PIGNATONE: “LA CALABRIA PAGA L’ISOLAMENTO, MA TRE NUOVI PENTITI SONO UN SEGNALE IMPORTANTE”

pignatonedi Grazia Candido – “In Calabria le vie d’informazione sono difficili, disastrate. Qui si vive in un cono d’ombra informativo”. E’ il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone a parlare della Calabria a tutto tondo, del male che soffoca da anni una comunità, la ‘ndrangheta, ma anche dei tanti uomini onesti che, quotidianamente si impegnano ad estirpare con tutte le loro forze questo terribile “cancro”. Ospite su Raitre, alla puntata di “Che tempo che fa”, talk-show di Fabio Fazio, il procuratore si sofferma sull’ “isolamento” in cui vive una delle Regioni del Mezzogiorno. “Io arrivo da Palermo che non soffre questo problema, è una città sempre sotto i riflettori mentre la Calabria soffre di un isolamento che è simboleggiato dalla mitica autostrada Sa-Rc rimasta incompleta da anni – afferma Pignatone – Dalla Calabria non si riesce a far uscire una notizia almeno che non riguardi fatti clamorosi o di malasanità. Invece, è urgente far sapere fuori che mentre la Calabria è isolata, la ‘ndrangheta è dappertutto e accresce il suo impero economico che trova nella provincia di Reggio Calabria la sua capitale”. Continua a leggere

BRANCALEONE (RC): FERITO A COLPI DI FUCILE UN OPERAIO

Un operaio di 31 anni, Maurizio Maviglia, con precedenti di polizia ed originario di Africo Nuovo, e’ stato ferito in un agguato ieri sera a Brancaleone, nella Locride. L’agguato e’ stato fatto mentre Maviglia, dopo avere parcheggiato la propria automobile, stava rincasando. Contro l’operaio, una persona ha sparato alcuni colpi di fucile caricato a pallettoni che lo hanno raggiunto in varie parti del corpo. Maviglia e’ stato portato nell’ospedale di Locri, dove e’ stato ricoverato con prognosi riservata. Sul tentato omicidio hanno avviato indagini i carabinieri del Gruppo di Locri e della Compagnia di Bianco. Il movente del ferimento sarebbe da collegare ad una vendetta maturata negli ambienti della criminalita’ della Locride.

LA BOTTEGA DELLA LEGALITA’, GLI ANNUNCI DI MARONI, LE ANALISI DI GRATTERI

“Non abbiamo paura”. E’ lo striscione calato dalla palazzina di Corleone, un tempo del boss Bernardo Provenzano, che da oggi diventa sede della ‘Bottega della legalità’. A inaugurarla, sono arrivati dopo la riunione del Comitato nazionale il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il Gardasigilli, Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, accompagnati dai vertici delle forze dell’ordine e dei servizi di intelligence. E’ ferragosto e l’atmosfera è un po surreale. Tanto caldo, tanto silenzio. Corleone, il paesino di circa 12 mila abitanti, a una cinquantina di chilometri da Palermo è deserta. Il paese dove è nata una delle consorterie mafiose più pericolose e famigerate di sempre.  La cittadina è presidiata da un enorme dispiegamento di uomini delle forze dell’ordine. C’è perfino un cecchino sul tetto dell’edificio dove è in programma la cerimonia. Il sindaco, Nino Iannazzo, si rivolge alle autorità di governo: “Ci sono ancora sguardi titubanti, qualcuno è alle finestre perchè ha paura”. Qui, si sono fatti passe avanti anche grazie ai sindaci che non di rado sono destinatari di minacce mafiose, segno che il cammino da fare è ancora tanto sul terreno della legalità. “Oggi – ha detto il ministro Alfano – è un giorno bellissimo per i siciliani onesti: anche questo bene appartenuto a Provenzano viene utilizzato contro la mafia”.”L’impegno del governo – ha aggiunto il ministro Maroni – è continuare in questa direzione: ci siamo un po sbilanciati ma vogliamo vincere questa guerra entro la fine della legislatura”. La cerimonia volge quasi al termine, mentre dalla piazzetta di Corleone dove decine di giovani dei ‘Cento passi…’ e volontari dell’Arci intonano ‘Bella ciao..’ proprio mentre i ministri Maroni e Alfano e il sottosegretario Letta stanno per andare via da Corleone. Solo quando il corteo di auto blu lascia il paesino i giovani entrano cantando nella Bottega della legalità prendendo simbolicamente possesso del bene confiscato e scandiscono lo slogan ‘Fuori la mafia dallo Stato’. Un gesto dunque che vuole significare il rifiuto da parte dei giovani siciliani impegnati nella lotta alle mafie di confondersi con gli annunci ad effetto degli impettiti ministri che scendono in Sicilia a lanciare anatemi dal sapore pontifico. La verità è che la politica dovrebbe sempre anteporre la pregiudiziale della questione morale prima di affrontare temi e predisporre provvedimenti di carattere sociale, ancor più quando essi riguardano un tema delicato come la lotta alle mafie. E’ toccato al Ministro Maroni snocciolare i dati dell’azione di contrasto: “Dal maggio 2008 ad oggi sono stati arrestati 6483 mafiosi. Catturati anche 26 dei 30 latitanti piu’ pericolosi. Sono stati inoltre sottratti alle cosche 32.799 beni per un valore di quasi 15 miliardi di euro (tra sequestrati e confiscati)”. Dichiarazioni che hanno il sapore del populismo, da parte di chi pensa di avere a che fare con un popolo ignorante e distratto. In realtà il movimento antimafia è molto attento e le popolazioni meridionali, attanagliate dal cancro mafioso, pur nel silenzio generato dalla paura di esporsi in prima persona, sanno fare bene i conti. Gli annunci ad effetto del Ministro Maroni vengono facilmente smascherate attraverso la spiegazione che Nicola Gratteri, procuratore aggiunto al Tribunale di Reggio Calabria, ha dato qualche giorno fa circa l’attività di contrasto al fenomeno mafioso: “Il Ministero dell’Interno, il Ministro o il Governo non c’entrano nulla con gli arresti di questi anni, che sono il frutto di indagini iniziate 4-5 anni fa” dichiara Gratteri – “le indagini sono il frutto del duro lavoro di Magistrati, Polizia Giudiziaria e Forze dell’Ordine che non prendono neanche i soldi dello straordinario! Nessun governo negli ultimi 15 anni di destra o di sinistra (2 governi di cd e due di cs per intenderci) hanno mai messo in campo un piano legislativo mirato al contrasto alle mafie”.
La strategia del Governo dunque in questo caso è molto chiara anche agli occhi di un osservatore distratto. Per difendersi dalle accuse lanciate dai finiani che ricadono soprattutto nell’ambito della giustizia e fanno continuo riferimento alla moralità ed alla legalità nell’azione di Governo, i falchi di Berlusconi provano la difesa alta tentando di accreditarsi nei confronti dell’opinione pubblica e sbandierando una presunta particolare e rinnovata attenzione al tema della lotta alle mafie, con l’obiettivo di mettere in fuorigioco gli ex colleghi della ex maggioranza.
Quando potrà andare avanti questo giochino non è dato sapere. La cosa più evidente oggi è che i ragazzi che cantavano “Bella ciao” all’inaugurazione della Bottega della Legalità di Corleone non hanno nessuna voglia di lasciarsi prendere in giro e chiedono alla politica, tutta, un passo indietro rispetto al sistema di malaffare diffuso che imperversa all’interno delle istituzioni. Come lo stesso Gratteri racconta ”Oggi sono i politici che vanno dal capomafia e chiedono il pacchetto di voti. Oggi, con il sistema attuale, basta spostare a destra o a sinistra un pacchetto di voti e questo significa concorrere a determinare chi fara’ il tecnico comunale, quando fare l’appalto. Oggi gli unici che hanno soldi contanti sono gli usurai, le mafie… tutti gli altri, abbiamo i conti in rosso”. Se questa è la situazione, denunciata autorevolmente da Gratteri ma in realtà da tempo sotto gli occhi di tutti, c’è davvero poco da stare allegri. Il mondo politico dovrebbe seriamente riflettere su una profonda autoriforma che possa riportare le istituzioni ed i partiti a riacquistare la credibilità perduta. Se ciò non avverrà, ed anche con una discreta urgenza, questo paese sarà destinato ad un lento ma inesorabile declino

GRATTERI: FATTURATO ‘NDRANGHETA PARI AL 3% DEL PIL ITALIANO, INTERCETTAZIONI MEZZO PIU’ EFFICACE PER COMBATTERLA

”Il fatturato annuo della ‘ndrangheta e’ di 44 miliardi di euro, pari al 3% del prodotto interno lordo italiano. Gran parte del denaro originato dai traffici della ‘ndrangheta va al Nord Italia e all’estero”. Lo ha detto Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, presentando a Capalbio (Grosseto) il suo libro ‘La Malapianta’. Lo rende noto un comunicato di ‘Capalbio Libri’. Gratteri, aggiunge la nota, ha parlato anche di intercettazioni, definendole ”il modo piu’ efficace ed economico per fare luce e indagare. Per avere lo stesso risultato – ha spiegato – devo fare un pedinamento con spostamenti, macchine, pernottamenti. Se anche ci fossero i mezzi e gli uomini non converrebbe economicamente”. ”I dati relativi alle intercettazioni vanno letti con criterio – ha aggiunto – L’aumento delle intercettazioni degli ultimi anni e’ un fattore sintomatico: per ogni persona per cui si valuta la necessita’ di intercettazione, dobbiamo prendere in considerazione almeno cinque diversi numeri telefonici”.

NDRANGHETA: MINACCIATA DI MORTE LA VEDOVA DI FORTUGNO

La quattordicesima lettera di minacce indirizzata all’onorevole Maria Grazia Lagana’, vedova del vicepresidente del consiglio regionale Franco Fortugno, ucciso a Locri nel 2005, e’ stata intercettata nel centro di smistamento postale di Lamezia Terme (Catanzaro). Nella busta c’era un proiettile di pistola e un foglio con riferimenti espliciti alla morte della parlamentare del Partito democratico. “Continuerò il mio impegno politico e per raggiungere la verità sulla morte di mio marito ha detto ad ApCom l’onorevole Maria Grazia Laganà commentantando l’accaduto, è poi ha aggiunto – proseguirò nella battaglia di legalità e verità che mi sono imposta all’indomani della morte di Franco”. Questa lettera è la quattordicesima intimidazione dall’uccisione di Franco Fortugno Fortugno, avvenuto a “Palazzu Nieddu del Rio” il 16 ottobre del 2005, all’interno del seggio costitutito per le primarie dell’Unione, ma è pure la prima con dentro dei proiettili. Diventata onorevole nel 2006 la vedova Fortugno fa parte della commissione parlamentare antimafia. Per l’omicidio di Franco Fortugno, in primo grado dalla corte d’assise di Locri sono stati condannati i presunti mandanti ed esecutori dell’uccisione del polica calabrese, tutti alla pena dell’ergastolo, mentre è in corso davanti alla corte d’Appello di Reggio Calabria il processo di secondo grado.

LOCRI (RC): ASSUNTO AL COMUNE IL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA ROCCO RISPOLI

di Stefano Perri – Rocco Rispoli, l’uomo che ha denunciato i propri usurai nell’ambito dell’inchiesta denominata “Shark”, sara’ assunto dal Comune di Locri. Una buona notizia per il mondo dell’antimafia ed una risposta a chi da sempre ha richiesto tutela e protezione per i testimoni di giustizia. La stipula del contratto di assunzione verra’ firmata lunedi’ 16 agosto in Municipio. ”Sono lieto di comunicare – afferma il sindaco di Locri, Francesco Macri’ – che siamo finalmente giunti al termine dell’iter procedurale per l’assunzione di Rocco Rispoli, cittadino locrese che con le sue dichiarazioni rese ai carabinieri ed alla magistratura ha rotto il muro dell’omerta’ denunciando i propri usurai, portando un forte contributo in quella che e’ stata soprannominata operazione ‘Shark”’. ”L’inserimento nel personale dell’Ente – prosegue il sindaco – e’ stato immediatamente valutato per dare atto che il testimone di giustizia non sarebbe rimasto solo e per dare un forte segnale contro ogni forma di criminalita’ organizzata, contro la quale si ritiene necessaria la collaborazione da parte di tutti i cittadini e delle Istituzioni”

SANITA’: DENUNCIATE A REGGIO 278 PERSONE PER FALSO IDEOLOGICO

di Stefano Perri – Altra truffa nel mondo della sanità. Probabilmente però solo la punta di un immenso iceberg. E’ di oggi infatti la notizia che la Guardia di Finanza ha denunciato in provincia di Reggio Calabria 278 persone per truffa al servizio sanitario nazionale. I reati contestati vanno dalla truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale al falso ideologico commesso da privato in atto pubblico. Le denunce sono state fatte nell’ambito di un’inchiesta, denominata ”Easy Ticket” riguardante falsi indigenti che, secondo l’accusa, sono riusciti ad ottenere prestazioni sanitarie gratuite grazie a false autocertificazioni che attestavano stati di disagio economico inesistenti. Il danno erariale e’ valutato in alcune migliaia di euro. Gli assistiti, secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, avrebbero fatto domanda di esenzione dal ticket per motivi legati all’eta’ ed all’apparente disagiata situazione familiare e reddituale. Nel corso delle indagini sono state esaminate oltre seimila ricette mediche riferite al 2005 i cui elementi sono stati incrociati dapprima con i dati anagrafici del nucleo familiare di appartenenza dell’ammalato e successivamente con le informazioni dell’Anagrafe tributaria. I comuni nei quali si e’ verificato il maggior numero di casi di frode sono Melito Porto Salvo, Montebello Ionico, Condofuri e Bova Marina. C’e’ anche il proprietario di 12 appartamenti, tutti ubicati a Condofuri, tra le 278 persone denunciate.  L’uomo ha 65 anni ed aveva presentato un’autocertificazione attestando falsamente il proprio stato di indigenza. Tra gli altri denunciati, per la maggior parte originari di Melito Porto Salvo e Montebello Jonico, sono stati individuati alcuni proprietari di auto di grossa cilindrata e titolari di redditi annui superiori ai 50 mila euro.