REGGIO: CUMULO DI AMIANTO SBRICIOLATO SCARICATO IN AUTOSTRADA

amianto1di Stefano Perri (da http://www.strill.it) – E’ una situazione davvero scandalosa. Ormai da quasi 10 giorni questo cumulo di blocchi d’amianto giace su una piazzola di sosta dell’Autostrada A3 in direzione nord poco prima dello svincolo di Gallico (RC). I blocchi, evidentemente scaricati nella piazzola in maniera abusiva durante la notte, sono ormai completamente sbriciolati e rappresentano una minaccia gravissima per la salute degli automobilisti che ogni giorno ci passano d’avanti a migliaia e per i cittadini che abitano nelle immediate vicinanze dell’autostrada. Al passaggio di ogni autovettura le vibrazioni e lo spostamento d’aria sollevano le polveri letali spargendole per l’area circostante anche oltre il tracciato della rete autostradale. La piazzola si trova infatti all’altezza del deposito della società di spedizioni SDA in via Casa Savoia proprio al di sotto della sopraelevata dell’autostrada. Nei dintorni sono presenti diverse abitazioni e giardini dove si coltivano prodotti agricoli che prima o poi, immaginiamo, finiranno sulla tavola di qualche ignaro consumatore.
Il problema dello smaltimento dell’amianto è di sicuro una delle piaghe ambientali peggiori in Calabria. L’amianto, scientificamente conosciuto come asbesto, è uno dei più evidenti esempi di come molto spesso le ragioni economiche e la salute non vadano d’accordo. Quando venne scoperto infatti questo minerale vantava eccezionali caratteristiche fisiche a cominciare dalla refrattarietà  al fuoco e, soprattutto, un basso costo. E’ per questo che nel volgere di non molto tempo lo si è ritrovato un po’ dappertutto. Nell’edilizia, senz’altro, ma anche in applicazioni insospettabili. Per esempio, nei supporti sui quali sono avvolte le serpentine degli asciugacapelli, o persino nei sigari pregiati . Peccato però che la sua caratteristica principale, cioè la fibrosità, rappresenta una minaccia letale per l’uomo. Le fibre infatti, resistenti e piccolissime, nel momento in cui il materiale si sbriciola vengono facilmente inalate senza poter essere arrestate dalle ciglia che ricoprono l’epitelio delle vie aeree. Ed è scientificamente provato che l’esposizione a questo tipo di particelle provoca l’insorgere di una serie di terribili malattie tra le quali alcune letali come tumori e carcinomi polmonari.
Una minaccia dunque assolutamente reale ed incombente, che pende dai tetti di tante costruzioni disseminate su tutto il territorio calabrese. Una situazione assurda contro la quale si battono ormai da anni decine di associazioni e comitati di cittadini. Il problema è che lo smaltimento del materiale è molto costoso e spesso accade che gente senza scrupoli decida di liberarsene sotterrandolo o scaricandolo in maniera abusiva. Ma che blocchi d’amianto si trovino anche placidamente deposti sul ciglio di un’autostrada dove ogni giorno passano migliaia di persone è davvero troppo.
Mentre Ciucci invoca sicurezza sui cantieri dell’A3 ci viene da domandarci se siano realmente i cantieri ad essere in pericolo o se piuttosto il pericolo è per gli automobilisti e i cittadini che abitano nelle immediate vicinanze dell’autostrada.  Quanto tempo passerà ancora prima che qualcuno si decida a rimuovere quei blocchi mortali?
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LEGAMBIENTE: CHIAREZZA SUI RIFIUTI IN ASPROMONTE

I recenti sviluppi delle indagini che scaturiscono dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Consolato Villani riportano alla ribalta della cronaca l’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti in alcune località dell’Aspromonte avviata dalla procura di Reggio Calabria nel 2005.
Per Legambiente si tratta di conferme delle denunce che essa avanza da tempo. “Addirittura un anno fa – dichiara Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente – in un’audizione ufficiale, ci siamo rivolti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’onorevole Gaetano Pecorella, invitandola a effettuare verifiche sull’interramento di rifiuti nella località dell’Aspromonte indicate nell’informativa dei Noe, denunciando possibili irregolarità nelle indagini. Quello che sta emergendo in questi giorni – continua Venneri – è una conferma a quelle ipotesi di reato. A questo punto, chiediamo di sapere cosa è stato fatto. E, nel caso in cui la Commissione non abbia provveduto all’approfondimento, ne sollecitiamo un tempestivo intervento. Esprimiamo, inoltre, la nostra piena fiducia nei confronti della magistratura che saprà fare luce, quanto prima sul ruolo che nella vicenda avrebbe avuto l’ex capo del Noe di Reggio Calabria”.
All’indagine sono collegate, infatti, anche le inquietanti dichiarazioni del maresciallo Giampà riguardo al ruolo svolto nella vicenda dall’ex capo del Noe di Reggio Calabria Saverio Spataro Tracuzzi che non avrebbe dato seguito alle indagini delegate dai magistrati di Reggio al Noe.

CONSUMI: TARIFFE ALLE STELLE NELL’ANNO DELLA CRISI

Tariffe alle stelle. Nel 2009, anno nel quale gli italiani hanno tirato la cinghia riducendo i consumi e nel quale i prezzi sono aumentati meno che negli ultimi cinquant’anni, i bilanci delle famiglie italiane comunque sono stati colpiti dall’aumento delle tariffe. “In controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza”. Lo evidenzia il ministero dell’Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti quelli per le tariffe dell’acqua potabile (+5,9%) e dei rifiuti (+4,5%). Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti.

Se in generale “nel 2009 l’inflazione è scesa ad un valore tra i più bassi – evidenzia il ministero dell’Economia – degli ultimi cinquant’anni”, le tariffe hanno viaggiato “in controtendenza”. I prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) “hanno infatti registrato fin dall’inizio dell’anno – si legge nella Relazione di via XX Settembre – una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009”. Continua a leggere

REGGIO: A RAVAGNESE E’ EMERGENZA AMBIENTALE E SANITARIA

L'incontro di Ravagnese

di Stefano Perri – Si è svolto presso il Centro Civico di Ravagnese l’incontro su “Ambiente e Salute” organizzato dal comitato Nausicaa.
Obiettivo dell’iniziativa ricercare un confronto con le istituzioni competenti sulla grave situazione che i cittadini vivono nella zona sud della città.
Una condizione che dati alla mano appare davvero esplosiva, con una serie di criticità sulle quali i cittadini, guidati dalla determinazione del Signor Anghelone, vittima di un grave lutto familiare dovuto probabilmente all’emergenza ambientale della zona, hanno deciso di vederci chiaro. E dopo la raccolta firme per un monitoraggio ambientale dell’area e le numerose richieste avanzate nei confronti delle istituzioni, hanno deciso di confrontarsi direttamente e pubblicamente con politici e tecnici competenti per giungere a quelle risposte da troppo tempo desiderate.
All’incontro, moderato dalla brillante coautrice di “Avvelentati” Manuela Iatì, erano infatti presenti il dirigente Elio Fatta dell’Arpacal, il Sindaco di Reggio Giuseppe Raffa con l’Assessore all’ambiente Giuseppe Plutino, i dirigenti Sandro Giuffrida e Giuseppe Melana dell’ Azienda Sanitaria Provinciale, la Vicepresidente del consiglio provinciale Tina Tripodi, e il Presidente di Legambiente Nuccio Barillà.
Numerose sono state da parte dei cittadini le richieste di chiarimento ai rappresentanti istituzionali presenti. A cominciare dalla questione della discarica dismessa di Longhi Bovetto che non consente l’apertura dell’adiacente scuola elementare, per giungere all’emergenza del depuratore di Ravagnese e al problema dello smaltimento dell’amianto. Troppe le criticità in un’area su cui insiste anche una centrale Enel, diversi scarichi fognari e un impianto di smaltimento di rifiuti aeroportuali trasformato in inceneritore di rifiuti ospedalieri e sequestrato nel ‘92 dopo la denuncia di Legambiente.
Da qui l’idea dei cittadini di costituirsi nel comitato Nausicaa, guidato dal presidente Massimo Terzoni, che pur senza creare facili allarmismi, si è posto l’obiettivo di costituire insieme alle istituzioni un tavolo di monitoraggio del territorio e di eventuale bonifica. “Non sappiamo se esistono dei collegamenti tra i frequenti casi di gravi malattie e l’emergenza ambientale” – ha dichiarato Terzoni – “per questo ci siamo rivolti alla politica e ai tecnici per sgomberare ogni dubbio o eventualmente risolvere la situazione”.
Vuole vederci chiaro anche Legambiente con Nuccio Barillà, che si dice “contento della presa di coscienza collettiva sulle questioni fondamentali del diritto alla salute e all’ambiente. La politica deve dare risposte chiare su alcuni dati oggettivi che vanno approfonditi” – ha dichiarato il presidente del Cigno Verde – “anche per quanto riguarda la discarica Bovetto, il cui utilizzo negli anni è ancora tutto da chiarire e la cui bonifica deve essere al più presto completata”.
Si è detto disponibile il Sindaco Raffa che ha sottolineato come il metodo di lavoro dell’Amministrazione è quello di ascoltare le istanze dei cittadini sui territori e portare loro risultati tangibili. “Siamo preoccupati – ha ammesso il primo cittadino – dall’aumento delle gravissime patologie che i cittadini denunciano, ma aspettiamo riscontri scientifici a riguardo. In ogni caso ci sentiamo impegnati sul tema dell’inquinamento ambientale. A breve verrà infatti eliminato lo scarico fognario dell’aeroporto. Il depuratore sicuramente va spostato , anche se si tratta di una procedura molto costosa e di competenza regionale. Ci teniamo anche alla riqualificazione complessiva dell’area. In quest’ottica lunedì prossimo consegneremo i lavori della strada di Sant’Elia”.

LEGGI L’ARTICOLO SU STRILL.IT –> http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=72054:reggio-a-ravagnese-e-emergenza-ambientale-e-sanitaria&catid=40:reggio&Itemid=86

AMBIENTE: LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA SUL TERRITORIO CALABRESE

di Stefano Perri – La Calabria come pattumiera criminale d’Italia e d’Europa. Lo sfruttamento degli spazi e delle risorse territoriali, perpetrato attraverso una escalation sempre crescente di crimini organizzati nel settore ambientale,
rappresenta la necessità da parte della ndrangheta di realizzare profitto costruendo attorno alle strutture dell’organizzazione criminale un telaio di rapporti con l’economia legale.
Una vecchia storia, quella della cosiddetta zona grigia. L’esistenza di un anello di congiunzione tra la criminalità organizzata e le strutture statali ed economiche è provata ormai da anni con decine di inchieste che hanno messo in evidenza quanto importante sia per le mafie avvalersi di una serie di collaborazioni professionali nel mondo dell’imprenditoria, della politica, della burocrazia. Fondamentale dunque per le ‘ndrine, la casta dei cosiddetti colletti bianchi, legata in maniera indissolubile al mondo massonico, e tornata fortemente d’attualità nelle scorse settimane in Calabria quando viene indicata da Pignatone come centro nevralgico di indagine per la Procura di Reggio Calabria. Tra i suoi obiettivi “l’individuazione ed il perseguimento di componenti significative della cosiddetta zona grigia, di esponenti della politica, delle istituzioni, delle professioni, dell’imprenditoria, a volte con legami massonici, che forniscono alle dinastie mafiose occasioni di arricchimenti e a volte garanzie di impunità”.
Se le parole di Pignatone sembrano infondere fiducia rispetto alla determinazione delle indagini che si stanno svolgendo in riva allo stretto, meno rosee appaiono le prospettive quando si analizzano i dati sui crimini organizzati nel settore ambientale individuati dal Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente.
In nessun settore come in quello delle ecomafie, che peraltro rappresenta circa un quarto del fatturato totale della criminalità, è documentabile e provato l’intreccio con imprenditori, o per meglio dire “prenditori” senza scrupoli, apparati massonici, professionisti, politica e burocrazia corrotta. A questo proposito è facile citare il chiaro riferimento del Procuratore Generale Di Landro, anche lui oggetto di un attentato nei giorni scorsi, secondo il quale sullo sfondo della bomba alla procura di Reggio vi sarebbe l’intento da parte della ndrangheta di “intimidire la magistratura in vista del piatto milionario del Ponte sullo Stretto”. Esempio questo, tra i più chiari, di come il mondo della produzione, della costruzione e lo sfruttamento delle risorse del territorio, siano tra gli obiettivi sensibili dell’intero sistema mafioso.
Solo citando i casi che maggiormente sono saliti agli onori della cronaca negli ultimi tempi, è facile ricordare le mani sugli appalti pubblici con le costruzioni “depotenziate” della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara che leggiamo nell’inchiesta Bellu Lavuru, l’ingresso a pieno titolo della criminalità nel ciclo dei rifiuti (inchieste Econox e Acciaio Sporco), l’interesse delle cosche per l’area nodale di Gioia Tauro e la vergognosa vicenda Leucopetra con la discarica abusiva dei rifiuti pericolosi provenienti dalla centrale Enel di Brindisi. Il quadro appare quanto mai fosco, soprattutto se consideriamo che si tratta solo della punta di un iceberg ancora per larghi tratti inesplorato e ai più assolutamente sconosciuto. A tutto ciò si aggiungono i traffici illeciti di rifiuti speciali, lo smaltimento illegale di scorie industriali quasi sempre provenienti da fuori come dimostrato per le famigerate “navi a perdere” e l’abusivismo edilizio generalizzato, che subisce impennate incredibili ad ogni odor di condono.
Mettendo assieme la serie sterminata di elementi a disposizione, non stupisce più il terzo posto della Calabria nella classifica delle Regioni in quanto a crimini ambientali, con quasi tremila infrazioni accertate, superata solo da Campania e Lazio. Un altro triste primato che diventa ancora più nefasto se si guarda ai dati disaggregati su base provinciale, che vedono Reggio Calabria saldamente al nono posto assoluto e Cosenza che balza addirittura al quarto posto.
Un quadro cha appare dunque devastante. Il territorio calabrese che diventa discarica a cielo aperto ed una situazione generalizzata di degrado ambientale che rischia di diventare un pesante fardello nel percorso già di per se accidentato verso lo sviluppo turistico e sociale della regione. Un punto interrogativo che pende minaccioso sul futuro della Calabria e dei suoi figli.
Cittadini che adesso hanno non solo il diritto di sapere, ma anche il dovere di reagire.

ECOMAFIE: LEGAMBIENTE CHIAMA A RACCOLTA I CALABRESI

di Stefano Perri – “Esprimiamo solidarietà a tutti i Magistrati Calabresi”. E’ quanto ha dichiarato Enrico Fontana dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità durante la presentazione nazionale del Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente a Reggio Calabria. “E’ necessario comunque che le istituzioni facciano di più” ha continuato il dirigente ambientalista: “E’ vero che c’è un malcostume diffuso di scarso rispetto nei confronti delle tematiche ambientali, ma qui stiamo parlando di criminalità e di grandi traffici illegali di rifiuti, per lo smaltimento dei quali molto spesso le mafie risultano più competitive ed efficienti dello Stato, ovviamente sfruttando canali sommersi. Attraverso questa dinamica si crea un circolo vizioso che riversa tutto il suo carico sul territorio attraverso l’inquinamento e lo sfruttamento indebito delle risorse”.
A fargli eco Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale di Legambiente, associazione che ha appena compiuto il trentesimo anno di attività ambientale sul territorio italiano. Presentando il Rapporto Ecomafia 2010, Venneri ha chiamato a raccolta i calabresi verso un percorso di riscatto sui temi dell’ambiente e della lotta all’ecomafia. I crimini ambientali rappresentano ben un quinto del fatturato complessivo delle organizzazioni mafiose. Illeciti perpetrati a danno soprattutto del territorio meridionale. E’ necessaria una risposta forte ed univoca, che giunga da tutti gli attori coinvolti nel settore, a cominciare dai cittadini che devono sentire il bisogno di ribellarsi.

A REGGIO LA PRESENTAZIONE NAZIONALE DEL RAPPORTO ECOMAFIE 2010 DI LEGAMBIENTE

di Stefano Perri – “Occhi aperti sull’Ecomafia: denunce, proposte, numeri storie per raccontare la criminalità ambientale”: è questo il succo del Rapporto Ecomafia 2010 che Legambiente Nazionale ha presentato a Palazzo Foti a Reggio Calabria. Una scelta importante quella di presentare il rapporto in riva allo Stretto, che indica una rinnovata attenzione nei confronti di Reggio sui temi della legalità ambientale.
All’incontro, al quale erano presenti diversi esponenti del mondo politico e dell’associazionismo reggino, hanno preso parte l’Assessore provinciale all’ambiente Giuseppe Neri, che ha fatto gli onori di casa illustrando una serie di iniziative messe in campo dalla Provincia, Enrico Fontana dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità e Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale di Legambiente.
L’apertura dei lavori è stata affidata a Nuccio Barillà, presidente provinciale dell’associazione che ha voluto fornire alla numerosa platea dei convenuti una serie di dati presenti nel Rapporto Ecomafia 2010.
Il Rapporto 2010 si presenta come un prodotto della sinergia che si è venuta a creare tra le Associazioni afferenti a Legambiente, i centri studi sulle tematiche ambientali e le Forze dell’Ordine. In un momento in cui in Calabria fioccano le intimidazioni nei confronti del mondo politico e delle istituzioni attraverso una vera e propria escalation di aggressività da parte della criminalità organizzata, Legambiente ha voluto sottolineare la volontà di riscatto della società civile e responsabile, decidendo di presentare a Reggio il suo annuale rapporto. Una risposta che assume di certo una veste simbolica, ma che si sostanzia nella meticolosità e nella grande attenzione dedicata dal Rapporto 2010 alle dinamiche criminali sull’ambiente nella nostra Regione.