TRENT’ANNI SENZA RINO, IL CANTASTORIE CHE RACCONTO’ IL SUD ALL’ITALIA

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di Stefano Perri – Sono passati 30 anni esatti da quella tragica notte del 2 giugno1981. Il mitico cantautore calabrese Rino Gaetano moriva dopo un terribile incidente sulla Nomentana a bordo della sua Volvo 343 nuova fiammante.
Trent’anni dalla morte di uno dei più grandi geni che la Calabria abbia mai potuto vantare in ambito artistico. Rino Gaetano, all’anagrafe conosciuto come Salvatore Antonio Gaetano oggi avrebbe sessantuno anni. E probabilmente, se non fosse stato per quella tragica notte dell’81, starebbe ancora a cantare e a suonare con il suo magico cilindro in testa, a raccontare un’Italia che non ci sta, che rifiuta l’ingiustizia mettendola in ridicolo.
Era arrivato a Roma da Crotone, il piccolo Rino,  con un sogno in tasca e con il dono di parlare alla sua gente. Ai lavoratori, quelli che negli anni 70 erano i proletari venuti dal sud a costruire l’Italia industriale del boom economico, “a chi suda il salario”, agli “sfruttati malpagati”, ai “figli unici”, a “chi vive in baracca”, a chi “nun c’ha l’acqua corrente”, a chi corre “sempre appresso all’ambo” mentre c’è chi si è “fatto il palazzo sul Jumbo”. Un cantastorie d’eccellenza che ha saputo come pochi altri in Italia dare voce alla sua epoca, oggi beniamino dei nostalgici nonché di tanti giovani e giovanissimi che attraverso le sue canzoni riscoprono valori indimenticati ed affascinanti atmosfere. E il fatto che Rino Gaetano riesca ancora, a trent’anni esatti dalla sua morte, a parlare ai ragazzi e a smuovere le coscienze anche dei più distratti, dimostra la grande attualità delle sue opere. Una figura immortale, che ha giustamente preso il suo posto tra i grandi del cantautorato italiano.
“C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta”. Parlava cosi Rino, prima di uno dei suoi mirabili concerti nei tanti tours che hanno attraversatol’Italia degli anni ‘70. Attraverso veri e propri capolavori musicali e poetici come “Mio fratello è figlio unico” , “Nuntereggae Più”, “Gianna“,  “E io ci sto“, “Berta filava“, “Ma il cielo è sempre più blu”, Rino Gaetano ha saputo fare denuncia sociale con l’ironia dei suoi testi, la sua aria scanzonata e la sua intelligenza. E forse oggi, come dice sua sorella Anna. avrebbe cantato come ieri, “camuffando la denuncia sociale nei suoi testi”.
Rino amava la sua terra, la Calabria buia e affamata che ha dovuto lasciare in tenera età, a soli dieci anni, per motivi legati al lavoro dei suoi genitori. Una Calabria che non ha mai più dimenticato e che ritroviamo nelle suggestioni e nelle atmosfere che ci propone nelle sue canzoni.
E a 150 anni dalla conquista formale dell’unità d’Italia s’impone dunque una riflessione sul contributo culturale che artisti come Rino Gaetano hanno saputo dare nel percorso di costruzione e di affermazione di un’identità nazionale. Rino, cantautore del Sud, riuscì attraverso la sua musica a sciogliere le catene di ingiustizia e contraddizione che da sempre legano la Calabria. Attraverso i suoi testi dissacranti mise in ridicolo il potere, additando le disuguaglianze di un’Italia che per troppo tempo era rimasta divisa a metà.