Mi scusi Presidente…

miscusipresidentedi Stefano Perri – Come si suol dire ”quando ce vò, ce vò”. Il Presidente del Consiglio Regionale Francesco Talarico nella giornata di ieri ha preso carta e penna e si è messo a scrivere, affidando

a Calabriaonweb, l’organo di informazione di Palazzo Campanella, una richiesta di dimissioni, che più chiara non si può, al Garante regionale (Onorevole, Onorevolissima) Dottoressa Marilina Intrieri.  [*] Continua a leggere

In Calabria il Consiglio regionale mente a sé stesso e ai calabresi

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di Stefano Perri – ”Al comma 1 dell’articolo 15 della legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria) il numero “50” è sostituito dal seguente: “40”. Si riassume in queste due righe il brutto pasticciaccio combinato dal Consiglio Regionale della Calabria che durante la seduta di lunedì, la prima dopo la lunga pausa dovuta alla campagna elettorale delle politiche, ha approvato (all’unanimità, giusto per dar ragione alla massima sempre in voga del ”mal comune mezzo gaudio”) in seconda lettura le modifiche allo Statuto relative alla riduzione del numero dei Consiglieri regionali.
La cura dimagrante prevista con la modifica dello Statuto si accorda a quanto sancito dall’articolo 14 del Decreto Legge 138 del 2011 che prevede l’adeguamento del numero dei Consiglieri regionali in proporzione alla popolazione delle regioni. Il Decreto sancisce infatti che ”il numero massimo dei consiglieri regionali, ad esclusione del Presidente della Giunta regionale, sia uguale o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un milione di abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due milioni di abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro milioni di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a sei milioni di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione superiore ad otto milioni di abitanti”.
Ed ecco spiegato il pasticcio. Quanti abitanti ha la Calabria? Secondo il censimento del 2011 la Calabria conta 1.959.050 abitanti. Il 2,6% in meno rispetto all’ultima rilevazione del 2001 quando ne contava in totale 2.011.466. Dunque, dati alla mano, secondo quanto stabilito dal Decreto del 13 agosto 2011, in osservanza ai dati dell’ultimo censimento Istat, alla Calabria spetterebbero 30 (e non 40 come approvato dal Consiglio) membri dell’Assemblea legislativa regionale.
Non si capisce dunque come (anche se forse si intuisce il perchè) sia possibile che il Consiglio abbia potuto, mentendo a sé stesso oltre che ai calabresi, approvare una modifica allo Statuto secondo un dato falsato, decidendo arbitrariamente di ”aggiungere” alla quota totale di cittadini calabresi qualche decina di migliaia di unità utili a superare la soglia dei 2 milioni e ridurre cosi il numero dei consiglieri da 50 a 40 e non da 50 a 30 come sarebbe stato corretto.
Che a Palazzo Campanella non abbiano ancora imparato a contare? Eppure il Consiglio di bravi ”ragionieri” ne ha tanti, peraltro molto vigili quando si tratta di sommare stipendi e prebende, o semplicemente di fare calcoli elettorali. O che forse gli alti vertici della Regione non abbiano in programma una massiccia campagna finalizzata ad attirare nuovi residenti sul territorio calabrese? Che da Palazzo Campanella non stiano pensando a produrre incentivi per una cospicua ondata di nuovi immigrati? Beh se così fosse, sommessamente diciamo, stiano allerta gli inquilini dell’Astronave, di questo passo non sarà facile convincere la gente a trasferirsi in Calabria..

L’Istat fotografa un quadro devastante. Disoccupazione al Sud ai massimi storici

disoccupazionedi Stefano Perri per http://www.strill.it – Un giovane su due al Sud è disoccupato. E’ questa la drammatica condizione che si evince dalla rilevazione dell’Istituto nazionale di Statistica relativa all’ultimo trimestre del 2012.

L’indagine, condotta su un campione di giovani compresi tra i 15 e i 24 anni, sottolinea la forte incidenza del tasso di disoccupazione al sud rispetto al resto d’Italia.

In particolare se nel Meridione i disoccupati superano la soglia shock del 50%, al nord il tasso raggiunge la percentuale nettamente inferiore, seppur anch’essa preoccupante, del 29,7%. Un dato che fotografa esattamente la condizione di un Paese che, nonostante i proclami, viaggia ancora su due binari divergenti. Una questione, quella della disoccupazione dilagante, della quale Strill.it si era occcupato già un anno fa nell’inchiesta ”Viaggio nella crisi – I giovani al sud tra disoccupazione e precarietà”.

Un trend addirittura in aumento se si riferisce alle rilevazioni mensili effettuate dall’Istat alla fine dello scorso mese di gennaio, che hanno visto la media nazionale di disoccupati crescere, rispetto al 2012, di 1,6 punti percentuali giungendo alla soglia record del 38,7%, il dato più alto dall’inizio delle serie storiche di rilevazione effettuate dall’Istat a cadenza mensile (gennaio 2004) e trimestrali (quarto trimestre del 1992).

Una doccia gelata all’indomani della tornata elettorale che lascia facilmente intuire la necessità di una rapida ed incisiva inversione di tendenza nell’approccio alle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno. Oggi più che mai, con un Paese economicamente in stallo e con un quadro istituzionale che ha ormai raggiunto tassi di credibilità sotto i minimi storici, qualunque sia il Governo che uscirà fuori dalle geometrie politiche del prossimo Parlamento, si rileva quantomai urgente un nuovo piano di interventi che tenga tra le priorità assolute la crescita del Mezzogiorno.

Gioco d’Azzardo: i numeri di un fenomeno in aumento. E le mafie ringraziano

video_pokerdi Stefano Perri – ”Vincita assicurata”. Le luci colorate segnano la speranza di cambiare per sempre la propria vita, di ‘svoltare’ una volta per tutte. Il gioco d’azzardo è un fenomeno in forte crescita

in Italia ed in Calabria. Sul territorio nazionale si stimano in circa 800 mila gli individui dipendenti dal mito della dea bendata. Addirittura quasi 2 milioni sono considerati giocatori a rischio. Recenti studi parlano di dipendenza in quattro casi su dieci, con un significativo aumento tra donne e giovanissimi.

Feticcio di un’epoca fondata sulla bugia, eppure grimaldello effimero apparentemente necessario a scardinare le tenaglie della crisi, il gioco d’azzardo (legalizzato e non) rappresenta oggi una piaga sociale in forte crescita.

Un giro d’affari miliardario che coinvolge a pieno titolo, e non solo nelle regioni del sud, la criminalità organizzata. Il rapporto Azzardopoli 2.0 di Libera, Associazioni Nomi Numeri contro le mafie, parla di infiltrazioni di almeno 41 clan nel settore del gioco.

”Ogni scommessa è un debito” scriveva Marco Baldini nel suo autobiografico ”Il giocatore”. Una deduzione che sebbene a tanti appare come una semplice constatazione, non è affatto scontata per chi, contro ogni logica razionale, trascorre nel peggiore dei casi buona parte della giornata di fronte ad una macchinetta mangia soldi che continua a promettere senza mai mantenere. Continua a leggere

MOVIMENTO DEI FORCONI: INTERVISTA AL MERIDIONALISTA PINO APRILE

aprile3di Stefano Perri – Le proteste degli agricoltori siciliani avanzano dritte verso la Capitale. Sul Movimento si è detto e scritto di tutto, e anche il contrario. Abbiamo provato a mettere qualche punto fermo su questa vicenda intervistando chi i Forconi li conosce bene.  Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di Terroni, ci aiuta a capirci qualcosa.

Lei ha avuto modo di incontrare gli agricoltori siciliani già molto tempo fa. Che idea si è fatto?
Ho conosciuto il movimento dei Forconi in tempi non sospetti quando ancora nessuno ne parlava. I contadini tentavano di farsi ascoltare in tutti i modi ma nessuno dava loro retta. In quei giorni ho sentito delle storie allucinanti di centinaia di grandi aziende che prosperavano da generazioni, fallite a causa dei debiti contratti per ammodernarsi. Delle storie tragiche che provocavano rabbia nei confronti delle istituzioni che lasciavano i piccoli imprenditori da soli sul mercato.

Dunque il problema è il mercato? Ci spieghi..

In Italia esistono ovviamente una serie di vincoli sui prodotti che mirano alla qualità del ciclo di produzione sia dal punto di vista sanitario che sindacale. Questi vincoli garantiscono un determinato valore al prodotto che però poi una volta arrivato sul mercato non viene tutelato. Capita spesso di trovare sui banchi dei mercati il pomodoro ciliegino a prezzi molto bassi. In pochi sanno che quei pomodori proviengono dall’Egitto dove una giornata di lavoro per un bracciante costa 2 euro. Magari il pomodoro egiziano è buono come quello italiano ma nessuno può darci questa garanzia.

Il confronto obiettivamente non tiene. I prodotti agricoli di casa nostra non reggono sul mercato..

Assolutamente. Le aziende falliscono e l’Inps non riesce a riscuotere i crediti arrivando a chiedere ai singoli piccoli imprenditori addirittura il 100% del fatturato. E’ chiaro che non riescono a pagare. Allora è accaduto che l’Inps ha svenduto i suoi crediti alla Serit al 10-15%. La Serit a sua volta adesso propone degli accordi agli agricoltori per i pagamenti. Ma è chiaro che la situazione è insostenibile. Facendo qualche calcolo si è scoperto che 50 mila delle 200 mila aziende agricole siciliane è fallita per questo motivo. La verità è che questo Paese ha svenduto l’agricoltura meridionale (e non solo quella) per salvaguardare le industrie del Nord.

Nasce da qui quella che chiamano rivoluzione dei Forconi. Ma a quanto pare c’è qualcuno che vorrebbe appropriarsene..

I tentativi di strumentalizzazione accadono sempre. Potremmo dire che sono risvolti fisiologici quando un movimento sta iniziando ad ottenere qualcosa. Le organizzazioni opportuniste (non necessariamente in senso negativo) cercano di inserirsi nel movimento. Succede per la politica, ma succede anche per la mafia che è anch’essa un organizzazione opportunista. Ma d’altronde la mafia tenta di immettersi un po’ dappertutto. Non avviene la stessa cosa nel Consiglio Regionale della Lombardia? Per carità, siamo garantisti, ma dalle inchieste risulta che il braccio destro di Formigoni avrebbe degli appoggi dalla ndrangheta. Nulla di dimostrato ancora, ma il dubbio c’è. Se poi pensiamo al Parlamento che ha votato contro l’arresto di un presunto affiliato della camorra, l’unico ancora non in carcere di tutto il clan.

In effetti la rabbia è comprensibile..

In Sicilia c’è gente che ha perso tutto. Che ha perso l’azienda ed il lavoro, che ha perso i suoi risparmi ed il suo futuro. Di fronte a tutto questo io posso metterci la mano sul fuoco. Ho conosciuto alcuni di questi agricoltori e nonostante sia gente semplice sono persone incredibilmente sagge ed equilibrate. Sono rimasto ammirato nel sentirli parlare. Hanno le idee molto chiare e riescono ad esprimerle con molto equilibrio. Non ce li vedo proprio in giri loschi o in affari poco chiari.

Ma secondo lei che possibilità hanno di riuscire nell’impresa?

Questo non lo so. Però so che mentre le organizzazioni opportuniste quando vedono che il movimento non ha possibilità di riuscita si allontanano subito, sono certo che loro non si fermeranno. Non torneranno indietro perché non hanno più nulla da perdere. Io spero che questo Paese lo capisca. Queste sono persone di enorme valore. Io non avrei mai avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro. Ogni volta traditi dallo Stato e abbandonati a se stessi eppure ancora li a lottare per i loro diritti.

Però in questo modo c’è il rischio che la situazione degeneri?

Si, c’è il rischio che possa andare a finire male. Sento già che cominciano a circolare all’interno del movimento idee di separatismo e di indipendenza. Il punto è che se lo Stato lo devi avere contro a questo punto tanto vale non averlo. Il problema è che la rabbia rende fertili i tentativi di strumentalizzazione e arrivati a un certo punto non  è neanche molto facile dare torto a chi non riconosce più lo Stato.

E’ vero che la protesta nasce molto tempo fa ma l’ondata di questi giorni è venuta dalla pancia, c’è tanta rabbia e disperazione. Il movimento, evidentemente, ha bisogno di un leader che sappia strutturare analisi e proposte in termini efficaci. Tempo fa gli agricoltori le avevano anche chiesto di unirsi a loro. Oggi cosa si sente di dire a questa gente?
Li osservo con molta attenzione. Voglio fare loro i complimenti perché stanno riuscendo a rifuggire da ogni tentativo di strumentalizzazione. Sono persone di enorme valore. Di me non hanno bisogno.

VIAGGIO NELLA CRISI: I GIOVANI AL SUD TRA DISOCCUPAZIONE E PRECARIETA’

di Stefano Perri (pubblicato su strill.it) – L’Italia non è una Paese per giovani. il Meridione, se possibile, lo è ancora meno. La crisi ha aggravato notevolmente la condizione giovanile, ancora di più in una realtà complicata come quella del Meridione. Il tessuto economico già fragile di una realtà che per decenni è stata sorretta in gran parte da commesse pubbliche si è sfaldato sotto i colpi della crisi. Per chi tenta di immettersi in questi anni nel mondo produttivo le prospettive di trovare un lavoro stabile e sicuro sono ormai molto vicine allo zero. I giovani al sud vivono in una specie di limbo. Le certezze costruite in Italia con l’avanzare dello stato sociale non esistono più. Crollate sotto i colpi di una politica troppo spesso cieca e sorda alle istanze dei deboli, e infine spazzate via da una crisi dell’economia reale che non si registrava ormai da molto tempo. E i ragazzi vivono sulla loro pelle i drammatici effetti della crisi. Effetti che se per il momento non sono diventati tragici lo si deve solamente alla solidarietà intergenerazionale che vuole ancora famiglie quanto possibile protettive nei loro confronti. Ma i bar si riempiono. E non solo di ragazzini. Giovani anche più che trentenni passano le loro giornate persi tra un aperitivo e un caffè, o meglio ancora dietro lo schermo rassicurante di un pc acceso e collegato a Facebook. Annegano le loro incertezze nel blu del social network e attendono una svolta che probabilmente non arriverà. Il lavoro, in tanti, non lo cercano neanche più e quando lo fanno si accontentano ben volentieri di impieghi in nero e sottopagati. La pensione è un miraggio nel deserto dei contratti part time e a tempo determinato, il più delle volte adombrata dal nero di un lavoro che non conosce ferie, maternità e malattia. In pochi ormai conoscono i loro diritti, le agenzie di formazione sociale fanno la muffa, i sindacati si svuotano perché c’è ormai poco o nulla da sindacare, i partiti hanno abdicato alla loro funzione di rappresentanza sociale, la Chiesa ha da risolvere tutti i suoi problemi e loro, i giovani, rimangono da soli, di fronte al computer, a cercare qualsiasi cosa pur di non pensare al buio del futuro. Continua a leggere

TRENITALIA TAGLIA I TRENI. ALITALIA TAGLIA I VOLI. E SE QUALCUNO VOLESSE SCAPPARE?

di Stefano Perri – La notizia in effetti lascia un po’ interdetti. Trenitalia taglia i treni a lunga percorrenza da e verso il Sud. Le Regioni coinvolte sono Campania, Puglia, ma soprattutto Sicilia e Calabria. Da oggi il viaggiatore, impavido, che volesse affrontare il cammino ferrato verso il ricco nord dovrà necessariamente fare scalo nella Capitale. Una beffa che lascia in bocca un retrogusto amaro.

Nelle ultime ore giungono dichiarazioni di sconcerto da parte delle massime autorità regionali. Ma nei fatti, poiché Trenitalia è ormai un vettore totalmente privato, vende il servizio alle Regioni e dunque non risponde dei tagli che sono diretta conseguenza della crisi.

Da Roma parlano di investimenti sull’alta velocità, di razionalizzazione delle corse, di miglioramento dei servizi. Ma l’impressione netta è che si voglia disincentivare l’utilizzo del treno.

Si direbbe forse che quanto a prezzi e tempi di percorrenza è ormai più conveniente, per noi abitanti del profondo sud, utilizzare mezzi di trasporto più moderni ed efficienti, come può essere appunto quella macchina volante che in tanti ormai chiamano aeroplano.

Eh no. Anche qui le prospettive non sono certo rosee. Sono 52 i voli tagliati relativi al periodo natalizio dalla compagnia di bandiera (ma di quale bandiera?) Alitalia da e per l’Aeroporto dello Stretto Tito Minniti sito in Reggio Calabria, il secondo della Regione, l’unico in grado di offrire una chance di decollo anche agli inquilini dell’altra sponda dello Stretto e soprattutto una piattaforma di sviluppo socio-economico nonché turistico che rimane, da sempre, un’eterna promessa. Anche qui urla di protesta e di allarme che giungono alla spicciolata, ma nulla di nuovo sotto il cielo.

Dunque la cara vecchia automobile? Lasciamo stare. C’è poco da aggiungere sugli eterni lavori sulle due massime direttrici Calabresi. La A3 sul versante Tirrenico è ormai lo scenario preferito per le barzellette dei comici più in auge. La 106 Jonica, e qui da ridere c’è davvero poco, miete vittime su vittime, mentre i suoi cantieri sono stati per anni foraggio principale per alcune tra le più potenti cosche di ndrangheta al mondo.

E poi ancora se dal gommato ci spostassimo alle tanto conclamate autostrade del mare, ci accorgeremmo ancora un volta dell’atavica arretratezza in terra calabra. Sul territorio sono 15 le infrastrutture portuali catalogate, solo il 2,86% del totale nazionale. In concreto un totale di 5.300 posti barca, sono 6,3 per ogni chilometro di costa, a fronte di una media nazionale di 20 per chilometro di costa. Terribile per una Regione situata nell’esatto centro geografico del Mediterraneo che dovrebbe fare del mare la sua ricchezza primaria.

I trasporti in Calabria. Un disastro biblico. Cosi biblico che se anche ci fosse qualcuno che, disgustato ed avvilito da ciò che lo circonda, per un attimo si facesse vincere dal pessimismo della ragione, decidendo, una volta per tutte di andare via da qui, troverebbe serie difficoltà anche a scappare.

Reggio: tutti insieme per l’Aeroporto. Raffa: “Rilancio e razionalizzazione”. Scopelliti: “Da oggi i fondi solo se c’è un piano strategico”

aeroportoassembleadi Stefano Perri (foto M.Costantino) da www.strill.it – Questa volta si fa sul serio. E’ questo il messaggio lanciato dalle istituzioni riunite attorno al consiglio provinciale  straordinario convocato presso i locali dell’Aeroporto Tito Minniti.

La provincia, ma anche la Regione, dimostrano di avere le idee chiare, ed una volta per tutte fanno pesare la loro forza contrattuale per chiedere fatti, e non più parole. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il taglio dei dei 52 voli da parte di Alitalia nel periodo delle festività natalizie. Come avevamo denunciato giorni fa, con il taglio dei voli insieme al taglio dei treni a lunga percorrenza da parte di Trenitalia, si determina l’isolamento della Calabria e di Reggio in particolare.

A fare quadrato attorno al Tito Minniti  questa mattina c’erano proprio tutti, visti in poche occasioni cosi decisi e compatti verso un comune obiettivo. Dal presidente Eroi a Raffa, da Scopelliti ad Arena, il Deputato Aurelio Misiti e il Senatore Luigi De Sena, e poi assessori e consiglieri regionali (Sarra, Caridi, Imbalzano, Da Gaetano, Battaglia, Bova, Nucera), la Giunta provinciale al completo con in testa l’Assessore Lambarti Castronuovo e tanti consiglieri comunali reggini, di centrodestra e centrosinistra, i sindaci dei comuni della provincia (Bagaladi, Rosarno, Grotteria, Africo, San Lorenzo, Caulonia, Gerace, solo per citarne alcuni), rappresentanti della Camera di Commercio, autorità delle forze dell’ordine, imprenditori, Associazioni e Sindacati.

Reggio, e la Calabria verrebbe da dire, ampiamente rappresentate a livello politico e istituzionale. E l’impressione è quella che sta volta non si tratta di una presenza per cosi dire di testimonianza, ma di una volontà precisa di procedere insieme. Continua a leggere

SCUOLA: CARO LIBRO MA QUANTO MI COSTI?

libridi Stefano Perri – La scuola è iniziata. Il quadro è completo. Stamattina tutti gli studenti calabresi sono entrati regolarmente in classe. Tra le città calabresi mancavano all’appello le scuole di Crotone, rimaste chiuse per due giorni a causa della mancanza d’acqua in città nei giorni di lunedi e martedi. Ma stamattina dopo la vacanza supplementare,  anche nella città di Pitagora è suonata la fatidica campanella.
Anno nuovo, problemi vecchi, in alcuni casi aggravati. Nel mondo della scuola le questioni principali si ripropongono.  Fin dal primo giorno di scuola aleggiano già le polemiche per le cosiddette classi pollaio, dovute essenzialmente alla carenza di personale docente. Nonostante le decine di migliaia di assunzioni annunciate dal ministro Gelmini, è già in programma una manifestazione nazionale del mondo della scuola per il 7 ottobre prossimo.
A fianco al problema delle classi e a quello del personale si affianca, in tempi di crisi economica, anche quello sempre più pressante del costo dei libri di testo.
Migliaia di studenti calabresi avranno avuto in mano durante questi primi giorni di scuola la lista dei libri che serviranno per gli studi dell’anno scolastico appena iniziato. Nel giro di pochi giorni gli studenti dovranno averli acquistati tutti. Una spesa davvero ingente per le famiglie che ogni anno nel mese di settembre si trovano a fare i conti tra autori e case editrici rinnovate, vecchie e nuove edizioni tra le quali, quasi sempre, cambia solamente la copertina.
Per porre un freno a tutto questo ormai da diversi anni il Ministero ha posto dei limiti, delle soglie di spesa che costituiscono il tetto complessivo per il costo dei libri di testo di un singolo studente. Continua a leggere

TUTTI I COSTI DELLA POLITICA REGIONALE CALABRESE


di Stefano Perri – Anno Domini 2011. Il taglio va di moda. O meglio, la chiacchiera sul taglio va di moda. Il vocabolario della politica sembra essersi inceppato come un disco rotto su un unico ridondante e sempre vincente concetto. Ridurre i costi. Tagliare. Praticamente tutti d’accordo quando di tagli sui costi della politica si parla. I distinguo iniziano quando dalle parole si tratta di passare ai fatti. E a  fronte di un parlamento che ogni anno spende milioni di euro per automantenersi anche le Regioni rappresentano una spesa sostanziale per le finanze dello Stato. Alcune più di altre.

La Calabria da questo punto di vista non fa eccezione. Anzi, come ormai da anni succede, i dati indicano che si tratta di una delle Regioni più spendaccione in ambito politico. Mantenere il Consiglio e la Giunta, tra retribuzioni e rimborsi, costa ogni anno ai calabresi decine di milioni di euro. Ma andando nel dettaglio cerchiamo di capire realmente quali sono le voci reali della spesa. Dove va a finire una parte cosi cospicua dei soldi dei contribuenti? Quali sono i benefici di cui godono gli eletti del mondo dorato di Palazzo Campanella? Continua a leggere