LA NUOVA FRONTIERA DEL BIOLOGICO: ADOTTARE UN MAIALE VIA INTERNET

Adottare dal contadino o tramite internet un maiale, ‘prenotandolo’ da soli o assieme ad altre famiglie, per garantirsi una volta cresciuto e macellato una fornitura esclusiva di prosciutti, salami, salsicce o carni fresche. E’ questa l’ultima tendenza che riguarda il settore dell’allevamento e che riflette quanto gia’ fatto con le pecore per salvarle dall’estinzione o con gli alberi da frutto per garantirsi prodotti veramente freschi. Lo rileva Coldiretti in occasione del ”Gran Gala’ del maiale” promosso a Bologna in occasione della 60esima giornata nazionale del Ringraziamento per illustrare la nuova tendenza che ricalca del resto l’antica usanza di ‘prenotare’ il maiale del contadino. Ora pero’ l’informatica aiuta ad assicurarsi con un semplice click il maiale ‘su misura’, con tanto di richiesta di quello che si preferisce avere una volta macellato e di possibilita’ di vedere con la web cam come cresce e cosa mangia . Il fenomeno dell’acquisto del maiale in stalla con le diverse formule dell’ ‘adozione’, dell”allevamento a distanza’ o ‘su misura’ – sottolinea Coldiretti – registra una crescita in tutta Italia e si contano oramai migliaia di allevamenti disponibili. I costi da affrontare variano dai 400 a 1000 euro e spingono verso la formazione di piccoli gruppi per acquisti collettivi, formati da famiglie, amici, parenti, colleghi o condomini che possono garantirsi la fornitura per un intero anno. Da un maiale del peso di 220 chili – riferisce Coldiretti – si possono ottenere 60 salami di circa 800 grammi di peso, 20 chili circa di salsicce o, in alternativa, lo stesso quantitativo di cotechini, 5/6 chili di costine, 2 pancette di circa 7/8 chili, 2 coppe di circa 2,5 chili, 5/6 formine di ciccioli, 4 stinchi e frattaglie varie. Per i maiali si va dal grecanico della Calabria alla mora romagnola, mentre la quantita’ minima di carne da acquistare dipende dal peso e i prodotti offerti variano sulla base delle usanze locali.

ABUSI SESSUALI SU UN BIMBO DI 5 ANNI: “PAPA’ MI ABBASSA I PANTALONI”

Una notizia che ha davvero dell’incredibile ma che è purtroppo una triste realtà dell’avanzata civiltà occidentale e della civile Italia. Costringeva suo figlio di 5 anni a subire rapporti orali: un reggiano di 45 anni e’ stato arrestato dai Cc per violenza sessuale. A incastrarlo le intercettazioni audio-video disposte a casa dalla procura reggiana dopo che il bimbo durante i festeggiamenti nell’asilo per un compleanno in giugno aveva detto: ‘Papa’ mi abbassa i pantaloni …’, descrivendo gli abusi. Le insegnanti hanno segnalato il caso e ne e’ seguita un’indagine. I Carabinieri sono riusciti a registrare le violenze in un video che è servito ad incastrare l’uomo. Assurdo.

STRAGE DI BOLOGNA: IN ITALIA UN GRUMO CANCEROGENO

”In questo paese esiste un grumo cancerogeno che ha attraversato 30 anni di storia italiana facendo stragi, uccidendo magistrati e politici scomodi, autotutelandosi presso le istituzioni e utilizzando anche una strana connivenza con certa stampa, secondo un perfetto disegno piduista”. Lo ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell’ Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, nel discorso tenuto nel piazzale della stazione di Bologna. Un grumo che, secondo Bolognesi, ”accomuna eversione nera, massoneria, settori deviati dello Stato e banda della Magliana. E il recente arresto di Flavio Carboni, inquietante crocevia di questa espressione criminale, dimostra l’attualita’ di quelle alleanze”. Il presidente non ha mancato di ricordare che ad eseguire materialmente la strage sono stati ”i neofascisti dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini”, sottolineando che ”hanno scontato condanne pagate a prezzi di saldo: non esiste detenuto in Italia che abbia goduto di maggiori benefici”. Inoltre, ha accennato alla pista internazionale proposta dalla commissione Mitrokin: l’ Associazione e’ convinta che questa pista ”subira’ lo stesso misero esito delle precedenti piste. A questo punto sara’ necessario che la Procura di Bologna riprenda le indagini sui mandanti per colpirli come meritano”. Infine un accenno all’arresto dell’estremista di destra Gennaro Mokbel, ”indicato come responsabile del riciclaggio di ingentissimi capitali illegali – ha ricordato Bolognesi – e legato alla ‘ndrangheta e alla banda della Magliana, con infiltrazioni nella massoneria e nelle forze dell’ordine”. Bolognesi ha aggiunto che ci sono ”decine e decine” di telefonate intercettate tra Mokbel, sua moglie e Mambro e Fioravanti che ”emergono come veri e propri consulenti politici”.

‘NDRANGHETA: L’OPERAZIONE “META” FOTOGRAFA I NUOVI ASSETTI DELLE COSCHE REGGINE

di Stefano Perri e Peppe Caridi – “Meta”. Questo il nome assegnato all’inchiesta che secondo il Procuratore della Repubblica Francesco Pignatone ha raggiunto l’obiettivo di scattare finalmente una fotografia assolutamente nitida della situazione generale delle cosche nella città di Reggio Calabria.
42 sono le ordinanze di custodia cautelare eseguite ad opera del Ros dei Carabinieri, guidato dal Generale Giampaolo Ganzer, e del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’inchiesta, che si è dispiegata in quattro regioni italiane, Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, ha colpito pesantemente alcune tra le più importanti cosche di Reggio, riunite da una sorta di cartello per la gestione degli affari e degli interessi comuni. I reati contestati alle persone coinvolte nell’operazione,  sono quelli di associazione mafiosa, estorsioni, turbata libertà degli incanti ed altri reati.  Al filone centrale dell’inchiesta si affiancano una serie di rivoli che conducono a vari paesi della provincia. Uno di essi riguarda il voto delle ultime elezioni comunali a San Procopio, per le quali il condizionamento da parte della cosca Alvaro aveva determinato la scelta scientifica dei componenti sia della maggioranza che dell’opposizione. Non si riscontrano, secondo il Procuratore Pignatone, almeno nell’ambito di questa inchiesta, collegamenti con settori della politica ed interessamento al sistema degli appalti pubblici. Nelle mire della Procura sono finiti anche 30 imprenditori reggini che costituivano la cosiddetta zona grigia e avevano il compito di sostenere economicamente l’organizzazione mafiosa. Arrestato anche il sedicente avvocato Vitaliano Grillo Brancati e altri professionisti che si occupavano della partecipazione alle aste immobiliari.
L’ordinanza ha disposto il sequestro beni mobili e immobili per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Tra queste ben 18 imprese attive nei settori dell’edilizia e della ristorazione, stabilimenti balneari tra cui anche il famoso lido cittadino Calajunco che doveva essere inaugurato a giorni, 22 appartamenti, 12 unità immobiliari  a uso commerciale, nonché 26 autovetture di lusso e 6 motocicli. Sequestrata anche la casa di cura Villa Speranza, di proprietà della cosca Alvaro, oltre ad un cospicuo arsenale di armi da fuoco e 79 mila euro in contanti.
Il dato che emerge dall’inchiesta sottolinea dunque un’assoluta eterogeneità delle attività di riciclaggio, gestita da un cartello pacificamente unitario tra cosche che in passato si sono sanguinosamente scontrate e che oggi sembrano aver trovato un accordo complessivo di spartizione e di comunanza negli obiettivi. In particolare l’inchiesta fotografa la collaborazione criminale tra i Condello, i De Stefano-Libri, i Tegano, gli Imerti, con la novità degli Alvaro usciti da Sinopoli e giunti nella città di Reggio.
Significative a proposito le parole del Procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone che ha posto l’accento sulla cosiddetta zona grigia: “Dopo la seconda guerra di mafia che fino al 91 aveva fatto centinai di morti a Reggio non avevamo più consapevolezza degli equilibri delle cosche, con questa operazione siamo riusciti a stabilire i nuovi assetti ed a scoprire delle alleanze che erano saltate durante la guerra di mafia”.
Di grande rilevanza la presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso che ha sottolineato il lavoro di grande sinergia portato avanti da tutte le articolazioni del corpo dei carabinieri con la collaborazione preziosa della magistratura. “La mia presenza di oggi a Reggio Calabria” – ha detto il procuratore Grasso – “è per dare rilevanza alla chiarezza che si ricostruisce con il quadro offerto dall’operazione Meta. Quello che in passato ha determinato gli scontri tra le cosche, oggi avviene nella piena concordia per il perseguimento degli obiettivi e degli interessi comuni, secondo la strategia della sommersione e della facilitazione. L’accordo tra le cosche del reggino va visto come un sistema a cerchi concentrici con un nucleo centrale di affiliati organici e tutta una serie di corollari che aiutano il mantenimento del sistema attraverso il sostegno economico e le attività imprenditoriali. C’è bisogno dunque di un attacco complessivo al sistema della ndrangheta, che non si soffermi al cuore dell’organizzazione, ma che sappia raggiungere la rete dei fiancheggiatori che offrono alle cosche il sostegno economico”.