PALEARIZA: MUSICA DAL MONDO NELLA CALAVRIA GREKA

di Stefano Perri – “I glossa, o logo, i irini”. La lingua, la parola, la pace. Questo il tema scelto per l’edizione di quest’anno del Festival Paleariza, vero e proprio punto fermo del cartellone estivo in provincia di Reggio, che anche quest’anno si svolgerà dall’1 al 21 agosto in molti comuni della costa Jonica.
Recuperare e valorizzare le tradizioni della Calabria greca, a cominciare dalla cultura in senso ampio, la musica, la lingua, la cucina, frammenti di passato da proiettare nell’impegno quotidiano per la promozione della Kalavria, per un modello di sviluppo sostenibile che si trasforma in offerta turistica di qualità.

“Ogni anno il Festival si arricchisce di nuovi colori e profumi” ha commentato Tonio Licordari durante la conferenza stampa di presentazione al palazzo della Provincia. Un Festival che, giunto ormai alla sua undicesima edizione, è diventato un appuntamento fisso per i tanti turisti che affollano in estate la costa jonica reggina. Una miscellanea di musiche, colori e sapori, “il meglio che l’area grecanica possa offrire”, come lo definisce Gianfranco Marino, addetto stampa del Paleariza.

Un progetto che si realizza grazie al contributo della Regione Calabria e dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, ma soprattutto con il significativo apporto della Provincia di Reggio Calabria, rappresentata durante la conferenza stampa dal consigliere Omar Minniti. “La cultura gracanica rischia di fare la fine dei dinosauri – ha detto Minniti – ma grazie al contributo del Paleariza e di tante Associazioni culturali può diventare un’opportunità e una risorsa per l’intero territorio, anche per ridare dignità a tutti gli antichi borghi che rischiano il definitivo spopolamento”. Un concetto ribadito anche dal Sindaco di Bova Andrea Casile, tra i promotori del Festival, che ci ha tenuto a precisare che “il Paleariza è un festival musicale, ma si pone l’obiettivo di rappresentare molto di più. Il popolo del Paleariza vuole scoprire le tradizioni, le radici culturali e le bellezze e i tesori del territorio. Paleariza è ormai diventato il simbolo più alto della cultura grecanica”. Bova, Bagaladi, Bova Marina, Brancaleone, Cardeto, Condofuri, Melito, Motta San Giovanni, Montebello, Palizzi, Roccaforte, Roghudi, San Lorenzo, Staiti. Questi i luoghi toccati dal Festival. Un’occasione di riscatto per l’intera zona jonica che durante i giorni del Festival ha l’occasione di presentare una faccia diversa di sé, che va oltre lo stereotipo fisso della terra di ndrangheta vessata da continui fatti di sangue.

LEGGI L’ARTICOLO SU STRILL.IT ED IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL PALEARIZA —> http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=74368:paleariza-musica-dal-mondo-nella-calabria-greca&catid=40:reggio&Itemid=86

“BELLU LAVURU”: CONDANNATO IL GENERO DEL TIRADRITTO

Un tratto dei lavori sulla Statale 106

di Claudio Cordova  – Nonostante le richieste pesanti formulate dal pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, c’è solo un condannato, Francesco Stilo, nel processo scaturito dall’operazione della Dda di Reggio Calabria, denominata “Bellu lavuru”. In sede di rito abbreviato il Gip di Reggio Calabria, Santoro, aveva condannato 27 delle persone a giudizio. Francesco Stilo è stato quindi condannato alla pena di nove anni di reclusione, assolti, invece, Antonio Mafrica, Giuseppe Morabito, il “Tiradritto”, e il genero Giuseppe Pansera, per il quale lo stesso pm Lombardo aveva richiesto l’assoluzione. In fase di rito abbreviato, invece, il Gip Santoro aveva comminato pene dai sei ai dieci anni per un totale di quasi due secoli di reclusione. Il processo “Bellu lavuru” nasce da un blitz effettuato dall’Arma dei Carabinieri nel giugno 2008, messo in atto per fronteggiare le presunte infiltrazioni delle ‘ndrine nei lavori della statale 106 jonica. Nel mirino c’è, in particolare, il cartello degli “africoti”, comandati da uno dei boss più carismatici della ‘ndrangheta: Giuseppe Morabito, “u tiradrittu”, arrestato, dopo dodici anni di latitanza, dagli uomini del ROS dei Carabinieri il 18 febbraio 2004 a Santa Venere, nel comune di Cardeto, in provincia di Reggio Calabria. Il nome dell’operazione, “Bellu Lavuru”, deriva da una intercettazione ambientale effettuata presso il carcere di Parma tra il presunto capo dei capi della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, “il Tiradritto”, e il genero, Giuseppe Pansera e gli altri parenti Francesco Stilo ed Antonia Morabito. Nell’intercettazione, captata dalla cimice, gli interlocutori avrebbero fatto riferimento all’aggiudicazione di un “bellu lavuru” riguardante proprio i lavori di ammodernamento della SS 106. Al termine della requisitoria del pm Lombardo, Morabito, chiedendo la parola al presidente del tribunale, Vincenzo Giglio, aveva chiesto, più volte, “chi c’intru jeu?”.