REGGIO: NASCE LA BOTTEGA DELLA LEGALITA’ DI LIBERA

liberaconsiglio1di Stefano Perri (per http://www.strill.it) – “Camminando s’apre cammino”. Questo lo slogan dell’iniziativa organizzata da Libera per la firma dell’accordo con la Presidenza del Consiglio Regionale per l’istituzione della Bottega della Legalità e la consegna di nuovi loghi del progetto ReggioLiberaReggio.

Un pomeriggio all’insegna dell’antindrangheta nella sala “Nicola Calipari” di Palazzo Campanella dove a confrontarsi sono i cittadini e gli iscritti all’Associazione Libera con le massime istituzioni regionali nell’ambito della legalità. Presenti le maggiori autorità cittadine, rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura, il Procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, il Procuratore Generale Salvatore Di Landro e il Sindaco di ReggioDemi Arena. Assieme ai tantissimi cittadini ed associazioni presenti anche una serie di imprenditori che hanno aderito al progetto di ReggioLiberaReggio. Tra di loro anche Tiberio Bentivoglio, titolare della Sanitaria Sant’Elia oggetto in passato di una serie orribile di attentati e gravissimi episodi intimidatori. Ad alternarsi sul palco gli interventi dei rappresentanti di Libera, il coordinatore reggino Mimmo Nasone e Don Marcello Cozzi dell’Ufficio nazionale, Claudio La Camera del Museo della ndrangheta e poi le Istituzioni regionali rappresentate dal Presidente della Commissione Antimafia Salvatore Magarò e dal Presidente del Consiglio Francesco Talarico. Continua a leggere

PIGNATONE: “LA CALABRIA PAGA L’ISOLAMENTO, MA TRE NUOVI PENTITI SONO UN SEGNALE IMPORTANTE”

pignatonedi Grazia Candido – “In Calabria le vie d’informazione sono difficili, disastrate. Qui si vive in un cono d’ombra informativo”. E’ il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone a parlare della Calabria a tutto tondo, del male che soffoca da anni una comunità, la ‘ndrangheta, ma anche dei tanti uomini onesti che, quotidianamente si impegnano ad estirpare con tutte le loro forze questo terribile “cancro”. Ospite su Raitre, alla puntata di “Che tempo che fa”, talk-show di Fabio Fazio, il procuratore si sofferma sull’ “isolamento” in cui vive una delle Regioni del Mezzogiorno. “Io arrivo da Palermo che non soffre questo problema, è una città sempre sotto i riflettori mentre la Calabria soffre di un isolamento che è simboleggiato dalla mitica autostrada Sa-Rc rimasta incompleta da anni – afferma Pignatone – Dalla Calabria non si riesce a far uscire una notizia almeno che non riguardi fatti clamorosi o di malasanità. Invece, è urgente far sapere fuori che mentre la Calabria è isolata, la ‘ndrangheta è dappertutto e accresce il suo impero economico che trova nella provincia di Reggio Calabria la sua capitale”. Continua a leggere

LA BOTTEGA DELLA LEGALITA’, GLI ANNUNCI DI MARONI, LE ANALISI DI GRATTERI

“Non abbiamo paura”. E’ lo striscione calato dalla palazzina di Corleone, un tempo del boss Bernardo Provenzano, che da oggi diventa sede della ‘Bottega della legalità’. A inaugurarla, sono arrivati dopo la riunione del Comitato nazionale il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il Gardasigilli, Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, accompagnati dai vertici delle forze dell’ordine e dei servizi di intelligence. E’ ferragosto e l’atmosfera è un po surreale. Tanto caldo, tanto silenzio. Corleone, il paesino di circa 12 mila abitanti, a una cinquantina di chilometri da Palermo è deserta. Il paese dove è nata una delle consorterie mafiose più pericolose e famigerate di sempre.  La cittadina è presidiata da un enorme dispiegamento di uomini delle forze dell’ordine. C’è perfino un cecchino sul tetto dell’edificio dove è in programma la cerimonia. Il sindaco, Nino Iannazzo, si rivolge alle autorità di governo: “Ci sono ancora sguardi titubanti, qualcuno è alle finestre perchè ha paura”. Qui, si sono fatti passe avanti anche grazie ai sindaci che non di rado sono destinatari di minacce mafiose, segno che il cammino da fare è ancora tanto sul terreno della legalità. “Oggi – ha detto il ministro Alfano – è un giorno bellissimo per i siciliani onesti: anche questo bene appartenuto a Provenzano viene utilizzato contro la mafia”.”L’impegno del governo – ha aggiunto il ministro Maroni – è continuare in questa direzione: ci siamo un po sbilanciati ma vogliamo vincere questa guerra entro la fine della legislatura”. La cerimonia volge quasi al termine, mentre dalla piazzetta di Corleone dove decine di giovani dei ‘Cento passi…’ e volontari dell’Arci intonano ‘Bella ciao..’ proprio mentre i ministri Maroni e Alfano e il sottosegretario Letta stanno per andare via da Corleone. Solo quando il corteo di auto blu lascia il paesino i giovani entrano cantando nella Bottega della legalità prendendo simbolicamente possesso del bene confiscato e scandiscono lo slogan ‘Fuori la mafia dallo Stato’. Un gesto dunque che vuole significare il rifiuto da parte dei giovani siciliani impegnati nella lotta alle mafie di confondersi con gli annunci ad effetto degli impettiti ministri che scendono in Sicilia a lanciare anatemi dal sapore pontifico. La verità è che la politica dovrebbe sempre anteporre la pregiudiziale della questione morale prima di affrontare temi e predisporre provvedimenti di carattere sociale, ancor più quando essi riguardano un tema delicato come la lotta alle mafie. E’ toccato al Ministro Maroni snocciolare i dati dell’azione di contrasto: “Dal maggio 2008 ad oggi sono stati arrestati 6483 mafiosi. Catturati anche 26 dei 30 latitanti piu’ pericolosi. Sono stati inoltre sottratti alle cosche 32.799 beni per un valore di quasi 15 miliardi di euro (tra sequestrati e confiscati)”. Dichiarazioni che hanno il sapore del populismo, da parte di chi pensa di avere a che fare con un popolo ignorante e distratto. In realtà il movimento antimafia è molto attento e le popolazioni meridionali, attanagliate dal cancro mafioso, pur nel silenzio generato dalla paura di esporsi in prima persona, sanno fare bene i conti. Gli annunci ad effetto del Ministro Maroni vengono facilmente smascherate attraverso la spiegazione che Nicola Gratteri, procuratore aggiunto al Tribunale di Reggio Calabria, ha dato qualche giorno fa circa l’attività di contrasto al fenomeno mafioso: “Il Ministero dell’Interno, il Ministro o il Governo non c’entrano nulla con gli arresti di questi anni, che sono il frutto di indagini iniziate 4-5 anni fa” dichiara Gratteri – “le indagini sono il frutto del duro lavoro di Magistrati, Polizia Giudiziaria e Forze dell’Ordine che non prendono neanche i soldi dello straordinario! Nessun governo negli ultimi 15 anni di destra o di sinistra (2 governi di cd e due di cs per intenderci) hanno mai messo in campo un piano legislativo mirato al contrasto alle mafie”.
La strategia del Governo dunque in questo caso è molto chiara anche agli occhi di un osservatore distratto. Per difendersi dalle accuse lanciate dai finiani che ricadono soprattutto nell’ambito della giustizia e fanno continuo riferimento alla moralità ed alla legalità nell’azione di Governo, i falchi di Berlusconi provano la difesa alta tentando di accreditarsi nei confronti dell’opinione pubblica e sbandierando una presunta particolare e rinnovata attenzione al tema della lotta alle mafie, con l’obiettivo di mettere in fuorigioco gli ex colleghi della ex maggioranza.
Quando potrà andare avanti questo giochino non è dato sapere. La cosa più evidente oggi è che i ragazzi che cantavano “Bella ciao” all’inaugurazione della Bottega della Legalità di Corleone non hanno nessuna voglia di lasciarsi prendere in giro e chiedono alla politica, tutta, un passo indietro rispetto al sistema di malaffare diffuso che imperversa all’interno delle istituzioni. Come lo stesso Gratteri racconta ”Oggi sono i politici che vanno dal capomafia e chiedono il pacchetto di voti. Oggi, con il sistema attuale, basta spostare a destra o a sinistra un pacchetto di voti e questo significa concorrere a determinare chi fara’ il tecnico comunale, quando fare l’appalto. Oggi gli unici che hanno soldi contanti sono gli usurai, le mafie… tutti gli altri, abbiamo i conti in rosso”. Se questa è la situazione, denunciata autorevolmente da Gratteri ma in realtà da tempo sotto gli occhi di tutti, c’è davvero poco da stare allegri. Il mondo politico dovrebbe seriamente riflettere su una profonda autoriforma che possa riportare le istituzioni ed i partiti a riacquistare la credibilità perduta. Se ciò non avverrà, ed anche con una discreta urgenza, questo paese sarà destinato ad un lento ma inesorabile declino

REGGIO: L’ANTIRACKET DI LIBERA FA TAPPA A LAZZARO

di Stefano Perri – Mercoledì 30 giugno alle 20.30, presso i locali del ristorante “L’Accademia” di Lazzaro, “ReggioLiberaReggio” terrà un’assemblea pubblica per presentare il resoconto delle attività fin qui svolte e per consegnare il logo di RLR a quindici nuove associazioni, imprese e commercianti che hanno detto “no” al pizzo, decidendo di aderire alla nostra campagna anti-racket, sommandosi cosi alle quattro aziende già presenti.
ReggioLiberaReggio è una rete formata attualmente da ben 61 associazioni impegnate nella lotta al racket. L’organizzazione, durante la sua prima assemblea presieduta da Libera, ha deciso di formare tre diversi gruppi di lavoro. Il primo dedicato al consumo responsabile con l’obiettivo di ampliare la rete di cittadini, attualmente più di 600, che decidono di prediligere nei propri acquisti le attività economiche che si schierano dalla parte della legalità. Il prossimo appuntamento sarà il 3 luglio, sul Corso Garibaldi, all’apertura della stagione dei saldi, con la campagna “Niente sconti a chi paga il pizzo”. Il secondo gruppo dedicato all’impresa ha il compito di far avvicinare nuove attività commerciali alla rete di Libera, accompagnandole nei percorsi di denuncia e di ribellione al sistema mafioso. A questo proposito, secondo Libera, è necessario mettere mano alla leggere regionale Antiracket al fine di facilitare le denunce da parte degli imprenditori. Il terzo gruppo si occupa infine della comunicazione e della diffusione delle iniziative dell’Associazione, in una difficile e complicata come quella reggina, dove secondo i dati di Libera, più del 50% degli esercizi commerciali sul Corso Garibaldi sono in mano alla ‘ndrangheta, anche se perfettamente in regola sotto il profilo strettamente legale.
La serata di Lazzaro, organizzata da ReggioLibera Reggio, si concluderà con una cena al ristorante “L’accademia” di Filippo Cogliandro, tra i primi imprenditori a ricevere la certificazione antiracket. L’obiettivo è anche quello di esprimere concretamente solidarietà e vicinanza a chi decide di denunciare i propri estorsori, cercando di valorizzare il consumo critico e responsabile nei confronti di quelle aziende tutt’oggi sono sottoposte ad un regime di concorrenza sleale da parte della mafia e delle sue imprese.
“Gli arresti di queste settimane – ha dichiarato il Coordinatore di Libera Mimmo Nasone – sono senza dubbio importanti, ma non bastano. E’ necessario colpire con forza la zona grigia, quella più pericolosa. Reggio è un sistema dove la ‘ndrangheta, la massoneria deviata, la mala politica, stanno distruggendo tutto. Serve una presa di coscienza collettiva ed una ribellione culturale. Ma lo Stato da parte sua deve essere credibile, perché non è più possibile chiedere ai cittadini di fare gli eroi. Uno Stato che vuole tagliare uno strumento fondamentale come quello delle intercettazioni o che nomina un Ministro per evitare un processo perde la sua credibilità e si allontana dai cittadini”.

AMBIENTE: LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA SUL TERRITORIO CALABRESE

di Stefano Perri – La Calabria come pattumiera criminale d’Italia e d’Europa. Lo sfruttamento degli spazi e delle risorse territoriali, perpetrato attraverso una escalation sempre crescente di crimini organizzati nel settore ambientale,
rappresenta la necessità da parte della ndrangheta di realizzare profitto costruendo attorno alle strutture dell’organizzazione criminale un telaio di rapporti con l’economia legale.
Una vecchia storia, quella della cosiddetta zona grigia. L’esistenza di un anello di congiunzione tra la criminalità organizzata e le strutture statali ed economiche è provata ormai da anni con decine di inchieste che hanno messo in evidenza quanto importante sia per le mafie avvalersi di una serie di collaborazioni professionali nel mondo dell’imprenditoria, della politica, della burocrazia. Fondamentale dunque per le ‘ndrine, la casta dei cosiddetti colletti bianchi, legata in maniera indissolubile al mondo massonico, e tornata fortemente d’attualità nelle scorse settimane in Calabria quando viene indicata da Pignatone come centro nevralgico di indagine per la Procura di Reggio Calabria. Tra i suoi obiettivi “l’individuazione ed il perseguimento di componenti significative della cosiddetta zona grigia, di esponenti della politica, delle istituzioni, delle professioni, dell’imprenditoria, a volte con legami massonici, che forniscono alle dinastie mafiose occasioni di arricchimenti e a volte garanzie di impunità”.
Se le parole di Pignatone sembrano infondere fiducia rispetto alla determinazione delle indagini che si stanno svolgendo in riva allo stretto, meno rosee appaiono le prospettive quando si analizzano i dati sui crimini organizzati nel settore ambientale individuati dal Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente.
In nessun settore come in quello delle ecomafie, che peraltro rappresenta circa un quarto del fatturato totale della criminalità, è documentabile e provato l’intreccio con imprenditori, o per meglio dire “prenditori” senza scrupoli, apparati massonici, professionisti, politica e burocrazia corrotta. A questo proposito è facile citare il chiaro riferimento del Procuratore Generale Di Landro, anche lui oggetto di un attentato nei giorni scorsi, secondo il quale sullo sfondo della bomba alla procura di Reggio vi sarebbe l’intento da parte della ndrangheta di “intimidire la magistratura in vista del piatto milionario del Ponte sullo Stretto”. Esempio questo, tra i più chiari, di come il mondo della produzione, della costruzione e lo sfruttamento delle risorse del territorio, siano tra gli obiettivi sensibili dell’intero sistema mafioso.
Solo citando i casi che maggiormente sono saliti agli onori della cronaca negli ultimi tempi, è facile ricordare le mani sugli appalti pubblici con le costruzioni “depotenziate” della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara che leggiamo nell’inchiesta Bellu Lavuru, l’ingresso a pieno titolo della criminalità nel ciclo dei rifiuti (inchieste Econox e Acciaio Sporco), l’interesse delle cosche per l’area nodale di Gioia Tauro e la vergognosa vicenda Leucopetra con la discarica abusiva dei rifiuti pericolosi provenienti dalla centrale Enel di Brindisi. Il quadro appare quanto mai fosco, soprattutto se consideriamo che si tratta solo della punta di un iceberg ancora per larghi tratti inesplorato e ai più assolutamente sconosciuto. A tutto ciò si aggiungono i traffici illeciti di rifiuti speciali, lo smaltimento illegale di scorie industriali quasi sempre provenienti da fuori come dimostrato per le famigerate “navi a perdere” e l’abusivismo edilizio generalizzato, che subisce impennate incredibili ad ogni odor di condono.
Mettendo assieme la serie sterminata di elementi a disposizione, non stupisce più il terzo posto della Calabria nella classifica delle Regioni in quanto a crimini ambientali, con quasi tremila infrazioni accertate, superata solo da Campania e Lazio. Un altro triste primato che diventa ancora più nefasto se si guarda ai dati disaggregati su base provinciale, che vedono Reggio Calabria saldamente al nono posto assoluto e Cosenza che balza addirittura al quarto posto.
Un quadro cha appare dunque devastante. Il territorio calabrese che diventa discarica a cielo aperto ed una situazione generalizzata di degrado ambientale che rischia di diventare un pesante fardello nel percorso già di per se accidentato verso lo sviluppo turistico e sociale della regione. Un punto interrogativo che pende minaccioso sul futuro della Calabria e dei suoi figli.
Cittadini che adesso hanno non solo il diritto di sapere, ma anche il dovere di reagire.