REGGIO: SEQUESTRATI BENI PER UN MILIONE E MEZZO A FRANCESCO STILO, GENERO DEL BOSS MORABITO

La Dia di Reggio Calabria ha sequestrato beni per 1,5 milioni di euro a Francesco Stilo, 55 anni, genero del boss Giuseppe Morabito, conosciuto come ‘Tiradrittu’. E’ ritenuto elemento di spicco della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara che opera sulla fascia jonica reggina. Lo scorso mese di giugno e’ stato condannato a nove anni di reclusione per associazione mafiosa. Gli investigatori hanno ottenuto il sequestro della societa’ Imc di Costantino Stilo e C. snc di Africo, che sarebbe stata gestita da Francesco Stilo pur risultando altre persone nella compagine sociale (prestanomi). Attraverso questa societa’ la cosca avrebbe ottenuto il subappalto da 7,4 milioni di euro dalla Condotte d’Acqua spa relativo alla fornitura di calcestruzzo per la variante dell’abitato di Palizzi della Ss 106 jonica. Inoltre e’ stata sequestrata un’azienda agricola che ha sede a Bianco e terreni lavorati a uliveto e agrumeto di dieci ettari.

“BELLU LAVURU”: CONDANNATO IL GENERO DEL TIRADRITTO

Un tratto dei lavori sulla Statale 106

di Claudio Cordova  – Nonostante le richieste pesanti formulate dal pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, c’è solo un condannato, Francesco Stilo, nel processo scaturito dall’operazione della Dda di Reggio Calabria, denominata “Bellu lavuru”. In sede di rito abbreviato il Gip di Reggio Calabria, Santoro, aveva condannato 27 delle persone a giudizio. Francesco Stilo è stato quindi condannato alla pena di nove anni di reclusione, assolti, invece, Antonio Mafrica, Giuseppe Morabito, il “Tiradritto”, e il genero Giuseppe Pansera, per il quale lo stesso pm Lombardo aveva richiesto l’assoluzione. In fase di rito abbreviato, invece, il Gip Santoro aveva comminato pene dai sei ai dieci anni per un totale di quasi due secoli di reclusione. Il processo “Bellu lavuru” nasce da un blitz effettuato dall’Arma dei Carabinieri nel giugno 2008, messo in atto per fronteggiare le presunte infiltrazioni delle ‘ndrine nei lavori della statale 106 jonica. Nel mirino c’è, in particolare, il cartello degli “africoti”, comandati da uno dei boss più carismatici della ‘ndrangheta: Giuseppe Morabito, “u tiradrittu”, arrestato, dopo dodici anni di latitanza, dagli uomini del ROS dei Carabinieri il 18 febbraio 2004 a Santa Venere, nel comune di Cardeto, in provincia di Reggio Calabria. Il nome dell’operazione, “Bellu Lavuru”, deriva da una intercettazione ambientale effettuata presso il carcere di Parma tra il presunto capo dei capi della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, “il Tiradritto”, e il genero, Giuseppe Pansera e gli altri parenti Francesco Stilo ed Antonia Morabito. Nell’intercettazione, captata dalla cimice, gli interlocutori avrebbero fatto riferimento all’aggiudicazione di un “bellu lavuru” riguardante proprio i lavori di ammodernamento della SS 106. Al termine della requisitoria del pm Lombardo, Morabito, chiedendo la parola al presidente del tribunale, Vincenzo Giglio, aveva chiesto, più volte, “chi c’intru jeu?”.