NDRANGHETA: SEQUESTRATI ALTRI 10 MILIONI DI EURO ALLA COSCA ALVARO

La Guardia di Finanza di ReggioCalabria, proseguendo l’operazione ”Matrioska” del 12 maggio scorso, ha sequestrato beni immobili (4 ville) per circa dieci milioni di euro, alla cosca Alvaro di Sinopoli (RC). I provvedimenti – emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta dalla locale Procura Distrettuale Antimafia – portano a 30 milioni il valore complessivo dei sequestri effettuati quest’anno nei confronti di esponenti della cosca e riguardano il nucleo familiare di Domenico Alvaro, membro dell’omonimo gruppo criminale, condannato, in primo grado, a tre anni di reclusione per aver favorito la latitanza del boss Carmine Alvaro, capo carismatico dell’omonimo consorteria della ‘ndrangheta. L’ingente patrimonio immobiliare, abilmente occultato in zone difficilmente accessibili e mai dichiarato al catasto, e’ stato individuato dai finanzieri attraverso il controllo del territorio anche con elicotteri. Continua a leggere

“BELLU LAVURU”: CONDANNATO IL GENERO DEL TIRADRITTO

Un tratto dei lavori sulla Statale 106

di Claudio Cordova  – Nonostante le richieste pesanti formulate dal pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, c’è solo un condannato, Francesco Stilo, nel processo scaturito dall’operazione della Dda di Reggio Calabria, denominata “Bellu lavuru”. In sede di rito abbreviato il Gip di Reggio Calabria, Santoro, aveva condannato 27 delle persone a giudizio. Francesco Stilo è stato quindi condannato alla pena di nove anni di reclusione, assolti, invece, Antonio Mafrica, Giuseppe Morabito, il “Tiradritto”, e il genero Giuseppe Pansera, per il quale lo stesso pm Lombardo aveva richiesto l’assoluzione. In fase di rito abbreviato, invece, il Gip Santoro aveva comminato pene dai sei ai dieci anni per un totale di quasi due secoli di reclusione. Il processo “Bellu lavuru” nasce da un blitz effettuato dall’Arma dei Carabinieri nel giugno 2008, messo in atto per fronteggiare le presunte infiltrazioni delle ‘ndrine nei lavori della statale 106 jonica. Nel mirino c’è, in particolare, il cartello degli “africoti”, comandati da uno dei boss più carismatici della ‘ndrangheta: Giuseppe Morabito, “u tiradrittu”, arrestato, dopo dodici anni di latitanza, dagli uomini del ROS dei Carabinieri il 18 febbraio 2004 a Santa Venere, nel comune di Cardeto, in provincia di Reggio Calabria. Il nome dell’operazione, “Bellu Lavuru”, deriva da una intercettazione ambientale effettuata presso il carcere di Parma tra il presunto capo dei capi della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, “il Tiradritto”, e il genero, Giuseppe Pansera e gli altri parenti Francesco Stilo ed Antonia Morabito. Nell’intercettazione, captata dalla cimice, gli interlocutori avrebbero fatto riferimento all’aggiudicazione di un “bellu lavuru” riguardante proprio i lavori di ammodernamento della SS 106. Al termine della requisitoria del pm Lombardo, Morabito, chiedendo la parola al presidente del tribunale, Vincenzo Giglio, aveva chiesto, più volte, “chi c’intru jeu?”.