LEGAMBIENTE TURISMO: 426 AZIENDE ATTENTE ALL’AMBIENTE

Risparmiano energia, differenziano i rifiuti, offrono servizi di mobilita’ sostenibile, informazioni ambientali, gastronomia eccellente con prodotti tipici e il meglio del made in Italy. Sono diventate 426 (100 piu’ dell’anno scorso) le strutture turistiche ‘amiche dell’ambiente’ aderenti all’etichetta ecologica di Legambiente Turismo che, anche quest’anno, al termine dei controlli ha segnalato le migliori 20. Si tratta di hotel, campeggi, residenze turistico alberghiere, b.&.b., agriturismi, osterie, ristoranti e anche aziende turistiche non ricettive, tutte strutture (presenti all’indirizzo http://www.legambienteturismo.it) che hanno ”onorato gli impegni obbligatori concordati” con l’Associazione e che hanno ”introdotto innovazioni nell’uso razionale delle risorse naturali e nella tutela dell’ambiente”, spiega Legambiente. Continua a leggere

“BELLU LAVURU”: CONDANNATO IL GENERO DEL TIRADRITTO

Un tratto dei lavori sulla Statale 106

di Claudio Cordova  – Nonostante le richieste pesanti formulate dal pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, c’è solo un condannato, Francesco Stilo, nel processo scaturito dall’operazione della Dda di Reggio Calabria, denominata “Bellu lavuru”. In sede di rito abbreviato il Gip di Reggio Calabria, Santoro, aveva condannato 27 delle persone a giudizio. Francesco Stilo è stato quindi condannato alla pena di nove anni di reclusione, assolti, invece, Antonio Mafrica, Giuseppe Morabito, il “Tiradritto”, e il genero Giuseppe Pansera, per il quale lo stesso pm Lombardo aveva richiesto l’assoluzione. In fase di rito abbreviato, invece, il Gip Santoro aveva comminato pene dai sei ai dieci anni per un totale di quasi due secoli di reclusione. Il processo “Bellu lavuru” nasce da un blitz effettuato dall’Arma dei Carabinieri nel giugno 2008, messo in atto per fronteggiare le presunte infiltrazioni delle ‘ndrine nei lavori della statale 106 jonica. Nel mirino c’è, in particolare, il cartello degli “africoti”, comandati da uno dei boss più carismatici della ‘ndrangheta: Giuseppe Morabito, “u tiradrittu”, arrestato, dopo dodici anni di latitanza, dagli uomini del ROS dei Carabinieri il 18 febbraio 2004 a Santa Venere, nel comune di Cardeto, in provincia di Reggio Calabria. Il nome dell’operazione, “Bellu Lavuru”, deriva da una intercettazione ambientale effettuata presso il carcere di Parma tra il presunto capo dei capi della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, “il Tiradritto”, e il genero, Giuseppe Pansera e gli altri parenti Francesco Stilo ed Antonia Morabito. Nell’intercettazione, captata dalla cimice, gli interlocutori avrebbero fatto riferimento all’aggiudicazione di un “bellu lavuru” riguardante proprio i lavori di ammodernamento della SS 106. Al termine della requisitoria del pm Lombardo, Morabito, chiedendo la parola al presidente del tribunale, Vincenzo Giglio, aveva chiesto, più volte, “chi c’intru jeu?”.

REGGIO: A RAVAGNESE E’ EMERGENZA AMBIENTALE E SANITARIA

L'incontro di Ravagnese

di Stefano Perri – Si è svolto presso il Centro Civico di Ravagnese l’incontro su “Ambiente e Salute” organizzato dal comitato Nausicaa.
Obiettivo dell’iniziativa ricercare un confronto con le istituzioni competenti sulla grave situazione che i cittadini vivono nella zona sud della città.
Una condizione che dati alla mano appare davvero esplosiva, con una serie di criticità sulle quali i cittadini, guidati dalla determinazione del Signor Anghelone, vittima di un grave lutto familiare dovuto probabilmente all’emergenza ambientale della zona, hanno deciso di vederci chiaro. E dopo la raccolta firme per un monitoraggio ambientale dell’area e le numerose richieste avanzate nei confronti delle istituzioni, hanno deciso di confrontarsi direttamente e pubblicamente con politici e tecnici competenti per giungere a quelle risposte da troppo tempo desiderate.
All’incontro, moderato dalla brillante coautrice di “Avvelentati” Manuela Iatì, erano infatti presenti il dirigente Elio Fatta dell’Arpacal, il Sindaco di Reggio Giuseppe Raffa con l’Assessore all’ambiente Giuseppe Plutino, i dirigenti Sandro Giuffrida e Giuseppe Melana dell’ Azienda Sanitaria Provinciale, la Vicepresidente del consiglio provinciale Tina Tripodi, e il Presidente di Legambiente Nuccio Barillà.
Numerose sono state da parte dei cittadini le richieste di chiarimento ai rappresentanti istituzionali presenti. A cominciare dalla questione della discarica dismessa di Longhi Bovetto che non consente l’apertura dell’adiacente scuola elementare, per giungere all’emergenza del depuratore di Ravagnese e al problema dello smaltimento dell’amianto. Troppe le criticità in un’area su cui insiste anche una centrale Enel, diversi scarichi fognari e un impianto di smaltimento di rifiuti aeroportuali trasformato in inceneritore di rifiuti ospedalieri e sequestrato nel ‘92 dopo la denuncia di Legambiente.
Da qui l’idea dei cittadini di costituirsi nel comitato Nausicaa, guidato dal presidente Massimo Terzoni, che pur senza creare facili allarmismi, si è posto l’obiettivo di costituire insieme alle istituzioni un tavolo di monitoraggio del territorio e di eventuale bonifica. “Non sappiamo se esistono dei collegamenti tra i frequenti casi di gravi malattie e l’emergenza ambientale” – ha dichiarato Terzoni – “per questo ci siamo rivolti alla politica e ai tecnici per sgomberare ogni dubbio o eventualmente risolvere la situazione”.
Vuole vederci chiaro anche Legambiente con Nuccio Barillà, che si dice “contento della presa di coscienza collettiva sulle questioni fondamentali del diritto alla salute e all’ambiente. La politica deve dare risposte chiare su alcuni dati oggettivi che vanno approfonditi” – ha dichiarato il presidente del Cigno Verde – “anche per quanto riguarda la discarica Bovetto, il cui utilizzo negli anni è ancora tutto da chiarire e la cui bonifica deve essere al più presto completata”.
Si è detto disponibile il Sindaco Raffa che ha sottolineato come il metodo di lavoro dell’Amministrazione è quello di ascoltare le istanze dei cittadini sui territori e portare loro risultati tangibili. “Siamo preoccupati – ha ammesso il primo cittadino – dall’aumento delle gravissime patologie che i cittadini denunciano, ma aspettiamo riscontri scientifici a riguardo. In ogni caso ci sentiamo impegnati sul tema dell’inquinamento ambientale. A breve verrà infatti eliminato lo scarico fognario dell’aeroporto. Il depuratore sicuramente va spostato , anche se si tratta di una procedura molto costosa e di competenza regionale. Ci teniamo anche alla riqualificazione complessiva dell’area. In quest’ottica lunedì prossimo consegneremo i lavori della strada di Sant’Elia”.

LEGGI L’ARTICOLO SU STRILL.IT –> http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=72054:reggio-a-ravagnese-e-emergenza-ambientale-e-sanitaria&catid=40:reggio&Itemid=86

REGGIO: MASSIMO CANALE CHIEDE LA MESSA IN SICUREZZA DELLA DISCARICA LONGHI BOVETTO

di Stefano Perri – Una discarica, chiusa. Una scuola elementare, chiusa anche quella. Una situazione che ha del paradosso quella presentata dal candidato a Sindaco Massimo Canale
durante la conferenza stampa un po’ insolita che si è tenuta sulle colline della periferia reggina. Siamo in località Longhi Bovetto, sopra Saracinello, a due passi dalla Scuola Calcio Ciccio Cozza. La discarica, chiusa con delibera del Consiglio Comunale nel 1999 e mai messa in sicurezza, rilascia liquidi e gas maleodoranti nel terreno e nell’aria. La scuola costruita li a fianco nei primi anni duemila non può essere inaugurata proprio a causa della discarica.
“E’ davvero un paradosso che siano passati undici anni – riflette Canale – e ancora non si è riusciti a mettere in sicurezza la discarica. L’apertura della scuola elementare risolverebbe tanti problemi per lo spostamento dei bambini e potrebbe rappresentare un motivo di crescita e sviluppo dell’intera zona”.
Nonostante il fitto carteggio tra Arpacal, Azienda Sanitaria e Comune di Reggio Calabria, il problema sembra ancora lontano da una definitiva risoluzione.
La discarica non è stata ricoperta, con la conseguenza che le acque piovane filtrano i residui della spazzatura e si riversano nel sottosuolo sotto forma di percolato. Lo stesso viene raccolto attraverso un sistema di canali in una apposita vasca che dovrebbe essere periodicamente svuotata. Il prelevamento del percolato avveniva in effetti regolarmente fino a circa un anno e mezzo fa, ad opera della società specializzata Salvaguardia Ambientale Srl di Crotone che ha visto tra i suoi soci quel Raffaele Vrenna poi condannato per concorso in associazione mafiosa. Da qualche tempo a questa parte il liquido non viene più ritirato, provocando la fuoriuscita del percolato. I liquidi vanno quindi a confluire nel torrente Bovetto, innaffiando gli orti dove i cittadini del centro abitato sottostante coltivano nutrienti pomodori che andranno a finire nei piatti degli stessi bambini che dovrebbero frequentare la scuola elementare ancora inesorabilmente chiusa.
La messa in sicurezza della discarica, come sottolinea lo stesso Canale, non è dunque solo una questione infrastrutturale che consentirebbe l’apertura della scuola elementare, ma rappresenta un problema dal punto di vista sanitario da quando la vasca del percolato non viene più svuotata.
Nel piano delle opere pubbliche in via di approvazione a Palazzo San Giorgio esiste una voce di bilancio di 570mila euro per la messa in sicurezza del sito, ma si prevedono probabilmente tempi ancora lunghi per la definitiva apertura della scuola.
La speranza di Canale, e quella dei cittadini di Longhi Bovetto che si sono costituiti in comitato, è quella di ripristinare le condizioni ambientali della zona, con la messa in sicurezza definitiva del sito interessata dalla discarica, per poter consentire l’apertura della scuola con la conseguente riqualificazione dell’area circostante.
Massimo Canale durante l’insolita conferenza stampa

Lo scarico del percolato a valle tra gli orti del centro abitato

La scuola elementare Longhi Bovetto, ancora inesorabilmente chiusa!

Lo spiazzo della discarica che dovrebbe essere ricoperto

La vasca di raccoglimento del percolato. Non viene svuotata da circa un anno e mezzo

ECOMAFIE: LEGAMBIENTE CHIAMA A RACCOLTA I CALABRESI

di Stefano Perri – “Esprimiamo solidarietà a tutti i Magistrati Calabresi”. E’ quanto ha dichiarato Enrico Fontana dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità durante la presentazione nazionale del Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente a Reggio Calabria. “E’ necessario comunque che le istituzioni facciano di più” ha continuato il dirigente ambientalista: “E’ vero che c’è un malcostume diffuso di scarso rispetto nei confronti delle tematiche ambientali, ma qui stiamo parlando di criminalità e di grandi traffici illegali di rifiuti, per lo smaltimento dei quali molto spesso le mafie risultano più competitive ed efficienti dello Stato, ovviamente sfruttando canali sommersi. Attraverso questa dinamica si crea un circolo vizioso che riversa tutto il suo carico sul territorio attraverso l’inquinamento e lo sfruttamento indebito delle risorse”.
A fargli eco Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale di Legambiente, associazione che ha appena compiuto il trentesimo anno di attività ambientale sul territorio italiano. Presentando il Rapporto Ecomafia 2010, Venneri ha chiamato a raccolta i calabresi verso un percorso di riscatto sui temi dell’ambiente e della lotta all’ecomafia. I crimini ambientali rappresentano ben un quinto del fatturato complessivo delle organizzazioni mafiose. Illeciti perpetrati a danno soprattutto del territorio meridionale. E’ necessaria una risposta forte ed univoca, che giunga da tutti gli attori coinvolti nel settore, a cominciare dai cittadini che devono sentire il bisogno di ribellarsi.

A REGGIO LA PRESENTAZIONE NAZIONALE DEL RAPPORTO ECOMAFIE 2010 DI LEGAMBIENTE

di Stefano Perri – “Occhi aperti sull’Ecomafia: denunce, proposte, numeri storie per raccontare la criminalità ambientale”: è questo il succo del Rapporto Ecomafia 2010 che Legambiente Nazionale ha presentato a Palazzo Foti a Reggio Calabria. Una scelta importante quella di presentare il rapporto in riva allo Stretto, che indica una rinnovata attenzione nei confronti di Reggio sui temi della legalità ambientale.
All’incontro, al quale erano presenti diversi esponenti del mondo politico e dell’associazionismo reggino, hanno preso parte l’Assessore provinciale all’ambiente Giuseppe Neri, che ha fatto gli onori di casa illustrando una serie di iniziative messe in campo dalla Provincia, Enrico Fontana dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità e Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale di Legambiente.
L’apertura dei lavori è stata affidata a Nuccio Barillà, presidente provinciale dell’associazione che ha voluto fornire alla numerosa platea dei convenuti una serie di dati presenti nel Rapporto Ecomafia 2010.
Il Rapporto 2010 si presenta come un prodotto della sinergia che si è venuta a creare tra le Associazioni afferenti a Legambiente, i centri studi sulle tematiche ambientali e le Forze dell’Ordine. In un momento in cui in Calabria fioccano le intimidazioni nei confronti del mondo politico e delle istituzioni attraverso una vera e propria escalation di aggressività da parte della criminalità organizzata, Legambiente ha voluto sottolineare la volontà di riscatto della società civile e responsabile, decidendo di presentare a Reggio il suo annuale rapporto. Una risposta che assume di certo una veste simbolica, ma che si sostanzia nella meticolosità e nella grande attenzione dedicata dal Rapporto 2010 alle dinamiche criminali sull’ambiente nella nostra Regione.