MOVIMENTO DEI FORCONI: INTERVISTA AL MERIDIONALISTA PINO APRILE

aprile3di Stefano Perri – Le proteste degli agricoltori siciliani avanzano dritte verso la Capitale. Sul Movimento si è detto e scritto di tutto, e anche il contrario. Abbiamo provato a mettere qualche punto fermo su questa vicenda intervistando chi i Forconi li conosce bene.  Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di Terroni, ci aiuta a capirci qualcosa.

Lei ha avuto modo di incontrare gli agricoltori siciliani già molto tempo fa. Che idea si è fatto?
Ho conosciuto il movimento dei Forconi in tempi non sospetti quando ancora nessuno ne parlava. I contadini tentavano di farsi ascoltare in tutti i modi ma nessuno dava loro retta. In quei giorni ho sentito delle storie allucinanti di centinaia di grandi aziende che prosperavano da generazioni, fallite a causa dei debiti contratti per ammodernarsi. Delle storie tragiche che provocavano rabbia nei confronti delle istituzioni che lasciavano i piccoli imprenditori da soli sul mercato.

Dunque il problema è il mercato? Ci spieghi..

In Italia esistono ovviamente una serie di vincoli sui prodotti che mirano alla qualità del ciclo di produzione sia dal punto di vista sanitario che sindacale. Questi vincoli garantiscono un determinato valore al prodotto che però poi una volta arrivato sul mercato non viene tutelato. Capita spesso di trovare sui banchi dei mercati il pomodoro ciliegino a prezzi molto bassi. In pochi sanno che quei pomodori proviengono dall’Egitto dove una giornata di lavoro per un bracciante costa 2 euro. Magari il pomodoro egiziano è buono come quello italiano ma nessuno può darci questa garanzia.

Il confronto obiettivamente non tiene. I prodotti agricoli di casa nostra non reggono sul mercato..

Assolutamente. Le aziende falliscono e l’Inps non riesce a riscuotere i crediti arrivando a chiedere ai singoli piccoli imprenditori addirittura il 100% del fatturato. E’ chiaro che non riescono a pagare. Allora è accaduto che l’Inps ha svenduto i suoi crediti alla Serit al 10-15%. La Serit a sua volta adesso propone degli accordi agli agricoltori per i pagamenti. Ma è chiaro che la situazione è insostenibile. Facendo qualche calcolo si è scoperto che 50 mila delle 200 mila aziende agricole siciliane è fallita per questo motivo. La verità è che questo Paese ha svenduto l’agricoltura meridionale (e non solo quella) per salvaguardare le industrie del Nord.

Nasce da qui quella che chiamano rivoluzione dei Forconi. Ma a quanto pare c’è qualcuno che vorrebbe appropriarsene..

I tentativi di strumentalizzazione accadono sempre. Potremmo dire che sono risvolti fisiologici quando un movimento sta iniziando ad ottenere qualcosa. Le organizzazioni opportuniste (non necessariamente in senso negativo) cercano di inserirsi nel movimento. Succede per la politica, ma succede anche per la mafia che è anch’essa un organizzazione opportunista. Ma d’altronde la mafia tenta di immettersi un po’ dappertutto. Non avviene la stessa cosa nel Consiglio Regionale della Lombardia? Per carità, siamo garantisti, ma dalle inchieste risulta che il braccio destro di Formigoni avrebbe degli appoggi dalla ndrangheta. Nulla di dimostrato ancora, ma il dubbio c’è. Se poi pensiamo al Parlamento che ha votato contro l’arresto di un presunto affiliato della camorra, l’unico ancora non in carcere di tutto il clan.

In effetti la rabbia è comprensibile..

In Sicilia c’è gente che ha perso tutto. Che ha perso l’azienda ed il lavoro, che ha perso i suoi risparmi ed il suo futuro. Di fronte a tutto questo io posso metterci la mano sul fuoco. Ho conosciuto alcuni di questi agricoltori e nonostante sia gente semplice sono persone incredibilmente sagge ed equilibrate. Sono rimasto ammirato nel sentirli parlare. Hanno le idee molto chiare e riescono ad esprimerle con molto equilibrio. Non ce li vedo proprio in giri loschi o in affari poco chiari.

Ma secondo lei che possibilità hanno di riuscire nell’impresa?

Questo non lo so. Però so che mentre le organizzazioni opportuniste quando vedono che il movimento non ha possibilità di riuscita si allontanano subito, sono certo che loro non si fermeranno. Non torneranno indietro perché non hanno più nulla da perdere. Io spero che questo Paese lo capisca. Queste sono persone di enorme valore. Io non avrei mai avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro. Ogni volta traditi dallo Stato e abbandonati a se stessi eppure ancora li a lottare per i loro diritti.

Però in questo modo c’è il rischio che la situazione degeneri?

Si, c’è il rischio che possa andare a finire male. Sento già che cominciano a circolare all’interno del movimento idee di separatismo e di indipendenza. Il punto è che se lo Stato lo devi avere contro a questo punto tanto vale non averlo. Il problema è che la rabbia rende fertili i tentativi di strumentalizzazione e arrivati a un certo punto non  è neanche molto facile dare torto a chi non riconosce più lo Stato.

E’ vero che la protesta nasce molto tempo fa ma l’ondata di questi giorni è venuta dalla pancia, c’è tanta rabbia e disperazione. Il movimento, evidentemente, ha bisogno di un leader che sappia strutturare analisi e proposte in termini efficaci. Tempo fa gli agricoltori le avevano anche chiesto di unirsi a loro. Oggi cosa si sente di dire a questa gente?
Li osservo con molta attenzione. Voglio fare loro i complimenti perché stanno riuscendo a rifuggire da ogni tentativo di strumentalizzazione. Sono persone di enorme valore. Di me non hanno bisogno.

GALLICO-GAMBARIE: ORA SI PASSI DALLE PAROLE AI FATTI!

gallicogambarie1di Stefano Perri – Che fine ha fatto la Strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie? Dopo la campagna elettorale ed un’estate di assestamento dedicata a insediamenti e verifiche, per la politica (tutta) è giunto il momento di dare delle risposte.

E’ Franco Zoccali a risollevare, per l’ennesima volta, la questione della strada. Tra i leader storici del movimento che nella vallata più volte si è speso per tenere alta l’attenzione sul processo di completamento dell’opera, Zoccali si chiede in una lettera pubblica inviata al Presidente della Provincia Giuseppe Raffa che fine abbiano fatto i fondi stanziati in primavera sulla strada. Un’arteria fondamentale che rappresenterebbe per la vallata del Gallico e soprattutto per Gambarie una vera e propria svolta sia sul piano turistico che su quello della qualità della vita per i tanti cittadini residenti.

“Durante la campagna elettorale – comincia Zoccali nella sua missiva – in una affollata ed attenta assemblea svoltasi a Santo Stefano in Aspromonte, il Governatore Scopelliti, politico oculato ed operativo, ha comunicato che erano stati stanziati 60 milioni di euro per il completamento del 3° ed ultimo lotto della Gallico-Gambarie. E’ anche giusto per amore di verità – continua Zoccali – dire che l’ex Presidente della Provincia Pino Morabito, oltre ad avere predisposto il relativo progetto, ha reso pubblicamente e meritoriamente noto di avere provveduto a stanziare 20 milioni di euro anche essi da utilizzare per il completamento dell’arteria in parola programmando anche come termine per la pubblicazione del relativo bando di gara per l’aggiudicazione dell’appalto il mese di giugno 2011; cosa non avvenuta per il sopraggiungere della tornata elettorale. Da ciò si dedurrebbe che le pratiche fossero sin dall’ora complete per l’inizio dei lavori dopo la loro aggiudicazione”.

In tempi non sospetti anche Strill si era occupato della vicenda con un’intervista all’allora Presidente della Provincia Giuseppe Morabito interamente dedicata alla Strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie. Morabito in quel caso aveva chiamato in causa la Regione chiedendo che venissero stanziati i fondi per il completamento definitivo dell’opera. Da allora in avanti e particolarmente durante l’ultima campagna elettorale si erano generate una serie di prese di posizione ed impegni che avevano generato Grandi speranze circa l’intenzione effettiva di completare l’opera.

“Da qualche tempo però – continua Franco Zoccali nella lettera inviata a Raffa – nessuno più ne parla e nulla più si dice in merito e quindi mi sorgerebbe il dubbio (il condizionale è d’obbligo) che il problema stia per essere nuovamente avvolto in una misteriosa nebbia d’oblio. Continua a leggere

COSENZA: AL BALLOTTAGGIO OCCHIUTO CONTRO PAOLINI

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di Stefano Perri (da www.strill.it) – A Cosenza è Occhiuto contro Paolini. Giungono al ballottaggio i due candidati che da subito avevano dato l’impressione di avere una marcia più rispetto agli altri. E mentre è apparsa abbastanza semplice la corsa di Mario Occhiuto, che ha ottenuto il lusinghiero risultato di 45,61% in una città storicamente rossa come Cosenza, qualche ostacolo in più ha dovuto incontrarlo Enzo Paolini che prima di giungere al ballottaggio ha dovuto superare il Sindaco uscente Perugini (15,6%) con quasi il 27% di preferenze.

 

‘NDRANGHETA: L’OPERAZIONE “META” FOTOGRAFA I NUOVI ASSETTI DELLE COSCHE REGGINE

di Stefano Perri e Peppe Caridi – “Meta”. Questo il nome assegnato all’inchiesta che secondo il Procuratore della Repubblica Francesco Pignatone ha raggiunto l’obiettivo di scattare finalmente una fotografia assolutamente nitida della situazione generale delle cosche nella città di Reggio Calabria.
42 sono le ordinanze di custodia cautelare eseguite ad opera del Ros dei Carabinieri, guidato dal Generale Giampaolo Ganzer, e del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’inchiesta, che si è dispiegata in quattro regioni italiane, Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, ha colpito pesantemente alcune tra le più importanti cosche di Reggio, riunite da una sorta di cartello per la gestione degli affari e degli interessi comuni. I reati contestati alle persone coinvolte nell’operazione,  sono quelli di associazione mafiosa, estorsioni, turbata libertà degli incanti ed altri reati.  Al filone centrale dell’inchiesta si affiancano una serie di rivoli che conducono a vari paesi della provincia. Uno di essi riguarda il voto delle ultime elezioni comunali a San Procopio, per le quali il condizionamento da parte della cosca Alvaro aveva determinato la scelta scientifica dei componenti sia della maggioranza che dell’opposizione. Non si riscontrano, secondo il Procuratore Pignatone, almeno nell’ambito di questa inchiesta, collegamenti con settori della politica ed interessamento al sistema degli appalti pubblici. Nelle mire della Procura sono finiti anche 30 imprenditori reggini che costituivano la cosiddetta zona grigia e avevano il compito di sostenere economicamente l’organizzazione mafiosa. Arrestato anche il sedicente avvocato Vitaliano Grillo Brancati e altri professionisti che si occupavano della partecipazione alle aste immobiliari.
L’ordinanza ha disposto il sequestro beni mobili e immobili per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Tra queste ben 18 imprese attive nei settori dell’edilizia e della ristorazione, stabilimenti balneari tra cui anche il famoso lido cittadino Calajunco che doveva essere inaugurato a giorni, 22 appartamenti, 12 unità immobiliari  a uso commerciale, nonché 26 autovetture di lusso e 6 motocicli. Sequestrata anche la casa di cura Villa Speranza, di proprietà della cosca Alvaro, oltre ad un cospicuo arsenale di armi da fuoco e 79 mila euro in contanti.
Il dato che emerge dall’inchiesta sottolinea dunque un’assoluta eterogeneità delle attività di riciclaggio, gestita da un cartello pacificamente unitario tra cosche che in passato si sono sanguinosamente scontrate e che oggi sembrano aver trovato un accordo complessivo di spartizione e di comunanza negli obiettivi. In particolare l’inchiesta fotografa la collaborazione criminale tra i Condello, i De Stefano-Libri, i Tegano, gli Imerti, con la novità degli Alvaro usciti da Sinopoli e giunti nella città di Reggio.
Significative a proposito le parole del Procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone che ha posto l’accento sulla cosiddetta zona grigia: “Dopo la seconda guerra di mafia che fino al 91 aveva fatto centinai di morti a Reggio non avevamo più consapevolezza degli equilibri delle cosche, con questa operazione siamo riusciti a stabilire i nuovi assetti ed a scoprire delle alleanze che erano saltate durante la guerra di mafia”.
Di grande rilevanza la presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso che ha sottolineato il lavoro di grande sinergia portato avanti da tutte le articolazioni del corpo dei carabinieri con la collaborazione preziosa della magistratura. “La mia presenza di oggi a Reggio Calabria” – ha detto il procuratore Grasso – “è per dare rilevanza alla chiarezza che si ricostruisce con il quadro offerto dall’operazione Meta. Quello che in passato ha determinato gli scontri tra le cosche, oggi avviene nella piena concordia per il perseguimento degli obiettivi e degli interessi comuni, secondo la strategia della sommersione e della facilitazione. L’accordo tra le cosche del reggino va visto come un sistema a cerchi concentrici con un nucleo centrale di affiliati organici e tutta una serie di corollari che aiutano il mantenimento del sistema attraverso il sostegno economico e le attività imprenditoriali. C’è bisogno dunque di un attacco complessivo al sistema della ndrangheta, che non si soffermi al cuore dell’organizzazione, ma che sappia raggiungere la rete dei fiancheggiatori che offrono alle cosche il sostegno economico”.