REGGIO: TRA GLI ARRESTATI ANCHE UN DIRETTORE SPORTIVO E UN ALLENATORE DI CALCIO

polizia5I commercianti e gli imprenditori soffocati dal racket delle estorsioni a ReggioCalabria tirano un sospiro di sollievo, dopo l’operazione della Squadra mobile che ha portato all’arresto di 33 presunti affiliati alle cosche di ‘ndrangheta che taglieggiano da sempre gli operatori economici della citta’. Un’operazione che, secondo la definizione di un investigatore, rappresenta una vera e propria ”bonifica del territorio” in una citta’ in cui anche le squadre di calcio minori sono sotto il controllo delle cosche. Tra gli arrestati, infatti, ci sono il direttore sportivo, Eugenio Borghetto, e l’allenatore, Natale Ianni’, della squadra di calcio della Valle Grecanica, che milita nella serie D Interregionale. Dei due, il personaggio piu’ in vista sotto l’aspetto criminale e’ Borghetto, indicato come uno dei capi all’omonima cosca. Gli arresti consentono di interrompere il circolo vizioso che ruota attorno alle estorsioni, che a Reggio Calabria hanno sempre rappresentato un ”costo aggiuntivo” accettato praticamente da tutti. Come se fossero un fatto normale, in una citta’ che ha sempre pagato un alto costo sociale per la presenza invasiva della criminalita’. Da oggi a Reggio, o almeno in alcuni quartieri della citta’, non e’ piu’ cosi’. Continua a leggere

REGGIO, ARRESTATI 32 AFFILIATI ALLA COSCA LIBRI: ECCO I NOMI

Di seguito l’elenco dei soggetti colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Andrea Esposito, nell’ambito dell’operazione odierna che comprende 34 ordinanze di custodia cautelare in carcere (due sono  irreperibili) condotta dalla Squadra  Mobile di Reggio Calabria , diretta da Renato Cortese: Continua a leggere

LOCRI: GIOVANE IN MANETTE PER RAPINE E LESIONI AGGRAVATE

carabinieriImportante colpo della Compagnia di Locri, in particolare del nucleo operativo e della locale stazione, guidata dal Mar.ca. Pietro Pizzati, che hanno arrestato un minore, F.A., perche’ ritenuto responsabile di rapine, pluriaggravate anche dall’aver agito con finalità di discriminazione e odio etnico, lesioni aggravate e porto di arma atta ad offendere.
L’arresto e’ avvenuto in esecuzione di un’ordinanza coercitiva emessa dal G.I.P. presso il tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, su richiesta della procura dei minorenni, guidata dal Procuratore Capo Dott. Macri’, che concordava pienamente con le risultanze rapportate dai Carabinieri. Il giovane, incensurato, rappresenta la terza generazione di una famiglia locrese saldamente legata alla ‘ndrangheta.
Il minore e’ ritenuto responsabile di aver rapinato, nel maggio scorso, un extracomunitario indiano del portafogli e del cellulare, procurandogli anche lesioni aggravate e di aver tentato, sempre nella stessa giornata del maggio 2010, di rapinare, in due distinti episodi, altri due indiani, procurando loro lesioni aggravate anche al volto, utilizzando un coltello. Continua a leggere

OPERAZIONE TAMANACO: ARRESTI E SEQUESTRI, SGOMINATA BANDA INTERNAZIONALE CHE TRAFFICAVA COCAINA

di Peppe Caridi e Stefano Perri – ‘Tamanaco’ è il nome dell’hotel di Caracas, capitale del Venezuela, in cui da anni si riunivano elementi di spicco della criminalità italiana, europea e sudamericana per le trattative e gli accordi dei loschi affari legati al traffico di cocaina.
L’operazione della Guardia di Finanza che ha sgominato quest’organizzazione criminale internazionale ha proprio il nome dell’albergo ‘Tamanaco’: un riferimento esotico che evidenzia la caratteristica principale di quest’operazione, la cooperazione internazionale e l’ampio raggio geografico che ha coinvolto tre continenti nelle operazioni di indagini e investigazione.
A spiegare i dettagli dell’operazione, in una conferenza stampa presso il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sono stati il Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Nicola Gratteri insieme a tutti i rappresentanti della Guardia di Finanza e delle forze di polizia impegnate nell’operazione che ha richiesto l’impiego di 150 finanzieri appartenenti al GICO del Nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro, al Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata di Roma e alla Tenenza della Guardia di Finanza di Mondragone (CE).
Le indagini hanno portato a smantellare una pericolosa organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di cocaina: sono stati arrestati 16 affiliati alle cosche di ‘ndrangheta Barbaro di Platì e della camorra La Torre di Caserta. Sono stati inoltre sequestrati 700 kg di cocaina purissima, per un valore complessivo, all’ingrosso sui mercati europei, di circa 120 milioni di euro e beni illecitamente accumulati per un valore di 80 milioni di euro.
Pignatone ha sottolineato la “grande collaborazione brillante e proficua tra forze di polizia di molte organizzazioni italiane e straniere. I punti salienti che tengo a evidenziare sono proprio gli arresti effettuati contemporaneamente in Italia e in Olanda grazie alle normative dell’Unione Europea e alla nostra efficienza dovuta a un grande coordinamento comune. Poi c’è l’aspetto patrimoniale, che tengo sempre a sottolineare. Insieme agli arresti abbiamo disposto sequestri per un valore stimato di 80 milioni di euro di beni”.
Un altro grande risultato, l’ennesimo, delle forze dello Stato contro la criminalità organizzata.
La collaborazione tra la Procura  Distrettuale Antimafia di Reggio e la Guardia di Finanza di Caserta è stata perfettamente funzionale alle esigenze investigative, come ha sottolineato Gratteri che ha voluto precisare che “la Procura di Reggio Calabria è sempre più credibile nel panorama nazionale e internazionale perchè sta lavorando con procure internazionali in modo molto proficuo”. Gratteri ha poi evidenziato la “grande professionalità della Guardia di Finanza”, spiegando che “raramente si possono fare arresti così ben coordinati insieme in luoghi così distanti”.
Entrando nei dettagli investigativi, il Procuratore aggiunto Gratteri s’è soffermato sulla posizione del clan Barbaro di Platì, “una famiglia d’elite nel traffico internazionale di droga. La ‘ndrangheta è potentissima, li abbiamo intercettati subito dopo il sequestro dei 700kg di cocaina e il boss dei Barbaro li tranquillizzava, dicendogli che avrebbero potuto continuare nei loro affari di traffico di stupefacenti senza intoppi. Eppure 700kg di cocaina purissima, che sui mercati in cui poi la rivendono va moltiplicata per quattro, ha un altissimo valore che dovrebbe rappresentare un grave debito per la ‘ndrangheta in caso di un sequestro da parte delle forze di polizia com’è avvenuto stavolta. Invece loro, evidentemente, non hanno di questi problemi”.
Altro particolare emerso dall’indagine è che la ‘ndrangheta non aveva assolutamente pagato quest’ingentissimo carico di cocaina. Gratteri ha ricordato come, “solitamente, le organizzazioni criminali che comprano stupefacenti dai trafficanti sudamericani mandano un uomo, una sorta di ostaggio che tornava in Italia solo dopo l’avvenuto pagamento”. Ma allora com’è possibile che questo carico così grosso non è stato pagato? “Evidentemente – ha detto Pignatone – la fiducia è una cosa seria anche tra loro. E’ chiaro che i personaggi della ‘ndrangheta meritano fiducia agli occhi dei loro contraenti sudamericani. La ‘ndrangheta è credibile nel panorama criminale internazionale perchè ha sempre pagato sia i terroristi colombiani che tutte le organizzazioni sudamericane da cui si fornisce, non ha mai perpetuato truffe ai loro danni”.
La droga dell’operazione ‘Tamanaco’ era stata sequestrata il 14 settembre 2005 al porto di Livorno. La nave ‘Cala Palma’ della Costa Container Lines S.p.A. partiva dal porto venezuelano di ‘La Guaira’ verso Livorno. In un container erano nascosti i 700kg di cocaina occultati sotto un carico di copertura costituito da pelli bovine essiccate.
I narcotrafficanti dovevano trasportare la droga da Colombia e Venezuela verso l’Italia e l’Europa: avevano pensato di seguire una via Africana passando per il Togo, ma poi decisero di optare per la nave diretta verso Livorno.
Da quel 14 settembre 2005 sono passati quasi 5 anni: sono stati 5 anni di indagini e investigazioni, dopo il sequestro della droga gli inquirenti hanno chiarito e specificato ulteriormente coinvolgimenti e responsabilità degli arrestati in Italia e in Olanda, Paese in cui i criminali italiani potevano contare su una rete di trafficanti locali già noti alla polizia di Amsterdam.
Durante la conferenza stampa, i rappresentanti della Guardia di Finanza hanno sottolineato la vicinanza tra il clan di ‘ndrangheta Barbaro di Platì e quello di camorra La Torre di Caserta: in questo specifico settore è nata una sorta di sinergia tra cosche di organizzazioni differenti per il commercio della droga, che era indirizzata ai principali mercati italiani e nord Europei. Gli arresti di Amsterdam, inoltre, sono stati eseguiti “grazie al fantastico supporto della polizia olandese, eccezionale davvero. Lavorare con loro è stato come operare con un altro reparto di noi stessi”.
Snodo fondamentale dell’organizzazione criminale era Vittorio Belgiovane, 70enne brocker che vive in Venezuela e che è adesso latitante ma “difficile da individuare”.
Dalle indagini e dalle intercettazioni è emerso come Belgiovane sia in diretto contatto con un’organizzazione paramilitare sudamericana, quella di Salvatore Mancuso, e inoltre pare appartenere a uno dei gruppi Colombiani più importanti per quantità di cocaina commercializzata.
Belgiovane ha avuto un collegamento diretto con la ‘ndrangheta tramite Giuseppe Barbaro, 42enne di Platì, vecchia conoscenza alle forze dell’ordine Italiane per il traffico di cocaina, già in carcere di massima sicurezza di Carinola.
Tra i più importanti personaggi della camorra affiliati al clan La Torre di Caserta c’è Antonio Rea, una sorte di colletto bianco, un insospettabile che ha sorpreso gli inquirenti e che era il filtro principale di Belgiovane.
In merito alle intercettazioni, un gruppo di 40/50 persone ha utilizzato circa 10 mila numeri di telefono: una prassi consolidata tra i narcotrafficanti che cambiano di continuo telefonini e schede telefoniche. Ma anche gli inquirenti, su questo, ormai si sono fatti una cultura e non hanno problemi a individuare i numeri da intercettare. La vera sfida si gioca poi in una fase successiva, nel decriptare e decifrare i messaggi in codice che si mandano i criminali.
Il procuratore Pignatone ha poi risposto alle domande dei giornalisti sull’omonimo ddl attualmente al vaglio del parlamento Italiano smorzando le polemiche: “Stiamo discutendo solo di un disegno di legge e possiamo commentare solo l’attuale bozza, sulla quale dobbiamo stare tranquilli perchè non cambia nulla rispetto ad oggi per quanto riguarda i reati di traffico internazionale di stupefacenti, crimini legati alle organizzazioni mafiose”.

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