REGGIO: DETENUTO DI 23 ANNI MUORE SUICIDA IN CARCERE

carcereUn detenuto di 23 anni si è suicidato nel pomeriggio nel carcere di San Pietro, a Reggio. A dare la notizia il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. “Un detenuto di 23 anni – ha informato il segretario generale aggiunto dell’organizzazione sindacale – si è impiccato nella sua cella”. Il fatto è avvenuto intorno alle 16 e 30 e pare che il detenuto fosse in carcere da un mese, in attesa di giudizio.
Nel corso dell’anno si erano registrati altri due tentativi di suicidio all’interno del penitenziario reggino, entrambi scongiurati dall’intervento degli uomini della polizia penitenziaria.
La stessa polizia penitenziaria che lamenta da tempo carenze numeriche nell’organico: “La sezione dove è avvenuto il suicidio è dislocata su due piani e l’agente, per effettuare i controlli, deve spostarsi da un piano all’altro. Di solito, a causa della carenza di personale, c’è un solo agente che effettua la sorveglianza. La Calabria soffre di gravi carenze di personale e solo a Reggio Calabria mancano 50 agenti. L’organico previsto è di 199 agenti e ce ne sono circa 150”.

MELFI: GIUDICE DEL LAVORO REINTEGRA TRE OPERAI LICENZIATI DALLA FIAT

Il licenziamento di tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat (due dei quali delegati della Fiom), deciso dall’azienda il 13 e 14 luglio scorso, ha avuto carattere di ”antisindacalita”’ ed e’ quindi stato annullato dal giudice del lavoro, che ha ordinato l’immediato reintegro dei tre nel loro posto. Lo si e’ appreso stamani. Una vittoria importante nel mondo sindacale. La notizia e’ stata quindi confermata dal segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, secondo il quale ”la sentenza indica che ci fu da parte della Fiat la volonta’ di reprimere le lotte a Pomigliano d’Arco e a Melfi e di ‘dare una lezione’ alla Fiom”. I tre operai – Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino (entrambi delegati della Fiom) e Marco Pignatelli – furono licenziati perche’, durante un corteo interno, secondo l’azienda bloccarono un carrello robotizzato che portava materiale ad operai che invece lavoravano regolarmente.
In seguito prima alla sospensione, l’8 luglio scorso, e poi al licenziamento dei tre operai vi furono a Melfi scioperi e proteste. I tre operai licenziati – uno dei quali si e’ sposato cinque giorni fa – occuparono per alcuni giorni il tetto della Porta Venosina, un antico monumento situato nel centro storico di Melfi: vi fu anche una manifestazione promossa dalla Fiom-Cgil. Secondo De Nicola, ”la sentenza dimostra che le lotte democratiche dei lavoratori non hanno nulla in comune con il sabotaggio. Il teorema ‘lotte uguale eversione o sabotaggio’ e’ stato di nuovo smontato e ci aspettiamo le scuse di quanti vi hanno fatto riferimento, a cominciare da personalita’ istituzionali o rappresentanti degli imprenditori. Speriamo – ha concluso il dirigente lucano della Fiom – che la Fiat torni al tavolo per discutere dei temi che stanno a cuore ai lavoratori, a cominciare dai diritti e dai carichi di lavoro”.