In Calabria il Consiglio regionale mente a sé stesso e ai calabresi

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di Stefano Perri – ”Al comma 1 dell’articolo 15 della legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria) il numero “50” è sostituito dal seguente: “40”. Si riassume in queste due righe il brutto pasticciaccio combinato dal Consiglio Regionale della Calabria che durante la seduta di lunedì, la prima dopo la lunga pausa dovuta alla campagna elettorale delle politiche, ha approvato (all’unanimità, giusto per dar ragione alla massima sempre in voga del ”mal comune mezzo gaudio”) in seconda lettura le modifiche allo Statuto relative alla riduzione del numero dei Consiglieri regionali.
La cura dimagrante prevista con la modifica dello Statuto si accorda a quanto sancito dall’articolo 14 del Decreto Legge 138 del 2011 che prevede l’adeguamento del numero dei Consiglieri regionali in proporzione alla popolazione delle regioni. Il Decreto sancisce infatti che ”il numero massimo dei consiglieri regionali, ad esclusione del Presidente della Giunta regionale, sia uguale o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un milione di abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due milioni di abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro milioni di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a sei milioni di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione superiore ad otto milioni di abitanti”.
Ed ecco spiegato il pasticcio. Quanti abitanti ha la Calabria? Secondo il censimento del 2011 la Calabria conta 1.959.050 abitanti. Il 2,6% in meno rispetto all’ultima rilevazione del 2001 quando ne contava in totale 2.011.466. Dunque, dati alla mano, secondo quanto stabilito dal Decreto del 13 agosto 2011, in osservanza ai dati dell’ultimo censimento Istat, alla Calabria spetterebbero 30 (e non 40 come approvato dal Consiglio) membri dell’Assemblea legislativa regionale.
Non si capisce dunque come (anche se forse si intuisce il perchè) sia possibile che il Consiglio abbia potuto, mentendo a sé stesso oltre che ai calabresi, approvare una modifica allo Statuto secondo un dato falsato, decidendo arbitrariamente di ”aggiungere” alla quota totale di cittadini calabresi qualche decina di migliaia di unità utili a superare la soglia dei 2 milioni e ridurre cosi il numero dei consiglieri da 50 a 40 e non da 50 a 30 come sarebbe stato corretto.
Che a Palazzo Campanella non abbiano ancora imparato a contare? Eppure il Consiglio di bravi ”ragionieri” ne ha tanti, peraltro molto vigili quando si tratta di sommare stipendi e prebende, o semplicemente di fare calcoli elettorali. O che forse gli alti vertici della Regione non abbiano in programma una massiccia campagna finalizzata ad attirare nuovi residenti sul territorio calabrese? Che da Palazzo Campanella non stiano pensando a produrre incentivi per una cospicua ondata di nuovi immigrati? Beh se così fosse, sommessamente diciamo, stiano allerta gli inquilini dell’Astronave, di questo passo non sarà facile convincere la gente a trasferirsi in Calabria..

IN CULO ALLA CRISI, LA POLITICA VA IN FERIE ALLE MALDIVE

La crisi c’è, ma non per tutti. Per una ristretta cerchia di persone il lusso non é un optional. Certo, non é neanche un reato, ma è abbastanza singolare che le stesse persone che pretendono di parlare della crisi, e addirittura distribuiscono ricette per uscire da questa grave situazione, hanno passato le vacanze di natale alle Maldive. Rutelli, Casini, Schifani, Stefania Craxi, come riferisce “Affari Italiani”, hanno alloggiato in ville da 2550 ai 5000 dollari a notte. Cifre spaventose per noi comuni mortali. La cronaca degli ultimi mesi, ci dice che dei poveracci si sono uccisi per molto meno. Alla luce di queste lussuose vacanze, quando un Casini, o un Rutelli vengono a parlarci della crisi e della necessità di fare sacrifici, risultano poco credibili. E buona regola parlare di ciò che si conosce. La classe politica, privilegiata e arroccata in difesa dei suoi privilegi, non conosce la crisi, non la vive anzi, scappa lontano da essa volando fino alle Maldive. Non stiamo qui a giudicare l’uso (lo sperpero) che una persona fa del suo denaro ma nessuno di questi signori pretenda di darci lezioni sulla crisi.

TUTTI I COSTI DELLA POLITICA REGIONALE CALABRESE


di Stefano Perri – Anno Domini 2011. Il taglio va di moda. O meglio, la chiacchiera sul taglio va di moda. Il vocabolario della politica sembra essersi inceppato come un disco rotto su un unico ridondante e sempre vincente concetto. Ridurre i costi. Tagliare. Praticamente tutti d’accordo quando di tagli sui costi della politica si parla. I distinguo iniziano quando dalle parole si tratta di passare ai fatti. E a  fronte di un parlamento che ogni anno spende milioni di euro per automantenersi anche le Regioni rappresentano una spesa sostanziale per le finanze dello Stato. Alcune più di altre.

La Calabria da questo punto di vista non fa eccezione. Anzi, come ormai da anni succede, i dati indicano che si tratta di una delle Regioni più spendaccione in ambito politico. Mantenere il Consiglio e la Giunta, tra retribuzioni e rimborsi, costa ogni anno ai calabresi decine di milioni di euro. Ma andando nel dettaglio cerchiamo di capire realmente quali sono le voci reali della spesa. Dove va a finire una parte cosi cospicua dei soldi dei contribuenti? Quali sono i benefici di cui godono gli eletti del mondo dorato di Palazzo Campanella? Continua a leggere