OPERAZIONE META: MAZZITELLI RIENTRA IN POSSESSO DEL LIDO CALAJUNCO

mazzitellisalvatoreDopo il ristorante “Le Palme”, anche il lido Calajunco torna in possesso di Salvatore Mazzitelli, “il barone”, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Meta” e scarcerato già a fine luglio. Mazzitelli, cui l’accusa contesta di essere un prestanome di Cosimo Alvaro,

esponente dell’omonima ‘ndrina di Sinopoli, si era già visto restituire la pizzeria “Le Palme”, posta sulla via Marina di Reggio Calabria. Il lido, intestato alla madre di Mazzitelli, è stato dissequestrato e, quindi, dopo il periodo di amministrazione giudiziaria, può tornare nella disponibilità dell’imprenditore.

L’operazione “Meta”, coordinata dal pm Giuseppe Lombardo della Dda di Reggio Calabria, avrebbe svelato i nuovi assetti criminali della città: figura apicale, nell’indagine, sarebbe quella di Cosimo Alvaro, con cui Mazzitelli, finito in carcere insieme ad altre decine di persone, avrebbe, secondo l’accusa, intrattenuto rapporti imprenditoriali al fine di favorire la consorteria mafiosa.

E’ stato il Gip Filippo Leonardo ad accogliere le istanze del legale di Mazzitelli, Enzo Caccavari: nelle settimane successive all’operazione, condotta dai Carabinieri nel giugno scorso, entrambi i locali erano comunque rimasti attivi. Mazzitelli, già scarcerato per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, torna quindi in possesso della sua “creatura” principale, il lido Calajunco: uno dei più frequentati della città. (ClaCor)

REGGIO: SIGLATO ACCORDO TRA PROVINCIA E COMUNE DI SANT’EUFEMIA PER LA STRADA PERAS

di Stefano Perri – E’ stato siglato a Palazzo Foti il protocollo d’intesa tra la Provincia di Reggio Calabria e il Comune di Sante’Eufemia d’Aspromonte per i lavori di completamento della strada “Peras” che mette in comunicazione appunto Sant’Eufemia e Sinopoli. La strada, unica alternativa alla ex Strada Statale 112, rappresenta una via di comunicazione importante per tutti i centri dell’Aspromonte tirrenico, anche nell’ottica della commercializzazione dei prodotti agricoli ed artigianali che rappresentano il fulcro economico dell’area.
A comunicare la nuova sinergia messa in campo dai due enti sono stati il Presidente della Provincia Giuseppe Morabito e il Sindaco di Sant’Eufemia Vincenzo Saccà, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Foti.
“Il rapporto tra Provincia e Comune – ha dichiarato il Sindaco Saccà – sta diventando sempre più proficuo. Per questo ci tengo a ringraziare il Presidente e tutta l’amministrazione che si sta dimostrando davvero sensibile ai problemi della viabilità e molto presente anche in aree difficili come quelle aspromontane. Passeremo adesso al progetto definitivo e presto appalteremo i lavori per il completamento della strada. Contiamo di inaugurarla entro la prossima primavera. Attraverso questa importante infrastruttura passa un pezzo del futuro dell’Aspromonte”.
Grande soddisfazione è stata espressa dal Consigliere provinciale Carmine Alvaro, ispiratore del progetto ma assente alla conferenza stampa per motivi professionali: “con questo risultato si corona un percorso di impegno personale al fianco dei cittadini per lo sviluppo della zona aspromontana che deve essere sempre di più valorizzata dal punto di vista dei trasporti e delle infrastrutture. E’ importante che la Provincia assuma impegni concreti per le aree montane, molto spesso svantaggiate, perché possono rappresentare un volano di sviluppo dal punto di vista commerciale e turistico”.
Soddisfatto del risultato anche il Presidente Morabito che ha rinnovato il suo impegno “al miglioramento delle zone interne della Provincia al fine di combatterne lo spopolamento e garantirne la crescita. L’obiettivo – ha continuato Morabito – è raggiungere uno sviluppo omogeneo di tutta la Provincia, anche nell’ottica della vocazione turistica del territorio. In passato abbiamo operato una gestione oculata dei fondi ed oggi abbiamo la possibilità di utilizzare un tesoretto per affrontare le emergenze nel settore della viabilità dovute a calamità naturali ed investire nel settore delle infrastrutture. Continueremo a sviluppare rapporti sinergici con i comuni della Provincia, per garantire la vicinanza dell’amministrazione ai bisogni e alle aspettative dei cittadini”.

‘NDRANGHETA: L’OPERAZIONE “META” FOTOGRAFA I NUOVI ASSETTI DELLE COSCHE REGGINE

di Stefano Perri e Peppe Caridi – “Meta”. Questo il nome assegnato all’inchiesta che secondo il Procuratore della Repubblica Francesco Pignatone ha raggiunto l’obiettivo di scattare finalmente una fotografia assolutamente nitida della situazione generale delle cosche nella città di Reggio Calabria.
42 sono le ordinanze di custodia cautelare eseguite ad opera del Ros dei Carabinieri, guidato dal Generale Giampaolo Ganzer, e del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’inchiesta, che si è dispiegata in quattro regioni italiane, Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, ha colpito pesantemente alcune tra le più importanti cosche di Reggio, riunite da una sorta di cartello per la gestione degli affari e degli interessi comuni. I reati contestati alle persone coinvolte nell’operazione,  sono quelli di associazione mafiosa, estorsioni, turbata libertà degli incanti ed altri reati.  Al filone centrale dell’inchiesta si affiancano una serie di rivoli che conducono a vari paesi della provincia. Uno di essi riguarda il voto delle ultime elezioni comunali a San Procopio, per le quali il condizionamento da parte della cosca Alvaro aveva determinato la scelta scientifica dei componenti sia della maggioranza che dell’opposizione. Non si riscontrano, secondo il Procuratore Pignatone, almeno nell’ambito di questa inchiesta, collegamenti con settori della politica ed interessamento al sistema degli appalti pubblici. Nelle mire della Procura sono finiti anche 30 imprenditori reggini che costituivano la cosiddetta zona grigia e avevano il compito di sostenere economicamente l’organizzazione mafiosa. Arrestato anche il sedicente avvocato Vitaliano Grillo Brancati e altri professionisti che si occupavano della partecipazione alle aste immobiliari.
L’ordinanza ha disposto il sequestro beni mobili e immobili per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Tra queste ben 18 imprese attive nei settori dell’edilizia e della ristorazione, stabilimenti balneari tra cui anche il famoso lido cittadino Calajunco che doveva essere inaugurato a giorni, 22 appartamenti, 12 unità immobiliari  a uso commerciale, nonché 26 autovetture di lusso e 6 motocicli. Sequestrata anche la casa di cura Villa Speranza, di proprietà della cosca Alvaro, oltre ad un cospicuo arsenale di armi da fuoco e 79 mila euro in contanti.
Il dato che emerge dall’inchiesta sottolinea dunque un’assoluta eterogeneità delle attività di riciclaggio, gestita da un cartello pacificamente unitario tra cosche che in passato si sono sanguinosamente scontrate e che oggi sembrano aver trovato un accordo complessivo di spartizione e di comunanza negli obiettivi. In particolare l’inchiesta fotografa la collaborazione criminale tra i Condello, i De Stefano-Libri, i Tegano, gli Imerti, con la novità degli Alvaro usciti da Sinopoli e giunti nella città di Reggio.
Significative a proposito le parole del Procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone che ha posto l’accento sulla cosiddetta zona grigia: “Dopo la seconda guerra di mafia che fino al 91 aveva fatto centinai di morti a Reggio non avevamo più consapevolezza degli equilibri delle cosche, con questa operazione siamo riusciti a stabilire i nuovi assetti ed a scoprire delle alleanze che erano saltate durante la guerra di mafia”.
Di grande rilevanza la presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso che ha sottolineato il lavoro di grande sinergia portato avanti da tutte le articolazioni del corpo dei carabinieri con la collaborazione preziosa della magistratura. “La mia presenza di oggi a Reggio Calabria” – ha detto il procuratore Grasso – “è per dare rilevanza alla chiarezza che si ricostruisce con il quadro offerto dall’operazione Meta. Quello che in passato ha determinato gli scontri tra le cosche, oggi avviene nella piena concordia per il perseguimento degli obiettivi e degli interessi comuni, secondo la strategia della sommersione e della facilitazione. L’accordo tra le cosche del reggino va visto come un sistema a cerchi concentrici con un nucleo centrale di affiliati organici e tutta una serie di corollari che aiutano il mantenimento del sistema attraverso il sostegno economico e le attività imprenditoriali. C’è bisogno dunque di un attacco complessivo al sistema della ndrangheta, che non si soffermi al cuore dell’organizzazione, ma che sappia raggiungere la rete dei fiancheggiatori che offrono alle cosche il sostegno economico”.