LUIGI CIOTTI: “SCOPELLITI UCCISO PERCHE’ NON ABBASSO LA TESTA”

«Nino Scopelliti fu ucciso perchè faceva bene il suo lavoro, non abbassava la testa e si batteva per la libertà, la dignità e la giustizia delle persone». Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nell’omelia della messa che ha celebrato nel Duomo di Reggio Calabria nel 19/mo anniversario dell’omicidio del magistrato di Cassazione ucciso dalla mafia a Campo Calabro (Reggio Calabria). L’iniziativa è stata promossa dal movimento ‘Ammazzateci tuttì, fondato da Aldo Pecora dopo l’assassinio, nel 2005 del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, e dalla Fondazione Antonino Scopelliti presieduta da Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato assassinato. «Scopelliti – ha detto ancora don Ciotti – ha combattuto la sua battaglia e con la morte ci ha consegnato il suo testimone. Risplende nei giusti la sapienza del Signore. Antonino Scopelliti era un uomo giusto e come tutti gli uomini giusti non sarà mai dimenticato ed il suo nome passerà di generazione in generazione. Siamo qui perchè papà – ha detto ancora don Ciotti rivolgendosi al Rosanna Scopelliti – continui a vivere insieme a noi. C’è troppa gente oggi che vuole vivere in pace, ma non vivere per la pace, per i diritti, i doveri e la verità umana, che vuol dire giustizia». «Pensando ad Antonino Scopelliti – ha proseguito il fondatore di Libera – mi sono chiesto chi poteva consegnarci il suo volto questa sera. E l’ho individuato in un suo amico, Antonino Caponnetto, che nel 1996, incontrando i ragazzi di Rosarno, disse che ‘Antonino Scopelliti, cui ho voluto bene, era un grande magistrato. Un magistrato coraggioso e che era temuto per la sua intelligenza e per la sua onestà. Rifiutò persino l’offerta di cinque miliardi della mafia per corromperlo. Quelle di Caponnetto – ha detto don Ciotti – sono parole di un amore vero di cui tutti oggi abbiamo tanto bisogno». Secondo don Ciotti, «l’Italia si sta impoverendo sotto il profilo culturale e della speranza. La cultura dà la sveglia alle coscienze e questo è ciò che ci rende liberi. Oggi, però, stanno assassinando la speranza. È necessario, allora, stare uniti per alimentare la giustizia, la legalità e la solidarietà».

REGGIO: A PELLARO LA PRIMA ASSEMBLEA CONTRO IL RACKET DI REGGIOLIBERAREGGIO

di Stefano Perri – Si è tenuta presso il Centro Civico di Pellaro la prima delle assemblee organizzate da ReggioLiberaReggio, il cartello di commercianti reggini che da pochi mesi è impegnato in città contro il racket delle estorsioni.
Pur segnalando la buona affluenza da parte di associazioni e cittadini pellaresi, a cominciare dall’associazione Luna Gialla che ha sostenuto l’organizzazione dell’assemblea, c’è da dire che all’appello non ha risposto nemmeno un commerciante della zona, nonostante l’iniziativa fosse stata annunciata nei giorni precedenti attraverso un volantinaggio porta a porta presso tutti gli esercizi commerciali. Non ci si aspettava di certo la fila all’ingresso, visto il tema molto delicato, ma il fatto che nemmeno uno tra i commercianti pellaresi abbia avuto anche solo la curiosità di venire a conoscenza di una possibile alternativa allo strapotere mafioso appare come un dato davvero preoccupante.
All’incontro, coordinato dal coraggioso portavoce di Libera Mimmo Nasone che ha spiegato lo spirito dell’iniziativa, ha preso parte anche Tiberio Bentivoglio, titolare della Sanitaria Sant’Elia di Condera (RC), che ha raccontato la sua esperienza di imprenditore vessato dal racket che ha deciso di ribellarsi al sistema della ‘ndrangheta. Presente, tra gli esponenti della Confesercenti e della Confartigianato, anche Attilio Funaro della Confcommercio reggina, che ci ha tenuto a segnalare la disponibilità da parte della sua associazione a supportare ed accompagnare nel difficile percorso di denuncia tutti i commercianti che decidono opporsi al sistema del pizzo anche in forma anonima.
L’assemblea di Pellaro rappresenta comunque solo la prima tappa di un percorso che ReggioLiberaReggio ha intenzione di intraprendere attraverso una serie di iniziative da organizzare nei prossimi mesi nei vari quartieri della città di Reggio. Prossimo appuntamento per i sostenitori dell’antiracket la cena di solidarietà che si terrà mercoledì 30 giugno presso il Ristorante L’Accademia di Lazzaro di proprietà di Filippo Cogliandro, altro imprenditore che ha già apertamente denunciato i tentativi di estorsione ai suoi danni.
L’associazione ReggioLiberaReggio, promossa e fondata da Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie) dopo un percorso di oltre 18 mesi di riflessioni ed incontri sul tema del racket, raccoglie oggi ben 61 realtà associative provenienti dalle più diverse esperienze aggregative. Sono già numerosi i commercianti che hanno deciso di rivolgersi all’Associazione, decidendo di schierarsi apertamente dalla parte della legalità. Di sicuro un’esperienza importante che può rappresentare un seme di speranza molto concreto e fattivo nella lotta contro la ‘ndrangheta in una realtà complicata e difficile come quella reggina.