“POI UN BRUTTO GIORNO CI INTERRUPPERO IL CAMMINO..”

gianlucagrillodi Stefano Perri – Gianluca Grillo era un giovane attivista ventottenne del collettivo universitario Ateneo Controverso all’interno dell’Università della Calabria.
Il suo impegno sociale e politico, unito a quello di tantissimi altri giovani dell’ateneo cosentino, ha rappresentato una delle novità più importanti del panorama universitario meridionale.

E’ dura uscire di casa e scontrarsi a vent’anni con l’amara realtà del mondo universitario italiano, pieno di ingiustizie e contraddizioni, dove la meritocrazia e la giustizia sociale rappresentano spesso solo un miraggio lontano e sbiadito. Gianluca Grillo, universitario, meridionale. Già perche alle problematiche dell’università si vanno ad aggiungere le contraddizioni di un Sud che troppo spesso ruba il futuro ai suoi giovani.
Gianluca era tra coloro che avevano deciso di opporsi a tutto questo. Partito da Torre Melissa, un piccolo paesino in provincia di Crotone, era giunto all’Unical carico di speranze. Studente della facoltà di Economia dell’Università della Calabria e tutor della facoltà di Lettere dello stesso Ateneo. Tanti sogni, tanti progetti.
Il suo impegno spezzato improvvisamente e tragicamente una settimana fa, il 18 di aprile, quando il suo cuore ha smesso di battere su un lettino dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. I suoi compagni che lo avevano accompagnato poco prima, lo aspetteranno invano per ore sui gradini d’uscita dell’ospedale.
Sulla morte di Gianluca in questa settimana si è detto e scritto tanto, forse troppo. I media calabresi, come spesso avviene, sono stati capaci di sostenere tutto e il contrario di tutto. E forse la verità non è ancora mai venuta realmente fuori. Strill prova a fare un po’ di chiarezza su ciò che è avvenuto. E lo fa amplificando la voce di chi ha vissuto direttamente la vicenda, al fianco del povero Gianluca fino agli ultimi istanti di vita.
Carlo è uno dei ragazzi di Ateneo Controverso. Uno di quelli che ha condiviso fin dall’inizio con Gianluca il suo percorso di impegno sociale e politico all’interno dell’Università.
Alle sue parole affidiamo il ricordo e la memoria di una giovane vita spezzata, di un futuro negato.


“Questa è una brutta storia. Una di quelle che potrebbe sembrare una delle tante, una come le altre. Ma non lo è. Non lo è per il semplice fatto che ciò è che davvero irreparabile è accaduto a un amico, fratello, compagno di 1000 battaglie con cui si divideva cibo, letto, birra.

Non lo è. Forse potrebbe esserlo, se non fosse per quei brividi gelidi che ti passano continuamente lungo la schiena, per quelle fitte che ti stritolano il petto, per quelle lacrime che hai versato e verserai ancora a lungo.

Volevamo cambiare la nostra Università, la nostra regione, la nostra terra. Volevamo farlo per davvero, e per un po’ ci era anche assalita l’ingenuità che in fondo qualcosa stessimo smuovendo. Pensavamo che in fondo se un altro mondo era davvero possibile, allora da qualche piccola parte bisognava pur partire. Con tutti i nostri limiti (tanti) e tutta la nostra rabbia (enorme). Sì, rabbia. La rassegnazione e lo scoramento per ciò che vedevamo attorno a noi, nei nostri piccoli paesi, nella mentalità di chi avevamo accanto, era finalmente maturata in una grande rabbia, genuina e lucida, che non riusciva in ogni caso ad accantonare la pacatezza e il sorriso che Gianluca quotidianamente portava con sé.

Gianluca non a caso era, per me e per tutti noi, il “Panda”. Perché la calma e lo stile che lo contraddistinguevano se li portava sempre con sé, anche nelle situazioni più esasperate (memorabili la “PAPERA!” alla funzionaria al rettorato che ci incolpava di non rispettare i lavoratori (noi!), o il “Ponzio Pilato” al responsabile ufficio stampa del rettore che scappava dall’ennesimo confronto).

Gianluca era questo. Una persona semplice, buona, che tutti vorremmo incontrare almeno una volta nella vita, per capire quanta bella sia e quanto si possa ricevere e sentirsi fortunati anche solamente da una semplice discussione con un amico. In fondo, chi lo conosceva sapeva che era proprio la sua semplicità la sua dote rivoluzionaria.

Poi un brutto giorno ci interruppero il cammino. Ci svegliarono a tutti quanti per ricordarci che la vita dà e che la vita prende, anche se molte volte i conti non tornano. Ma Gianluca si ritrova davanti ancora una volta proprio quella Calabria che da anni contrastava.

Si perché non è sufficiente che una famiglia sia straziata dal dolore, non basta che un padre debba seppellire suo figlio, non serve che gli amici e compagni lo piangano increduli sui gradini di un ospedale. No, il giornale la mattina deve comunque uscire, e le sue copie le deve vendere. E’ il mercato. E allora via con droga party, amici/nemici pronti a pugnalarlo alle spalle, canne che spappolano il cuore e già che ci siamo titoloni ambigui in prima pagina con mega foto, che magari un centinaio di copie di più le vendiamo. Lasciamo perdere le malattie della politica, i latitanti arrestati, i quotidiani omicidi sui posti di lavoro, la devastazione mafiosa del nostro territorio, il commissariamento calabrese che dura da 15 anni, e fosse mai che escano i legami mafiosi dei partiti, subito pronti a spostare o licenziare i giornalisti scomodi, quelli veri.

Non permetteremo che il nome di Gianluca venga così squallidamente infangato da 4 giornalisti servi degli interessi del proprio padrone, buoni solo a inventarsi la morte dovuta “all’ultima canna di notte” quando anche la scienza mondiale afferma che di erba non è mai morto nessuno, anzi.

Così come non permetteremo che si giochi sulla pelle di altri 5 compagni sui quali pesano, oltre le tre giornate di carcere preventivo per tre di loro, le assurde accuse di “morte come conseguenza di altro reato”. Accuse palesemente infondate, assurde e offensive, create ad arte per montare l’ennesima bufala giornalistico-giudiziaria ed occultare le eventuali responsabilità dei medici che se fossero intervenuti con rapidità ed efficienza avrebbero forse potuto evitare l’arresto cardiaco.

Ma Gianluca se lo sarebbe aspettato. Forte delle sue esperienze politiche e sociali sul territorio, sapeva benissimo che per quanto tu possa amare questa terra, prima o dopo ti scontri con ciò che la rende maledetta.

Compagno e amico di tante, tantissime battaglie, sarà dura continuare senza di te Grillo. Non sembra ancora vero. E’ come se tutti stessero aspettando la telefonata che ci avvisi dello scherzo. Ma quella telefonata non arriverà. Anche se è inutile pensarci, e fa anche male, mi chiedo come sarebbe andata, come saremmo usciti dall’Università, e se quei piccoli obiettivi prefissati saremmo mai riusciti a raggiungerli. Mi chiedo come saranno le prossime grigliate, le prossime proiezioni, assemblee, attacchinaggi, iniziative, la mensa, i martennson senza il tuo faccione, la tua voce bassa e la mano in tasca. Non riesco a immaginarmeli, e sono in tanti a non riuscirci.

E’ stato bello conoscerti, averti accanto e aver condiviso perfino il materasso nei 2 indimenticabili mesi martenssoniani. Auguro di cuore che tutti possano avere la stessa fortuna che ho avuto io nell’incontrare una persona bella come te, che ti dava l’energia e il sorriso per fare qualsiasi cosa, anche magari di credere che se esistessero altri calabresi come Gianluca Grillo, allora la Calabria inizierebbe ad avere non più speranze, ma certezze.

Ciao fratello mio, non penso ci sia niente lassù, se non un tappeto di stelle infinito dove poterti guardare ogni notte.

Ma se mi dovessi sbagliare, e se in fondo ci fosse davvero qualcosa, allora già ti vedo, lì in paradiso, che già conosci tutti, e con tutti continui a parlare e ad aspettarci. Ovviamente, con un bicchiere di vino e la mano in tasca”.

ciao gianlù..

REGGIO: CUMULO DI AMIANTO SBRICIOLATO SCARICATO IN AUTOSTRADA

amianto1di Stefano Perri (da http://www.strill.it) – E’ una situazione davvero scandalosa. Ormai da quasi 10 giorni questo cumulo di blocchi d’amianto giace su una piazzola di sosta dell’Autostrada A3 in direzione nord poco prima dello svincolo di Gallico (RC). I blocchi, evidentemente scaricati nella piazzola in maniera abusiva durante la notte, sono ormai completamente sbriciolati e rappresentano una minaccia gravissima per la salute degli automobilisti che ogni giorno ci passano d’avanti a migliaia e per i cittadini che abitano nelle immediate vicinanze dell’autostrada. Al passaggio di ogni autovettura le vibrazioni e lo spostamento d’aria sollevano le polveri letali spargendole per l’area circostante anche oltre il tracciato della rete autostradale. La piazzola si trova infatti all’altezza del deposito della società di spedizioni SDA in via Casa Savoia proprio al di sotto della sopraelevata dell’autostrada. Nei dintorni sono presenti diverse abitazioni e giardini dove si coltivano prodotti agricoli che prima o poi, immaginiamo, finiranno sulla tavola di qualche ignaro consumatore.
Il problema dello smaltimento dell’amianto è di sicuro una delle piaghe ambientali peggiori in Calabria. L’amianto, scientificamente conosciuto come asbesto, è uno dei più evidenti esempi di come molto spesso le ragioni economiche e la salute non vadano d’accordo. Quando venne scoperto infatti questo minerale vantava eccezionali caratteristiche fisiche a cominciare dalla refrattarietà  al fuoco e, soprattutto, un basso costo. E’ per questo che nel volgere di non molto tempo lo si è ritrovato un po’ dappertutto. Nell’edilizia, senz’altro, ma anche in applicazioni insospettabili. Per esempio, nei supporti sui quali sono avvolte le serpentine degli asciugacapelli, o persino nei sigari pregiati . Peccato però che la sua caratteristica principale, cioè la fibrosità, rappresenta una minaccia letale per l’uomo. Le fibre infatti, resistenti e piccolissime, nel momento in cui il materiale si sbriciola vengono facilmente inalate senza poter essere arrestate dalle ciglia che ricoprono l’epitelio delle vie aeree. Ed è scientificamente provato che l’esposizione a questo tipo di particelle provoca l’insorgere di una serie di terribili malattie tra le quali alcune letali come tumori e carcinomi polmonari.
Una minaccia dunque assolutamente reale ed incombente, che pende dai tetti di tante costruzioni disseminate su tutto il territorio calabrese. Una situazione assurda contro la quale si battono ormai da anni decine di associazioni e comitati di cittadini. Il problema è che lo smaltimento del materiale è molto costoso e spesso accade che gente senza scrupoli decida di liberarsene sotterrandolo o scaricandolo in maniera abusiva. Ma che blocchi d’amianto si trovino anche placidamente deposti sul ciglio di un’autostrada dove ogni giorno passano migliaia di persone è davvero troppo.
Mentre Ciucci invoca sicurezza sui cantieri dell’A3 ci viene da domandarci se siano realmente i cantieri ad essere in pericolo o se piuttosto il pericolo è per gli automobilisti e i cittadini che abitano nelle immediate vicinanze dell’autostrada.  Quanto tempo passerà ancora prima che qualcuno si decida a rimuovere quei blocchi mortali?
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NDRANGHETA: MINACCIATA DI MORTE LA VEDOVA DI FORTUGNO

La quattordicesima lettera di minacce indirizzata all’onorevole Maria Grazia Lagana’, vedova del vicepresidente del consiglio regionale Franco Fortugno, ucciso a Locri nel 2005, e’ stata intercettata nel centro di smistamento postale di Lamezia Terme (Catanzaro). Nella busta c’era un proiettile di pistola e un foglio con riferimenti espliciti alla morte della parlamentare del Partito democratico. “Continuerò il mio impegno politico e per raggiungere la verità sulla morte di mio marito ha detto ad ApCom l’onorevole Maria Grazia Laganà commentantando l’accaduto, è poi ha aggiunto – proseguirò nella battaglia di legalità e verità che mi sono imposta all’indomani della morte di Franco”. Questa lettera è la quattordicesima intimidazione dall’uccisione di Franco Fortugno Fortugno, avvenuto a “Palazzu Nieddu del Rio” il 16 ottobre del 2005, all’interno del seggio costitutito per le primarie dell’Unione, ma è pure la prima con dentro dei proiettili. Diventata onorevole nel 2006 la vedova Fortugno fa parte della commissione parlamentare antimafia. Per l’omicidio di Franco Fortugno, in primo grado dalla corte d’assise di Locri sono stati condannati i presunti mandanti ed esecutori dell’uccisione del polica calabrese, tutti alla pena dell’ergastolo, mentre è in corso davanti alla corte d’Appello di Reggio Calabria il processo di secondo grado.

MILANO: VIDEO SHOCK SUL RACKET DELLE POMPE FUNEBRI

Un video choc, che mostra in azione infermieri e addetti delle pompe funebri negli ospedali mentre danno vita al cosiddetto racket del caro estinto, e’ stato realizzato dai membri di un’associazione, a Milano, che si sono finti parenti di pazienti prossimi al decesso. Il documento, realizzato dall’associazione Sos Racket e usura, gia’ al centro di clamorose denunce, mostrato in anteprima all’ANSA, e’ stato poi diffuso questa notte su Internet. I cittadini, con una videocamera nascosta, hanno ripreso gli infermieri che ‘consigliavano’ le imprese a cui evidentemente erano collegati, in due ospedali, uno nel capoluogo lombardo e uno nell’hinterland, e poi hanno testimoniato il lavoro irregolare degli addetti delle pompe funebri, indebitamente presenti nelle strutture sanitarie, che a loro volta davano informazioni non veritiere sulla Legge e sulle procedure, per accaparrarsi il cliente.

”C’e’ una mia zia che non sta bene. I miei cugini sono su in corsia, dicono che e’ questione di ore…”. Con queste parole i finti parenti avvicinavano gli infermieri delle camere mortuarie, e prima ancora che finissero di spiegare venivano portati in uffici e ‘consigliati’ su che impresa di pompe funebri chiamare. In un caso, in un ospedale dell’hinterland a sud di Milano, il paramedico, in pieno orario di lavoro, si e’ tolto il camice e ha perfino accompagnato il finto parente direttamente nell’ ufficio dell’impresa mortuaria. Ogni volta, naturalmente, i costi erano di mille o duemila euro superiori a quelli della tariffa minima. E in piu’ di un’occasione i becchini si sono spacciati per ”ditte appaltatrici” dell’ospedale o addirittura del Comune. ”E’ rimasto tutto come prima – dice Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos Racket e usura – Il racket del caro estinto, che ha mostrato legami criminali e procedure da guerra commerciale, e’ sempre li’ che incombe sulla testa dei cittadini in un momento di bisogno e difficolta’. E nessuno lo riesce a stroncare”. Un’indagine che fece scalpore, con arresti e denunce nel settore, venne realizzata proprio a Milano nel settembre scorso.