RIVOLUZIONE ROMA: ARRIVA LUIS ENRIQUE, PRONTI OTTO ACQUISTI

Questione di ore l’annuncio di Luis Enrique quale allenatore della Roma. Sistemata la panchina, Walter Sabatini, il nuovo ds, potrà dedicarsi a tempo pieno al mercato. Il lavoro non gli manca perché la Roma del consorzio statunitense dovrà essere molto diversa rispetto a quella che non ha centrato la zona Champions. Si è alla ricerca di nomi nuovi per tutti i reparti, soprattutto per la difesa. Ma è in avanti che potrebbe arrivare la ciliegina di Sabatini, cioè un giovane dal futuro assicurato.

Partiamo da dietro. La Roma a stelle e strisce avrà un nuovo portiere titolare e al momento il nome più gettonato è quello di Emiliano Viviano, che è in comproprietà tra Inter e Bologna. Entro il 24 di questo mese il portiere azzurro conoscerà il suo destino, con la Roma che avrebbe già rilevato (non ufficialmente, però) il cinquanta per cento del cartellino di Viviano attualmente di proprietà del Bologna. Nella lista diSabatini c’è anche il brasiliano Rafael del Santos, qualcuno sussurra che ci siano anche i nomi di Samir Handanovic dell’Udinese e di Marco Storari della Juventus. Piace meno Federico Marchetti del Cagliari.Ultima indiscrezione: Jean Francois Gillet del Bari.

Molto battuta, poi, la pista degli esternivia via si sono fatti i nomi di Balzaretti del Palermo, di Criscito del Genoa, di Clichy dell’Arsenal e dell’argentino Cristian Ansaldi del Rubin Kazan (ieri ha giocato con la Seleccion contro la Polonia). Tutta gente che non è facile prendere. Per il centro della difesa, a Sabatini piacciono molto soprattutto due giocatori, Bovo del Palermo e Astori del Cagliari (ma è in comproprietà con il Milan). E l’argentino Leonel Galeano, 19 anni, dell’Independiente.

Per il reparto offensivo i giocatori sotto osservazione sono davvero molti, con un occhio di riguardo – si sa – al calcio sudamericano. Dall’Argentina non mancano a ritmo quotidiano notizie (ma forse sarebbe meglio dire indiscrezioni) sul conto di Erik Lamela, 19 anni, del River Plate e di Ricky Alvarez, 23 anni, del Velez. Sabatini, nel suo recente viaggio a Buenos Aires, avrebbe raggiunto un accordo con il padre-procuratore di Lamela: un passo importante prima di affrontare il discorso prezzo del cartellino con il River Plate. Lamela non costa poco; anzi costa molto, c’è bisogno di 20 milioni di euro per portarlo in Italia (lo cercano anche il Napoli e il Bayern Monaco). Con il sì del giocatore, però, la trattativa potrebbe essere meno complicata.

In Argentina si sono spinti ancora più in là riguardo l’interesse della Roma per Alvarez, esterno mancino buono per tre ruoli sulla fascia sinistra: Sabatini avrebbe già bloccato il giocatore con un contratto di cinque anni. Prezzo del cartellino: 12 milioni di euro. Da trattare. Il nome più fresco per l’attacco è quello di Lukas Podolski, che può liberarsi dal Colonia in cambio di 10 milioni. Occhio anche a Rodrigo Palacio del Genoa, però. E la Roma sarebbe sulla tracce di Youssef El-Arabi, attaccante del Caen, 17 reti nell’ultima Ligue 1, contratto fino al 2013.

ROMA: UN PITONE A GUARDIA DELLA COCAINA, 12 ARRESTI

Tenevano un pitone a guardia della cocaina ma sono stati scoperti e arrestati dalla Guardia di finanza del Comando provinciale di Roma che ha ammanettato 12 persone e sequestrato un rarissimo esemplare di pitone albino.

Il blitz è stato compiuto la scorsa notte al termine di un’ indagine durata alcuni mesi. I dodici arrestati sono tutti romani, alcuni di origine campana.

Cinque i chili di cocaina sequestrati. L’operazione Shyla Connection è scattata quando sei presunti membri dell’organizzazione, intercettati e pedinati, si sono riuniti in uno degli appartamenti nella loro disponibilità per preparare la sostanza da spacciare. I Finanzieri hanno compiuto il blitz di notte: sono entrati nell’ appartamento proprio mentre alcuni stavano tagliando la cocaina.

In una stanza c’era il pitone, che li ha subito attaccati. L’animale veniva tenuto digiuno per svilupparne l’aggressività e essere utilizzato come ‘deterrente’ per i clienti che non pagavano.

Le Fiamme gialle hanno chiamato la Forestale che prima ha dato al pitone un pollo da un chilo poi lo ha catturato: sotto il pitone sono stati trovati 2 etti di cocaina pura. Il pitone è stato trasferito al Bioparco.

I membri dell’ organizzazione, comandata da una donna, sono stati arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Nel corso della perquisizione sono state trovate anche due semiautomatiche calibro 9. Sono in corso indagini per accertare legami con la criminalità organizzata.

IRAQ: ANCHE I CANI SOFFRONO LO STRESS POST-BELLICO

Non sono solo i soldati a soffrire di sindrome da stress post-traumatico una volta tornati dall’Iraq, ma anche i cani: Gina, due anni, un pastore tedesco addestrato a trovare esplosivi, e’ attualmente in cura perche’, dal suo ritorno dall’Iraq, si rifiuta di entrare in qualunque stanza. E’ quanto riporta il sito del New York Daily News. Prima di partire per la guerra, Gina era un cane molto socievole. Poi, in Iraq, venne utilizzata per perquisire le case in cerca di bombe e materiale esplosivo. Come tutti i cani dotata di un udito molto sensibile, si e’ trovata spesso vicina a forti esplosioni ed essa stessa e’ scampata ad un grave incidente quando un convoglio accanto a quello dove viaggiava e’ stato bombardato. Dopo sei mesi di guerra, una volta tornata in Colorado (ormai un anno fa), al cane e’ stata diagnosticata la sindrome da stress post-trauma, una conclusione che non e’ piaciuta agli ambienti militari che ritengono ‘degradante’ il paragone tra soldati e animali. Ma medici e veterinari sono d’accordo nel ritenere che uomini e animali possano soffrire degli stessi shock. Da un anno Gina, la cui sindrome da stress e’ stata definita ”una delle peggiori”, affronta una terapia che cerca di reinserirla nella vita militare.

INSULTATO E PESTATO A SANGUE PERCHE’ OMOSESSUALE

Aggredito, insultato, picchiato fino allo svenimento, ha rischiato anche di perdere un occhio. Gli hanno urlato “frocio, frocio” e poi lo hanno colpito ripetutamente con calci e pugni all’addome e al volto fino a farlo cadere. Ancora un drammatico episodio di violenza e intolleranza a Roma, questa volta ai danni di un ragazzo omosessale di 22 anni. Non solo: al bar dove due amici lo hanno portato privi di conoscenza, hanno rifiutato perfino di dargli dei fazzoletti per tamponare il sangue. “Me lo hanno raccontato – ha detto la vittima – perché io non ero cosciente e perdevo sangue. Ricordo i miei aggressori che sghignazzavano mentre mi colpivano”.
E’ accaduto nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, tra l’una e mezza e le due, nei pressi di via Cavour, per l’esattezza in via Fagutale, nota per le polemiche scatenate dall’abitazione dell’ex ministro Claudio Scajola. Vittima un ragazzo romano dell’hinterland che stava andando alla stazione Termini per prendere un treno e tornare a casa dopo una serata trascorsa nel locale “Coming Out”, in via S. Giovanni in Laterano, la Gay Street della capitale già dal 2007. Il ragazzo ha raccontato della violenza alla Gay Help Line 800.713.713, il numero verde antiomofobia, e ha deciso di sporgere denuncia grazie al servizio di assistenza legale gratuita che l’associazione mette a disposizione. A rendere nota la vicenda è Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. Si tratta dell’ottavo episodio di violenza nella capitale negli ultimi nove mesi.
Gli aggressori, spiega il responsabile dell’ufficio legale di Gay Help Line, Daniele Stoppello, erano quattro o cinque, italiani, tra i 25 e i 30 anni. Hanno avvicinato il giovane, appena uscito dal pub. “Probabilmente lo hanno seguito. Poi lo hanno pestato dietro un parcheggio, in una zona isolata”. Dopo averlo lasciato privo di sensi a terra, gli hanno sottratto il cellulare con il quale, prima di essere aggredito, stava parlando con un amico al quale è riuscito a chiedere aiuto e che lo ha poi raggiunto insieme a un compagno sul luogo dell’agguato. “In via Cavour, mi ha raccontato uno dei miei due amici, ha chiesto dei fazzoletti in un bar per tamponare il sangue, ma loro si sono rifiutati di darglieli”.
Il ragazzo aggredito è stato ricoverato d’urgenza presso l’ospedale Umberto I. Ha riportato diverse ferite, tagli e contusioni al volto che si è temuto potessero compromettergli un occhio. “Le lesioni riportate dal mio assistito sono gravissime – spiega Stoppello – è necessario fare piena luce su questa vicenda e per questo forniremo tutti i dettagli e gli elementi utili agli inquirenti perché siano trovati i responsabili”. Poi, un appello alle forze dell’ordine “affinché rintraccino i colpevoli di questa aggressione così violenta: sono troppi i casi di omofobia irrisolti di cui non sono stati individuati i responsabili – dice Marrazzo – come ad esempio la coppia di ragazzi gay aggredita a Campo de’ Fiori, quella aggredita ai Fori imperiali e il ragazzo aggredito su un bus notturno qualche settimana fa”. “Mi auguro che qualcuno collabori – dice il ragazzo – ma spero che nessuno abbia assistito a quanto è successo, perché sapere che qualcuno ha visto e non parla mi farebbe ancora più male”.

Aggredito, insultato, picchiato fino allo svenimento, ha rischiato anche di perdere un occhio. Gli hanno urlato “frocio, frocio” e poi lo hanno colpito ripetutamente con calci e pugni all’addome e al volto fino a farlo cadere. Ancora un drammatico episodio di violenza e intolleranza a Roma, questa volta ai danni di un ragazzo omosessale di 22 anni. Non solo: al bar dove due amici lo hanno portato privi di conoscenza, hanno rifiutato perfino di dargli dei fazzoletti per tamponare il sangue. “Me lo hanno raccontato – ha detto la vittima – perché io non ero cosciente e perdevo sangue. Ricordo i miei aggressori che sghignazzavano mentre mi colpivano”.
E’ accaduto nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, tra l’una e mezza e le due, nei pressi di via Cavour, per l’esattezza in via Fagutale, nota per le polemiche scatenate dall’abitazione dell’ex ministro Claudio Scajola. Vittima un ragazzo romano dell’hinterland che stava andando alla stazione Termini per prendere un treno e tornare a casa dopo una serata trascorsa nel locale “Coming Out”, in via S. Giovanni in Laterano, la Gay Street della capitale già dal 2007. Il ragazzo ha raccontato della violenza alla Gay Help Line 800.713.713, il numero verde antiomofobia, e ha deciso di sporgere denuncia grazie al servizio di assistenza legale gratuita che l’associazione mette a disposizione. A rendere nota la vicenda è Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. Si tratta dell’ottavo episodio di violenza nella capitale negli ultimi nove mesi.
Gli aggressori, spiega il responsabile dell’ufficio legale di Gay Help Line, Daniele Stoppello, erano quattro o cinque, italiani, tra i 25 e i 30 anni. Hanno avvicinato il giovane, appena uscito dal pub. “Probabilmente lo hanno seguito. Poi lo hanno pestato dietro un parcheggio, in una zona isolata”. Dopo averlo lasciato privo di sensi a terra, gli hanno sottratto il cellulare con il quale, prima di essere aggredito, stava parlando con un amico al quale è riuscito a chiedere aiuto e che lo ha poi raggiunto insieme a un compagno sul luogo dell’agguato. “In via Cavour, mi ha raccontato uno dei miei due amici, ha chiesto dei fazzoletti in un bar per tamponare il sangue, ma loro si sono rifiutati di darglieli”.
Il ragazzo aggredito è stato ricoverato d’urgenza presso l’ospedale Umberto I. Ha riportato diverse ferite, tagli e contusioni al volto che si è temuto potessero compromettergli un occhio. “Le lesioni riportate dal mio assistito sono gravissime – spiega Stoppello – è necessario fare piena luce su questa vicenda e per questo forniremo tutti i dettagli e gli elementi utili agli inquirenti perché siano trovati i responsabili”. Poi, un appello alle forze dell’ordine “affinché rintraccino i colpevoli di questa aggressione così violenta: sono troppi i casi di omofobia irrisolti di cui non sono stati individuati i responsabili – dice Marrazzo – come ad esempio la coppia di ragazzi gay aggredita a Campo de’ Fiori, quella aggredita ai Fori imperiali e il ragazzo aggredito su un bus notturno qualche settimana fa”. “Mi auguro che qualcuno collabori – dice il ragazzo – ma spero che nessuno abbia assistito a quanto è successo, perché sapere che qualcuno ha visto e non parla mi farebbe ancora più male”.