LAMEZIA (CZ): MORTO UN BIMBO DI 11 ANNI. SOSPETTO CASO DI MENINGITE

ospedalelameziadi Stefano Perri – Sospetto caso di meningite in provincia di Catanzaro. Un bambino di 11 anni è morto nell’ospedale di Lamezia Terme per circostanze ancora da chiarire. Il bambino, che abitava con i genitori a Maida, un centro vicino a Lamezia, è stato trasportatoall’Ospedale Giovanni Paolo II di Lameiza durante la notte scorsa. Al suo arrivo i medici riscontravano una febbre molto alta e le sue condizioni sono apparse da subito gravissime. Nonostante il pronto intervento del personale medico, poco dopo il ricovero il suo cuore ha smesso di battere.
L’Azienda sanitaria ha subito disposto l’autopsia del piccolo per stabilire le cause della morte che potrebbero essere riconducibili all’ennesimo caso di meningite sul territorio nazionale, dopo quelli riscontrati negli scorsi giorni in provincia di L’Aquila e Reggio Emilia.

”Sarà solo l’autopsia – come ha spiegato il primario del reparto di Pediatria dell’ospedale, Ernesto Saullo – a stabilire se si tratti o meno di meningite. Al momento, comunque, non si sono registrati altri casi nè acclarati nè sospetti di meningite. Per questo mi sento di escludere l’ipotesi di un’epidemia”. Parole rassicuranti che in ogni caso non escludono rischi di contagio.

Il commissario dell’Azienda sanitaria provinciale, Gerardo Mancuso ha infatti confermato che al momento ”sono in corso accertamenti”. “Stiamo aspettando – ha aggiunto Mancuso in una dichiarazione riportata dall’Ansa –  i risultati dell’autopsia e dei test clinici che dovrebbero arrivare lunedì. In ogni caso si tratterebbe di un caso isolato”.

Nel frattempo il sindaco di Maida, Natale Amantea, con una propria ordinanza ha disposto a scopo precauzionale, sin da stamani,  la chiusura della scuola di Maida Centro frequentata dal bambino, al fine di consentire l’idonea attività di profilassi. Il provvedimento rimarrà in vigore – come si legge nell’ordinanza – “fino all’adozione di atto di revoca e comunque sino al cessare delle cause che ne hanno richiesto l’adozione”.

REGGIO: ANCORA INTIMIDAZIONI PER IL PROCURATORE DI LANDRO

dilandrositin2di Stefano Perri – Continua a Reggio Calabria l’escalation di minacce ed intimidazioni. Sale la tensione in una città dove si respira un’aria sempre più calda. A cadere nel mirino delle cosche reggine, ancora una volta, il procuratore generale Salvatore Di Landro. ”Sappiamo che Di Landro e’ qui. Siamo pronti a colpirlo”: e’ questo il contenuto di due telefonate fatte ieri sera ai carabinieri e alla polizia di Reggio Calabria, in cui si faceva riferimento alla presenza in ospedale, per una visita a un parente che aveva avuto un incidente, del procuratore generale Salvatore Di Landro. Le telefonate hanno fatto scattare l’allarme, con l’attivazione del sistema di sicurezza e l’allontanamento immediato del magistrato dall’ospedale, accompagnato dalla sua scorta. Sull’episodio hanno avviato indagini i carabinieri.

MILANO: VIDEO SHOCK SUL RACKET DELLE POMPE FUNEBRI

Un video choc, che mostra in azione infermieri e addetti delle pompe funebri negli ospedali mentre danno vita al cosiddetto racket del caro estinto, e’ stato realizzato dai membri di un’associazione, a Milano, che si sono finti parenti di pazienti prossimi al decesso. Il documento, realizzato dall’associazione Sos Racket e usura, gia’ al centro di clamorose denunce, mostrato in anteprima all’ANSA, e’ stato poi diffuso questa notte su Internet. I cittadini, con una videocamera nascosta, hanno ripreso gli infermieri che ‘consigliavano’ le imprese a cui evidentemente erano collegati, in due ospedali, uno nel capoluogo lombardo e uno nell’hinterland, e poi hanno testimoniato il lavoro irregolare degli addetti delle pompe funebri, indebitamente presenti nelle strutture sanitarie, che a loro volta davano informazioni non veritiere sulla Legge e sulle procedure, per accaparrarsi il cliente.

”C’e’ una mia zia che non sta bene. I miei cugini sono su in corsia, dicono che e’ questione di ore…”. Con queste parole i finti parenti avvicinavano gli infermieri delle camere mortuarie, e prima ancora che finissero di spiegare venivano portati in uffici e ‘consigliati’ su che impresa di pompe funebri chiamare. In un caso, in un ospedale dell’hinterland a sud di Milano, il paramedico, in pieno orario di lavoro, si e’ tolto il camice e ha perfino accompagnato il finto parente direttamente nell’ ufficio dell’impresa mortuaria. Ogni volta, naturalmente, i costi erano di mille o duemila euro superiori a quelli della tariffa minima. E in piu’ di un’occasione i becchini si sono spacciati per ”ditte appaltatrici” dell’ospedale o addirittura del Comune. ”E’ rimasto tutto come prima – dice Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos Racket e usura – Il racket del caro estinto, che ha mostrato legami criminali e procedure da guerra commerciale, e’ sempre li’ che incombe sulla testa dei cittadini in un momento di bisogno e difficolta’. E nessuno lo riesce a stroncare”. Un’indagine che fece scalpore, con arresti e denunce nel settore, venne realizzata proprio a Milano nel settembre scorso.