistrati e docenti che hanno voluto approfittare della celebrazione del 150esimo dell’Unitàper organizzare quello che si configura come un viaggio delle istituzioni a confronto con la classe dirigente del 2020. E’ un auspicio dunque che le redini del paese le prendano i giovani 30enni del domani. Abbiamo pensato di metterci a confronto con i giovani per capire quali sono le ragioni di una delusione che noi avvertiamo fortissima nei confronti delle istituzioni, anche nei confronti di quelle giudiziarie. Siamo consapevoli delle necessità del fatto che la magistratura ha bisogno di essere a contatto con la comunità e con i giovani in particolare. Non c’è unità, non c’è coesione nazionale se non c’è eguaglianza. Quando le disuguaglianze superano i livelli di iniquità attentano alla coesione sociale e quindi all’unità nazionale. L’eguaglianza è intesa nella Costituzione con una doppia accezione. Non soltanto l’eguaglianza formale ma anche inclusiva, sostanziale, che riguarda l’accoglienza anche nei confronti dell’altro, di ciò che viene definito straniero. In questi anni in Italia è cresciuta la diseguaglianza generazionale. Studi statistici dicono che l’Italia è il Paese con il più alto tasso di diseguaglianza. E quasi sempre riguarda la sfera giovanile e ciò sta diventando anche un problema a libello economico”.

Spazio poi agli interventi degli studenti, i veri protagonisti dell’iniziativa odierna e di tutto il progetto. Attraverso la musica, il canto, il ballo, le parole hanno rappresentato le loro idee, le loro speranze, con gli occhi pieni di speranza di chi vuole cambiare questa terra piena di contraddizioni e di ingiustizie. A loro il testimone che le Istituzioni nel loro complesso hanno voluto consegnare idealmente in una giornata di studio e di proposte.

Prima delle conclusioni tocca poi a Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone che attraverso un intervento completamente rivolto alla comprensione dei ragazzi ha spiegato con parole semplici e molto chiare le difficoltà ed i progressi che si sono registrate nella lotta alla ndrangheta durante questi anni di lavoro a Reggio. “Quello che questi ragazzi dicono – ha esordito Pignatone – è non solo molto bello ma anche lucido e appropriato. Ma diffidate da quelli che danno risposte semplici a problemi complessi. E’ facile affidarsi a degli slogan per fornire facili soluzioni capaci di strappare molti applausi. Con la bacchetta magica in questa terra non si risolvono i problemi. Le risposte devono essere complesse. Quando mi chiedono a che punto siamo con la lotta alla ndrangheta mi viene da sorridere. Se le mafie esistono da 150 anni, più o meno come l’unità d’Italia, ciò significa che non è possibile sconfiggerle in pochi mesi. E’ un problema strutturale della nostra società che va combattuto con una risposta di sistema. Dobbiamo ovviamente condannare questo fenomeno, ma dobbiamo anche capirlo. Non basta dire la mafia è il male e noi siamo contro. Dobbiamo studiare il fenomeno con fatica e lavoro ed in questa direzione vanno tutte le nostre indagini. Per questo è importante che tutti i ragazzi leggano gli sviluppi delle indagini per saperne di più. Fino a pochi anni fa in tanti pensavano addirittura che le mafie non esistessero. Ma con il lavoro importante di magistrati, giornalisti, studenti, ricercatori e docenti finalmente questo fenomeno è venuto fuori. Questo processo sta avvenendo anche in Calabria. Grazie a processi come Olimpia e Crimine oggi sappiamo che la ndrangheta esiste. Però è importante capire cosa è il fenomeno. Non si tratta di un processo fatto da poche persone, ma una rete piena di collegamenti che unisce le famiglie malavitose di piccoli paesi della provincia, di quartieri di Reggio con il nord Italia e l’Europa. Se questa Regione è cosi povera è dovuto di certo alle grandi logiche capitalistiche ma anche agli ndranghetisti che succhiano il sangue alla Calabria e a tutti i calabresi. Questa gente, la ndrangheta, ha le mani macchiate di sangue. Se noi ci affidiamo alla ndrangheta per la raccomandazione stiamo negando il nostro futuro. Stiamo negando non solo la nostra libertà ma anche quella dei nostri figli. Ma studiando possiamo fare qualcosa per sconfiggere la mafie. Il primo passo è sempre quello di fare bene il proprio lavoro”.

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