NDRANGHETA: CONCESSI I DOMICILIARI AL BOSS DI SAN LUCA PAOLO CODISPOTI

Sono stati concessi gli arresti domiciliari a Paolo Codispoti, cinquantacinquenne di San Luca, detenuto fino a ieri nel carcere di Rebibbia per associazione di stampo mafioso contestatagli al seguito dell’operazione “Ciaramella” eseguita dalla Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria a firma del pm Dott. Gratteri.
Il Codispoti, noto boss di San Luca, appartenente al clan Nirta-Scalzone della cittadina preaspromontana, venne arrestato nel 2005 con l’accusa di associazione mafiosa e promotore di un traffico di stupefacenti provenienti dal sudamerica mentre si trovava in regime di semilibertà, concessagli pochi mesi prima a seguito del residuo sconto di pena di una condanna a trent’anni di reclusione per associazione di stampo mafioso, sequestro di persona, porto d’armi, rapina, tentato omicidio, estorsione e altro contestatogli all’inizio degli anni ’80. L’operazione “Ciaramella” svelï¿œ, secondo le indagini della DDA di Reggio Calabria, che lo stesso Codispoti era il punto di riferimento cardine della ‘Ndrangheta su Roma, a dimostrazione di ciò emerse dalle indagini che la cosca Morabito di Africo (“Tiradrittu”, ndr) chiedeva appoggio allo stesso Codispoti per i propri affari nella capitale, una sorta di pass o “benedizione mafiosa” gestita secondo le ferree regole ndranghetistiche, dal Codispoti. Continua a leggere

NDRANGHETA: SEQUESTRATI ALTRI 10 MILIONI DI EURO ALLA COSCA ALVARO

La Guardia di Finanza di ReggioCalabria, proseguendo l’operazione ”Matrioska” del 12 maggio scorso, ha sequestrato beni immobili (4 ville) per circa dieci milioni di euro, alla cosca Alvaro di Sinopoli (RC). I provvedimenti – emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta dalla locale Procura Distrettuale Antimafia – portano a 30 milioni il valore complessivo dei sequestri effettuati quest’anno nei confronti di esponenti della cosca e riguardano il nucleo familiare di Domenico Alvaro, membro dell’omonimo gruppo criminale, condannato, in primo grado, a tre anni di reclusione per aver favorito la latitanza del boss Carmine Alvaro, capo carismatico dell’omonimo consorteria della ‘ndrangheta. L’ingente patrimonio immobiliare, abilmente occultato in zone difficilmente accessibili e mai dichiarato al catasto, e’ stato individuato dai finanzieri attraverso il controllo del territorio anche con elicotteri. Continua a leggere