‘NDRANGHETA: L’OPERAZIONE “META” FOTOGRAFA I NUOVI ASSETTI DELLE COSCHE REGGINE

di Stefano Perri e Peppe Caridi – “Meta”. Questo il nome assegnato all’inchiesta che secondo il Procuratore della Repubblica Francesco Pignatone ha raggiunto l’obiettivo di scattare finalmente una fotografia assolutamente nitida della situazione generale delle cosche nella città di Reggio Calabria.
42 sono le ordinanze di custodia cautelare eseguite ad opera del Ros dei Carabinieri, guidato dal Generale Giampaolo Ganzer, e del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’inchiesta, che si è dispiegata in quattro regioni italiane, Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, ha colpito pesantemente alcune tra le più importanti cosche di Reggio, riunite da una sorta di cartello per la gestione degli affari e degli interessi comuni. I reati contestati alle persone coinvolte nell’operazione,  sono quelli di associazione mafiosa, estorsioni, turbata libertà degli incanti ed altri reati.  Al filone centrale dell’inchiesta si affiancano una serie di rivoli che conducono a vari paesi della provincia. Uno di essi riguarda il voto delle ultime elezioni comunali a San Procopio, per le quali il condizionamento da parte della cosca Alvaro aveva determinato la scelta scientifica dei componenti sia della maggioranza che dell’opposizione. Non si riscontrano, secondo il Procuratore Pignatone, almeno nell’ambito di questa inchiesta, collegamenti con settori della politica ed interessamento al sistema degli appalti pubblici. Nelle mire della Procura sono finiti anche 30 imprenditori reggini che costituivano la cosiddetta zona grigia e avevano il compito di sostenere economicamente l’organizzazione mafiosa. Arrestato anche il sedicente avvocato Vitaliano Grillo Brancati e altri professionisti che si occupavano della partecipazione alle aste immobiliari.
L’ordinanza ha disposto il sequestro beni mobili e immobili per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Tra queste ben 18 imprese attive nei settori dell’edilizia e della ristorazione, stabilimenti balneari tra cui anche il famoso lido cittadino Calajunco che doveva essere inaugurato a giorni, 22 appartamenti, 12 unità immobiliari  a uso commerciale, nonché 26 autovetture di lusso e 6 motocicli. Sequestrata anche la casa di cura Villa Speranza, di proprietà della cosca Alvaro, oltre ad un cospicuo arsenale di armi da fuoco e 79 mila euro in contanti.
Il dato che emerge dall’inchiesta sottolinea dunque un’assoluta eterogeneità delle attività di riciclaggio, gestita da un cartello pacificamente unitario tra cosche che in passato si sono sanguinosamente scontrate e che oggi sembrano aver trovato un accordo complessivo di spartizione e di comunanza negli obiettivi. In particolare l’inchiesta fotografa la collaborazione criminale tra i Condello, i De Stefano-Libri, i Tegano, gli Imerti, con la novità degli Alvaro usciti da Sinopoli e giunti nella città di Reggio.
Significative a proposito le parole del Procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone che ha posto l’accento sulla cosiddetta zona grigia: “Dopo la seconda guerra di mafia che fino al 91 aveva fatto centinai di morti a Reggio non avevamo più consapevolezza degli equilibri delle cosche, con questa operazione siamo riusciti a stabilire i nuovi assetti ed a scoprire delle alleanze che erano saltate durante la guerra di mafia”.
Di grande rilevanza la presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso che ha sottolineato il lavoro di grande sinergia portato avanti da tutte le articolazioni del corpo dei carabinieri con la collaborazione preziosa della magistratura. “La mia presenza di oggi a Reggio Calabria” – ha detto il procuratore Grasso – “è per dare rilevanza alla chiarezza che si ricostruisce con il quadro offerto dall’operazione Meta. Quello che in passato ha determinato gli scontri tra le cosche, oggi avviene nella piena concordia per il perseguimento degli obiettivi e degli interessi comuni, secondo la strategia della sommersione e della facilitazione. L’accordo tra le cosche del reggino va visto come un sistema a cerchi concentrici con un nucleo centrale di affiliati organici e tutta una serie di corollari che aiutano il mantenimento del sistema attraverso il sostegno economico e le attività imprenditoriali. C’è bisogno dunque di un attacco complessivo al sistema della ndrangheta, che non si soffermi al cuore dell’organizzazione, ma che sappia raggiungere la rete dei fiancheggiatori che offrono alle cosche il sostegno economico”.