VIAGGIO NELLA CRISI: I GIOVANI AL SUD TRA DISOCCUPAZIONE E PRECARIETA’

di Stefano Perri (pubblicato su strill.it) – L’Italia non è una Paese per giovani. il Meridione, se possibile, lo è ancora meno. La crisi ha aggravato notevolmente la condizione giovanile, ancora di più in una realtà complicata come quella del Meridione. Il tessuto economico già fragile di una realtà che per decenni è stata sorretta in gran parte da commesse pubbliche si è sfaldato sotto i colpi della crisi. Per chi tenta di immettersi in questi anni nel mondo produttivo le prospettive di trovare un lavoro stabile e sicuro sono ormai molto vicine allo zero. I giovani al sud vivono in una specie di limbo. Le certezze costruite in Italia con l’avanzare dello stato sociale non esistono più. Crollate sotto i colpi di una politica troppo spesso cieca e sorda alle istanze dei deboli, e infine spazzate via da una crisi dell’economia reale che non si registrava ormai da molto tempo. E i ragazzi vivono sulla loro pelle i drammatici effetti della crisi. Effetti che se per il momento non sono diventati tragici lo si deve solamente alla solidarietà intergenerazionale che vuole ancora famiglie quanto possibile protettive nei loro confronti. Ma i bar si riempiono. E non solo di ragazzini. Giovani anche più che trentenni passano le loro giornate persi tra un aperitivo e un caffè, o meglio ancora dietro lo schermo rassicurante di un pc acceso e collegato a Facebook. Annegano le loro incertezze nel blu del social network e attendono una svolta che probabilmente non arriverà. Il lavoro, in tanti, non lo cercano neanche più e quando lo fanno si accontentano ben volentieri di impieghi in nero e sottopagati. La pensione è un miraggio nel deserto dei contratti part time e a tempo determinato, il più delle volte adombrata dal nero di un lavoro che non conosce ferie, maternità e malattia. In pochi ormai conoscono i loro diritti, le agenzie di formazione sociale fanno la muffa, i sindacati si svuotano perché c’è ormai poco o nulla da sindacare, i partiti hanno abdicato alla loro funzione di rappresentanza sociale, la Chiesa ha da risolvere tutti i suoi problemi e loro, i giovani, rimangono da soli, di fronte al computer, a cercare qualsiasi cosa pur di non pensare al buio del futuro. Continua a leggere

UNIVERSITA’: A COSENZA DOPO IL BLOCCO DELL’AUTOSTRADA CONTINUA L’OCCUPAZIONE DEL RETTORATO E DELL’AULA MAGNA

studenticosenza3di Stefano Perri – Dopo la lunga giornata di mobilitazione di ieri che è culminata con il blocco per alcune ore dell’Autostrada A3 all’altezza dello svincolo Cosenza Nord, continua la protesta degli studenti della Università della Calabria.

Diversamente da ciò che avviene negli altri piccoli atenei del meridione, a Cosenza sono migliaia gli studenti che partecipano alle iniziative organizzate come forma di dissenso al Ddl Gelmini, recentemente approvato alla Camera dei Deputati.

Dopo il blocco dell’Autostrada non sono mancate nelle ultime ore una serie di assemblee che hanno coinvolto gli studenti di tutte le facoltà. L’obiettivo è soprattutto quello di definire il profilo della protesta da qui al prossimo 9 dicembre, giorno in cui la Riforma dell’Università sarà discussa al Senato. L’Assemblea Permente che si è tenuto nell’Aula Magna occupata dell’Ateneo cosentino, ha deciso di mantenere le occupazioni del Rettorato, ormai occupato da 3 giorni, e della stessa aula magna dove ogni pomeriggio si svolgono assemblee ed iniziative politico-culturali. “La mobilitazione andrà avanti ad oltranza” dichiarano gli studenti dell’Unical. La mobilitazione si unisce alle proteste che in queste ore stanno animando tutti gli atenei italiani e molte scuole superiori anche in Calabria. L’obiettivo è quello “di bloccare le attività didattiche fino all’ottenimento del ritiro del ddl 1905”.

E’ inoltre prevista l’organizzazione di una grande manifestazione per il prossimo 9 dicembre. In quella occasione è facile aspettarsi una nuova occupazione dell’Autostrada, che potrebbe però non bastare agli studenti, desiderosi di segnalare il loro completo dissenso nei confronti di una riforma che proprio non va giù.

Sempre durante l’assemblea permanente nell’Aula Magna dell’Università si è deciso di partecipare con uno spezzone unitario di studenti universitari e medi alla manifestazione regionale, che si svilupperà sabato 4 dicembre in un corteo per le vie principali di Cosenza, promossa dal movimento nazionale “Acqua bene comune” e dalla rete regionale “Bruno Arcuri”. Un vero e proprio autunno caldo dunque per gli universitari cosentini che, in coro con le proteste che stanno animando in queste ore tantissimi atenei e scuole superiori in tutta Italia, stanno assestando una serie di colpi importanti all’iter parlamentare della legge.

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MELFI: GIUDICE DEL LAVORO REINTEGRA TRE OPERAI LICENZIATI DALLA FIAT

Il licenziamento di tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat (due dei quali delegati della Fiom), deciso dall’azienda il 13 e 14 luglio scorso, ha avuto carattere di ”antisindacalita”’ ed e’ quindi stato annullato dal giudice del lavoro, che ha ordinato l’immediato reintegro dei tre nel loro posto. Lo si e’ appreso stamani. Una vittoria importante nel mondo sindacale. La notizia e’ stata quindi confermata dal segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, secondo il quale ”la sentenza indica che ci fu da parte della Fiat la volonta’ di reprimere le lotte a Pomigliano d’Arco e a Melfi e di ‘dare una lezione’ alla Fiom”. I tre operai – Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino (entrambi delegati della Fiom) e Marco Pignatelli – furono licenziati perche’, durante un corteo interno, secondo l’azienda bloccarono un carrello robotizzato che portava materiale ad operai che invece lavoravano regolarmente.
In seguito prima alla sospensione, l’8 luglio scorso, e poi al licenziamento dei tre operai vi furono a Melfi scioperi e proteste. I tre operai licenziati – uno dei quali si e’ sposato cinque giorni fa – occuparono per alcuni giorni il tetto della Porta Venosina, un antico monumento situato nel centro storico di Melfi: vi fu anche una manifestazione promossa dalla Fiom-Cgil. Secondo De Nicola, ”la sentenza dimostra che le lotte democratiche dei lavoratori non hanno nulla in comune con il sabotaggio. Il teorema ‘lotte uguale eversione o sabotaggio’ e’ stato di nuovo smontato e ci aspettiamo le scuse di quanti vi hanno fatto riferimento, a cominciare da personalita’ istituzionali o rappresentanti degli imprenditori. Speriamo – ha concluso il dirigente lucano della Fiom – che la Fiat torni al tavolo per discutere dei temi che stanno a cuore ai lavoratori, a cominciare dai diritti e dai carichi di lavoro”.