Conversazione con un Prete di provincia. Papa Francesco è la perfetta sintesi tra rinnovamento e conservazione

l'elezione del nuovo papa Bergoglio

L’elezione del nuovo Papa Bergoglio

Un ragionamento che viene fuori da una breve conversazione con un Parroco di provincia, uno dei pochi, pochissimi che io, da ateo relativista, stimo davvero. Lui non è affatto sorpreso della scelta fatta dal Conclave su Bergoglio. Secondo lui la fumata bianca ha rivelato un esito quasi scontato. Il nuovo Papa Francesco risulta infatti come una perfetta sintesi tra la volontà di rinnovamento espressa negli ultimi anni da alcuni settori della Chiesa, in particolare nelle aree geografiche di recente evangelizzazione, e gli interessi conservatori della Curia romana. La scelta di un Papa argentino, Gesuita, con inclinazioni Francescane non è certo un caso.

Anzitutto l’Argentina rappresenta certamente un’apertura verso l’altermondismo, le nuove frontiere del Cristianesimo, l’emancipazione da un’idea eurocentrica della religione. D’altronde è la prima volta per un Papa non europeo. Ma d’altra parte c’è da dire che la tradizione europea è fortemente presente in tutto il Sud America ed in particolare in Argentina, certamente per l’influenza di tantissimi immigrati (Italiani, come il nuovo Papa, ma anche Spagnoli e Tedeschi) e più in generale per lo sviluppo storico e culturale del Paese che si impernia sul processo di colonizzazione europea che non si è mai interrotto, soprattutto dal punto di vista economico.

Ma la geografia non è l’unica novità espressa dall’elezione del nuovo Papa. Oltre ad essere il primo non-europeo, Papa Francesco è infatti anche il primo Papa Gesuita. Una scelta, anche questa, assolutamente non casuale. Il fatto che si sia deciso di affidare la prima storica apertura continentale alla congregazione dei Gesuiti è segno della grande affidabilità, storicamente comprovata, offerta dall’ordine fondato da Ignazio di Loiola nei confronti degli interessi della Curia romana. I Gesuiti sono riconosciuti anzitutto per la grande cultura, per la capacità innata di diffondere il vangelo in aree geografiche di diversa tradizione, ma certamente anche per lo spirito conservatore rispetto ai principi (e agli interessi) del Vaticano.

La scelta del nome Francesco infine completa il quadro assumendo i connotati di una sorta di rivoluzione culturale (almeno nelle intenzioni) che assegna al nuovo Papa una responsabilità enorme (quella della tradizione Francescana appunto, fondata sul concetto di carità e sull’imitazione degli Apostoli seguaci di Cristo) ma anche l’automatica (e fino ad oggi in effetti cosi è stato) benevolenza da parte di un popolo abbastanza irritato dall’eccessiva secolarizzazione della Chiesa.

A conferma della tesi che vuole Francesco come un Papa di assoluta mediazione è l’interpretazione data dal Parroco, mio graditissimo interlocutore, alle prime parole pronunciate dal neo Pontefice negli attimi immediatamente successivi alla sua elezione. ”Buonasera” dice il Papa, porgendosi di fronte ai fedeli quasi come un amico di vecchia data, un parente, un vicino di casa. ”Buonanotte, domani vado a pregare la Madonna!”, sembra quasi di parlare con il pretino del quartiere. Ed in effetti la storia di Bergoglio è proprio questa. La storia di un ministero del culto di provincia, da sempre a contatto con la gente, un prete da metropolitana, un prete che bada al contenuto e non al contenitore. Eppure dall’altra parte in pochi hanno compreso a primo impatto il chiaro segnale mandato da Bergoglio già dal suo primissimo discorso pubblico da Papa. ”Sono il Vescovo di Roma” dice, vengo ”dalla fine del mondo” ma ”sono il Vescovo di Roma”. E poi definisce il suo predecessore Ratzinger come Vescovo (e non Papa) emerito. Un segnale chiarissimo di fedeltà alla Curia romana, un dichiarazione di sottomissione alle gerarchie ecclesiastiche. Le parole di Bergoglio sono un inno alla centralità del Vaticano, un dichiarazione d’intenti rassicurante mirata ad accattivarsi, come d’altronde era probabilmente nell’accordo che ha preceduto la sua elezione, la benevolenza di uno status quo tutto romanocentrico che da secoli governa il Cristianesimo.

Ecco perchè Bergoglio rappresenta la perfetta sintesi tra rinnovamento e conservazione.

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