VIAGGIO NELLE OCCASIONI PERDUTE: ARGHILLA’ (RC), “LA PIAZZETTA” SIMBOLO DEL DEGRADO ASSOLUTO DI UN INTERO QUARTIERE

arghilla1di Stefano Perri – Esiste una Reggio che è spettro di se stessa. Una Reggio che non si vede, ma esiste. Una Reggio lontana dai fasti del centro storico, lontana dagli esercizi commerciali del Corso Garibaldi e dalle passeggiate sul Lungomare. Esiste una Reggio che affonda nel degrado, che combatte giorno dopo giorno per non affogare nella melma retrograde dell’abbandono. Ad Arghillà, quartiere nell’estrema periferia nord della città, il tempo sembra essersi fermato. E le contraddizioni di una Calabria che fatica tremendamente a venire fuori da una spirale di sottosviluppo emergono in maniera evidente e drammatica.  Negli ultimi anni sono stati tanti i proclami da parte della politica e delle istituzioni cittadine che promettevano di restituire alla periferia nord della città la dignità che merita, ma nella fase attuale non solo non si vede una soluzione a breve termine, ma negli ultimi tempi sotto certi aspetti la situazione sembra addirittura peggiorata. Accade cosi ad Arghillà che quello che doveva essere il fiore all’occhiello del quartiere sia diventato invece uno dei simboli peggiori del degrado. Parliamo del Centro Polifunzionale “La Piazzetta”, una struttura nel cuore della zona residenziale, nata con l’intento di dare vita ad una serie di attività commerciali che potessero servire i cittadini del quartiere senza obbligarli a spostarsi per diversi chilometri per effettuare i propri acquisti . L’obiettivo era quello di rianimare una zona che negli ultimi anni si era trasformata in un vero e proprio quartiere dormitorio, dando anche la possibilità ai cittadini di sfruttare durante il tempo libero gli spazi verdi di un’area che, come indica il nome stesso “La Piazzetta”, doveva diventare anche un punto d’incontro sicuro per ragazzi e bambini del circondario. Continua a leggere

“BELLU LAVURU”: CONDANNATO IL GENERO DEL TIRADRITTO

Un tratto dei lavori sulla Statale 106

di Claudio Cordova  – Nonostante le richieste pesanti formulate dal pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, c’è solo un condannato, Francesco Stilo, nel processo scaturito dall’operazione della Dda di Reggio Calabria, denominata “Bellu lavuru”. In sede di rito abbreviato il Gip di Reggio Calabria, Santoro, aveva condannato 27 delle persone a giudizio. Francesco Stilo è stato quindi condannato alla pena di nove anni di reclusione, assolti, invece, Antonio Mafrica, Giuseppe Morabito, il “Tiradritto”, e il genero Giuseppe Pansera, per il quale lo stesso pm Lombardo aveva richiesto l’assoluzione. In fase di rito abbreviato, invece, il Gip Santoro aveva comminato pene dai sei ai dieci anni per un totale di quasi due secoli di reclusione. Il processo “Bellu lavuru” nasce da un blitz effettuato dall’Arma dei Carabinieri nel giugno 2008, messo in atto per fronteggiare le presunte infiltrazioni delle ‘ndrine nei lavori della statale 106 jonica. Nel mirino c’è, in particolare, il cartello degli “africoti”, comandati da uno dei boss più carismatici della ‘ndrangheta: Giuseppe Morabito, “u tiradrittu”, arrestato, dopo dodici anni di latitanza, dagli uomini del ROS dei Carabinieri il 18 febbraio 2004 a Santa Venere, nel comune di Cardeto, in provincia di Reggio Calabria. Il nome dell’operazione, “Bellu Lavuru”, deriva da una intercettazione ambientale effettuata presso il carcere di Parma tra il presunto capo dei capi della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, “il Tiradritto”, e il genero, Giuseppe Pansera e gli altri parenti Francesco Stilo ed Antonia Morabito. Nell’intercettazione, captata dalla cimice, gli interlocutori avrebbero fatto riferimento all’aggiudicazione di un “bellu lavuru” riguardante proprio i lavori di ammodernamento della SS 106. Al termine della requisitoria del pm Lombardo, Morabito, chiedendo la parola al presidente del tribunale, Vincenzo Giglio, aveva chiesto, più volte, “chi c’intru jeu?”.

REGGIO: LA CLASSE POLITICA L’UNICA DISABILE

di Stefano Perri – Una società che non rispetta i suoi figli, soprattutto quelli più deboli, è una società che si nega un futuro. Una classe politica lontana dalle istanze e dai diritti delle persone disabili, deboli tra i deboli, risulta inadeguata a condurre lo sviluppo sociale, civile ed economico della nostra terra.
L’assenza di qualsivoglia rappresentante istituzionale al convegno sui diritti dei disabili organizzato dal Centro Servizi per il Volontariato a Reggio Calabria dimostra quanto lunga sia ancora la strada verso una piena affermazione dello stato sociale e di diritto nel nostro paese.
Se è vero che come sancisce l’Articolo 3 della Costituzione  “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” non ci spieghiamo in che termini è giustificabile l’assenza delle istituzioni in un contesto che invece richiedeva proprio l’ascolto ed il dialogo.
Un silenzio assolutamente assordante. Una falla che tende inesorabilmente ad allontanare la politica dalle istanze reali dei cittadini, che mina la credibilità dello Stato e della politica, e che va a fare il paio con la disattenzione nei confronti del mondo delle disabilità che si verifica puntualmente nelle scelte economiche e nella gestione della cosa pubblica.
“Probabilmente volevano essere inseriti nella scaletta degli interventi” ha dichiarato il Presidente del Centro Servizi Mario Nasone a margine del convegno. “Di certo la politica ha perso oggi una grande occasione. Quando i cittadini e le associazioni creano occasioni di confronto e di dialogo la politica deve rispondere. Alle istituzioni oggi manca proprio il contatto con la gente. Ma di certo non mancheranno altre occasioni per aprire un confronto”. Ottimismo della volontà. Ma col pessimismo della ragione, aggiungiamo noi, l’unica vera disabilità, in questo caso, è quella che sta dimostrando una classe politica assolutamente cieca alle istanze di cittadini che invece sembrano vederci proprio chiaro.

REGGIO: IL CSV PER IL RISPETTO DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’

di Stefano Perri – “Il vero viaggiatore non è colui che scopre nuove terre, ma è colui che conquista nuovi punti di vista”. E’ stato attraverso questa massima di Marcel Proust che il “Centro Servizi Volontariato dei due mari” ha invitato i cittadini di Reggio ad interrogarsi sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità. Tematica che è oggetto della Convenzione delle Nazioni Unite sancita 13 dicembre del 2006 e ratificata già da 143 Paesi in tutto il mondo. Inclusione, eguaglianza, empowerment, non discriminazione, accessibilità, parità, autonomia. Queste le parole d’ordine della convenzione che ha il compito di ribadire l’importanza del rispetto dei diritti umani per una popolazione di ben 650 milioni di cittadini con disabilità in tutto il mondo. Persone che ad oggi non godono ancora di una libertà  fondamentale come quella al movimento (in Italia solo il 10% delle stazioni ferroviarie sono agibili), e che vengono costantemente escluse ed emarginate nel mondo del lavoro, nella formazione e più in generale in tutte le dinamiche della socialità e della vita quotidiana.

A raccontarlo, attraverso un’analisi puntuale ed una serie di spunti di riflessione, Giampiero Griffo, membro dell’esecutivo mondiale di Disabled Peoples’s International, Marino, presidente del coordinamento regionale ALOGON e Ezio Loiacono, presidente ANFFAS di Reggio Calabria, ospiti dell’incontro introdotto e moderato dal direttore di Strill Giusva Branca.
Un momento di discussione importante, che è servito a rimarcare l’attenzione su un tema, quello del rispetto dei diritti umani, troppo spesso relegato ai margini del dibattito sullo sviluppo sociale, con un mondo politico assolutamente distratto che discrimina la disabilità non solo da un punto di vista civile, ma spesso anche attraverso scelte disastrose nella dimensione economica.
A rilevarlo Mario Nasone, presidente del Centro Servizi Volontariato: “Questa iniziativa cade in un momento particolare di sottovalutazione dei diritti fondamentali che la convenzione Onu sancisce in modo solenne. La manovra finanziaria, vera e propria macelleria sociale, mette in discussione addirittura il riconoscimento dell’invalidità e quindi delle relative provvidenze a persone che hanno delle patologie gravissime come la sindrome di Down,  la schizofrenia o la spasticità. Molti disabili vedranno dunque negati i loro diritti. Ancora una volta la crisi viene pagata dai più deboli. A Reggio si è fatto tanto in questi anni, ma oggi tutto rischia di svanire per la crisi della sanità calabrese. In questo momento siamo nel buio totale. L’Asp con il commissariamento straordinario è inadempiente su tutti i fronti perché la Regione non ha dato i finanziamenti adeguati. Ma i disagi ricadono come al solito sui più deboli, i cui diritti vengono spesso disattesi. I disabili non hanno la possibilità di scioperare come sta avvenendo ad esempio per i magistrati, le forze dell’ordine e le altre categorie.  In Italia si sta verificando oggi una vera e propria forma di eutanasia sociale.”
Il convegno del CSV dei due mari che si è tenuto a Reggio è solo una tappa di un cammino comune intrapreso dalle tante associazioni che hanno deciso di aderire verso il riconoscimento pieno dei diritti delle persone disabili. Oltre al convegno è stato previsto un momento di contatto con la cittadinanza, con una manifestazione pubblica sul Corso Garibaldi di Reggio, a ribadire il fatto che la problematica della disabilità non è un tema riservato agli addetti ai lavori, ma diretto a tutta la comunità.