REGGIO: ANTONINO LO GIUDICE COLLABORA CON LA DDA E CONFESSA DEGLI ATTENTATI IN PROCURA E A DI LANDRO

attentatopg2Antonino Lo Giudice, il boss della ‘ndrangheta arrestato lo scorso 7 ottobre 2010 su provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, a firma del Procuratore Aggiunto Dott. Michele Prestipino e dei Sostituti Procuratori Dott. Giuseppe Lombardo, Dott. Marco Colamonici e Dott.ssa Beatrice Ronchi, ha deciso di collaborare con la Dda ed ha dichiarato di essere l’organizzatore degli attentati alla Procura Generale (il 3 gennaio scorso) e all’abitazione del Procuratore Generale Di Landro (il 26 agosto scorso). Lo ha detto all’ANSA il Procuratore della Repubblica di Reggio, Giuseppe Pignatone. Lo Giudice ha detto anche di essere stato lui a fare collocare nei giorni scorsi un bazooka ritrovato davanti alla sede della Dda. ”Questi atti – ha aggiunto – sono gia’ stati trasmessi alla Dda di Catanzaro per le sue valutazioni”. Pignatone ha riferito anche che ”nella notte, su indicazioni dello stesso Lo Giudice, sono state sequestrate 11 armi lunghe. Si e’ anche proceduto all’interrogatorio di Luciano Lo Giudice, fratello di Antonino, che si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere”.

REGGIO: DEFINITA LA DISPOSIZIONE DELL’ESERCITO. IL PREFETTO SPIEGA: 75 UOMINI PER 4 OBIETTIVI SENSIBILI

varrattadi Stefano Perri – Definito stamane il profilo del dispiegamento delle forze armate nella città di Reggio Calabria. La decisione è stata presa nel corso del vertice del Comitato Ordine e Sicurezza che ha avuto luogo stamattina presso la Prefettura  di Reggio Calabria.
Alla riunione era presente oltre al Prefetto Luigi Varratta, anche il Colonnello dell’Esercito Francesco Rizzo del 62° Reggimento Fanteria “Sicilia” di Catania. Assieme a loro i Procuratori Giuseppe Pignatone e Salvatore Di Landro oltre ai rappresentanti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
75 uomini dislocati presso 4 obiettivi sensibili. In particolare è previsto l’impiego di 45 uomini presso il Cedir, 10 sotto casa del Procuratore Salvatore Di Landro, 10 presso la Corte d’Appello e 10 di fronte la Procura Generale. “E’ possibile che vi siano altri obiettivi in questo momento a rischio – spiega a Strill.it il Prefetto Varratta – ma in questo momento non è facile prevederlo. Noi stiamo lavorando affinchè non si verifichino più attentati o intimidazioni. Non è ancora previsto un termine specifico per l’impiego dell’Esercito anche se noi speriamo al più presto di poterlo disimpegnare perché a quel punto vorrà dire che non ce ne sarà più bisogno”.
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REGGIO RISPONDE ALLA NDRANGHETA. IN CENTINAIA ALLA FIACCOLATA DI SOLIDARIETA’ PER IL PROCURATORE PIGNATONE

di Stefano Perri – “Colpo su colpo”. Reggio risponde al vile atto intimidatorio di stanotte nei confronti del Procuratore Pignatone con una fiaccolata sul Corso Garibaldi organizzata dal movimento  ReggioNonTace.

Sono in centinaia alla partenza da Piazza De Nava ad intonare un unico semplice e chiarissimo slogan: Pignatone solidarietà. Un corteo nutrito e composto, assolutamente variopinto, che ha illuminato con le fiaccole della speranza la strada principale di Reggio. “Pignatone non sei solo” questo il messaggio che i manifestanti hanno voluto lanciare nei confronti del Procuratore capo. Cosi distanti dai proclami lanciati dai salotti buoni della politica, qui in strada ci sono i ragazzi di ReggioNonTace, la società civile di Reggio, giovani e meno giovani, convinti davvero di volersi stringere in abbraccio ideale intorno a Pignatone e agli altri magistrati reggini.

“Basta isolamento, basta indifferenza” urlano i ragazzi sul corso. La solidarietà dunque non solo proclamata ma praticata attraverso la militanza antindrangheta che si esprime nelle facce piene di vita e di speranza che animano il corteo. Alla sua testa, come al solito, il battagliero Padre Giovanni Ladiana, vero e proprio ispiratore della rinascita del movimento antindrangheta a Reggio Calabria. Pochi commenti, poche parole, messaggi brevi, concisi. No alla paura, no all’apatia. La società civile rifiuta il silenzio, rifiuta il torpore di una città che per troppo tempo è rimasta alla finestra a guardare i potenti che decidevano del suo futuro.

I numeri della fiaccolata non sono certo un trionfo, ma è un dato assolutamente confortante sapere che, dietro quegli striscioni e quelle fiaccole fieramente accese di speranza, c’erano tante teste pensanti e consapevoli, pronte a combattere per il cambiamento.
All’interno del corteo anche i ragazzi di Free Lance Magazine. A fianco a loro anche pezzi del mondo politico. Presenti Italia dei Valori con Talarico, Giordano, De Masi e D’Agostino e la Federazione della Sinistra con Infantino e Minniti, insieme a diversi rappresentanti del mondo associativo e sindacale reggino.
“Questa non dev’essere un’iniziativa estemporanea” ha urlato Giovanni Ladiana nell’assemblea improvvisata a Piazza Duomo al termine del corteo. L’appuntamento è fissato per il 3 novembre, presso la sala Green del Consiglio Regionale, per un forum che inizi a lanciare dei messaggi in positivo. “Abbiamo sempre ribadito il nostro no alla ndrangheta – ha concluso Ladiana – adesso è arrivato il momento di costruire un’alternativa. Costruiremo le nostre proposte attraverso la discussione”.

REGGIO CALABRIA: MINACCE A PIGNATONE, RITROVATO BAZOOKA DOPO TELEFONATA ANONIMA

Foto di Stefano Perri su repubblica.it

REGGIO CALABRIA – L’allarme è scattatato dopo una telefonata anonima di minacce. Bersaglio era il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Una chiamata che ha fatto scoprire alcuni armi, fra cui un bazooka (che però era inoffesivo, in quanto monouso e già usato).

“Possiamo colpire quando vogliamo” era il messaggio mafioso che una voce maschile ha lasciato, in una telefonata da una cabina telefonica nei pressi del Consiglio Regionale, nella zona Nord della città, che è attualmentre transennata. Lo scrive il sito locale Strill.it 1. Le armi sono state poi ritrovate nei pressi del tribunale, che si trova al Cedir, ma dall’altra parte del torrente Calopinace, nel quartiere San Giorgio Extra.

250 perquisizioni in tutta la provincia di Reggio Calabria. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza stanno eseguendo, da questa mattina, operazioni di controllo a tappeto. Nel mirino degli inquirenti i capi dei principali casati di ‘ndrangheta nei confronti dei quali sono in corso attivita’ di controllo, ispezioni e perquisizioni finalizzate alla ricerca di armi ed esplosivi. L’operazione e’ la risposta dello Stato ai recenti attentati perpetrati nei confronti della maguistratura.
Le famiglie colpite sono i Tegano, i De Stefano, i Serraino, i Condello, i Fontana, i Polimenti, i Labate ed i Libri nel capoluogo. In provincia risultano destinatari dei provvedimenti esponenti dei clan Piromalli, Bellocco, Gallico, Facchineri, Fazzalari, Crea, Zito e Bartuca sul versante tirrenico, oltre ai Commisso, Cordi’, Cataldo, Strangio, Vottari, Romeo e Altomonte sul versante ionico. Circa 700 gli uomini impegnati.
E’ in corso ora un’operazione di polizia per l’esecuzione di 250 perquisizioni. Nell’operazione sono impiegati oltre 750 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri.

REGGIO: “NON BOMBE MA CARAMELLE” LA DIRETTRICE DELL’ASILO RESPINGE LA SOLIDARIETA’ DEL MONDO ANTIMAFIA

caramelledi Stefano Perri – Era stata fissata per stamattina la manifestazione di solidarietà per i bambini dell’asilo comunale “Padre Gaetano Catanoso” di Reggio Calabria nel rione San Cristoforo, oggetto negli scorsi giorni di una vile intimidazione. Un ordigno rudimentale contenente 200 grammi di esplosivo era stato infatti ritrovato all’interno del cortile dell’istituto scolastico, a pochi metri dal cancello d’ingresso.  Un atto peraltro non isolato, visto che solo poco tempo prima erano state incendiate quattro aule di un altro asilo comunale, il “De Gasperi” del rione Condera, che dista dall’asilo Catanoso nemmeno 500 metri. “Non bombe ma caramelle, fiori e sorrisi”  era lo slogan della manifestazione odierna. “Riteniamo che il modo migliore per esprimere la nostra stima, la solidarietà e l’affetto ai bambini, le loro famiglie e il personale docente e amministrativo di San Cristoforo sia quello di recarci presso l’asilo e donare loro ciò che meritano” avevano dichiarato negli scorsi giorni gli organizzatori. Un atto di solidarietà che però non è piaciuto alla Direttrice della scuola materna Francesca Arena che ha negato ai manifestanti l’accesso nell’ampio cortile della struttura.  “Non voglio che l’intimidazione venga strumentalizzata – ha dichiarato la Direttrice a Strill.it – solo i genitori possono accedere all’interno dell’asilo e non posso permettere che i nostri allievi vengano a contatto con degli sconosciuti, tanto più che vengano loro offerte delle caramelle. E’ mio compito garantire l’incolumità e la sicurezza dei bambini che frequentano l’asilo”. Continua a leggere

SEMINARA (RC): INCENDIATI I TERRENI DI UNA COOPERATIVA SOCIALE

Una trentina di ettari di terreno, coltivati a uliveto, agrumeto e vigneto, sono stati danneggiati da un incendio doloso a Seminara, nel reggino. I terreni, che si trovano al confine tra i comuni di Seminara, Gioia Tauro e Rizziconi, sono di proprieta’ dell’erede di un antico casato nobiliare della zona, Giuseppe Spinelli, il quale, dopo aver subito negli anni scorsi diverse intimidazioni, ha deciso di affidare alla cooperativa sociale ‘Giovani Invita’ la gestione della proprieta’. La cooperativa, che da’ lavoro ad una quarantina di giovani, e’ stata fondata due anni fa dall’ex sindaco di Sinopoli (Reggio Calabria), Mimmo Luppino, anch’egli vittima di una serie di intimidazioni mentre era amministratore del comune reggino. Le fiamme, oltre ad aver distrutto numerosi alberi, ha danneggiato anche una piccola chiesa privata intitolata a San Giuseppe posta nei pressi del fondo agricolo. L’incendio e’ stato spento dai vigili del fuoco. L’episodio e’ stato denunciato ai carabinieri, che hanno avviato le indagini.

LETTERA INTIMIDATORIA AL FIGLIO DI MASSIMO CIANCIMINO

di Stefano Perri – Una busta contenente un proiettile di kalashnikov e una lettera di minacce indirizzata al figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea, di 5 anni, e’ stata recapitata questa mattina a Palermo all’indirizzo della famiglia, in via Torrearsa. Massimo Ciancimino, figlio del boss democristiano Vito, protagonista il mese scorso a Reggio Calabria nell’ambito della Rassegna Tabula Rasa di Strill.it. A dare notizia della lettera intimidatoria è stato lo stesso Massimo Ciancimino. “Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli. Lei e i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo. Lei e i suoi amici magistrati sarete la causa di tutto” dice tra l’altro il testo minatorio. Per Massimo Ciancimino, che da tempo vive a Bologna con la famiglia si tratta di una vera “vigliaccata”. “Non renderò più interrogatori e chiederò anche il ritiro del mio libro ‘Don Vito’ dal commercio”. Proprio questa mattina Ciancimino era atteso in Procura.