Mi scusi Presidente…

miscusipresidentedi Stefano Perri – Come si suol dire ”quando ce vò, ce vò”. Il Presidente del Consiglio Regionale Francesco Talarico nella giornata di ieri ha preso carta e penna e si è messo a scrivere, affidando

a Calabriaonweb, l’organo di informazione di Palazzo Campanella, una richiesta di dimissioni, che più chiara non si può, al Garante regionale (Onorevole, Onorevolissima) Dottoressa Marilina Intrieri.  [*]

”Le dimissioni sarebbero un gesto importante e consapevole” dice Talarico, che subito dopo aggiunge una sua valutazione di contesto parlando della vicenda come ”una polemica di cui la Calabria, regione dai tanti e seri problemi, avrebbe volentieri voluto fare a meno”. Un ragionamento impeccabile e, per una volta, in un contesto politico regionale non certo adatto a stomaci delicati, un tocco di stile degno di una politica d’altri tempi. Una politica che mette davanti l’etica dei comportamenti ed il rispetto dei ruoli istituzionali rispetto alle norme ed i codici. In effetti la Intrieri (che, ci consenta, in questa vicenda di Onorevole ha dimostrato ben poco) non ha commesso alcun reato, non ha violato alcuna norma, ma si è resa responsabile di un comportamento orientato, come dice lo stesso Talarico, ”ad un’idea di Calabria girata verso i tempi, finiti o mai esistiti, dei privilegi e degli onori di memoria spagnolesca”.

”La Calabria è altro” prosegue il Presidente. Ed ha ragione. E non si pensi alla vicenda come una questione di carattere secondario. Non è certo una questione di bon ton, né di gossip da ombrellone (in questo caso neanche l’ombrellone c’è rimasto), ma una faccenda di sostanza, di impostazione e di pratica per una politica che dovrebbe essere intesa come servizio e che sempre più spesso ormai viene percepita come privilegio, quasi un’investitura dello status di intoccabile.

E’ vero. Marilina Intrieri non ha commesso alcun reato. E per altro non si è spinta molto oltre il classico ”Lei non sa chi sono io” che pronunciato in italiano forbito, ma spesso anche in dialetto, non è certo una novità tra le locuzioni maggiormente utilizzate per regolare distanze (e gerarchie) nei rapporti e nelle interazioni che si registrano alle nostre latitudini, e di certo non solo in politica.

Ma il gesto di Talarico va sottolineato, perché affatto scontato. Il buon senso ci dice che in occasioni come queste l’etica ha una sua importanza, la prassi politica deve saper andare oltre i protocolli previsti dalla normativa. Ed in effetti Talarico proprio sul piano della politica l’ha messa. Sul piano dell’etica politica e dei comportamenti. Il suo è un invito garbato, ma deciso, affinché Marilina Intrieri valuti la possibilità, l’opportunità, di dimettersi.

Una procedura ineccepibile. La stessa, giusto per fare un esempio, che avrebbe potuto essere applicata nella tragicomica vicenda che ha visto protagonista il duo Rappoccio/Chizzoniti. Onorevoli anche loro certo, ma ad intermittenza. Un doppio avvicendamento che ha fatto ridere, ma anche amaramente sorridere, l’Italia intera. Una vicenda che assomiglia tanto ad un incontro di pugilato andato in scena sul tetto di Palazzo Campanella, una sorta di duello rusticano, per il quale secondo un’antica legge non scritta, a coloro che non sono della partita non è consentito fare il tifo né per l’una né per l’altra delle parti in causa. E’ proprio di queste ore la notizia della sospensione di Rappoccio (la seconda) da parte del Governo Letta, che sarà a breve trasmessa all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale ed diventerà esecutiva nei prossimi giorni.

Non avrebbe fatto meglio il Presidente Talarico ad utilizzare lo stesso rigore etico e morale evidenziato oggi nella vicenda della Intrieri per dirimere quel ridicolo tira e molla che ha provocato per ben due volte l’avvicendamento tra i consiglieri regionali Rappoccio e Chizzoniti? Non si è fatto due domande il Presidente Talarico quando il Consiglio ha accolto a braccia aperte il rientro di un Consigliere imputato in un processo per truffa elettorale aggravata e associazione per delinquere in cui la Regione si è perfino costituita parte civile ed indagato per peculato in un altro procedimento in cui la Regione è parte offesa? Non si è chiesto il Presidente Talarico, se era opportuno che il Consiglio avesse tra le sue fila per quasi due mesi un Consigliere destinatario di un provvedimento restrittivo di dimora fuori dalla Calabria? Un Consigliere che risulta tutt’oggi in carica considerando che le sue dimissioni saranno operative a partire dal 24 settembre!

Non si tratta anche in questo caso, Presidente, di ”una polemica di cui la Calabria, regione dai tanti e seri problemi, avrebbe volentieri voluto fare a meno” ? E non parliamo certo di procedure amministrative, della titolarità o meno del Consiglio di fare pulizia al suo interno utilizzando gli strumenti normativi a disposizione. Parliamo di una questione di opportunità politica. Di etica, Presidente. La stessa etica che le consente oggi di chiedere le dimissioni della Intrieri, avrebbe consentito al Consiglio Regionale, intero e compatto, di chiedere che il duello Rappoccio-Chizzoniti fosse risolto ben prima, evitando che l’Italia intera ci ridesse sopra, alla faccia di quella che Talarico, parlando alla Intrieri, definisce ”concretezza dell’agire e cultura del fare”.

O che forse in questo caso all’etica dei comportamenti e dell’opportunità politica sia prevalsa la logica del ”chi è senza peccato scagli la prima pietra” ?

[*solo per i più distratti ricordiamo che la Signora Intrieri, Garante per l'Infanzia della Regione Calabria, si è distinta in una caduta di stile degna di una vera Onorevole, andando su tutte le furie per la lettera indirizzataLe da un Funzionario della Prefettura di Crotone che ha avuto l'ardire di darLe della Dottoressa! - qui la ricostruzione di Angela Corica su Il Fatto Quotidiano - qui quella di Antonio Ricchio sul Corriere della Sera - infine qui l'editoriale del Direttore Giusva Branca su Strill.it]

In Calabria il Consiglio regionale mente a sé stesso e ai calabresi

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di Stefano Perri - ”Al comma 1 dell’articolo 15 della legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria) il numero “50” è sostituito dal seguente: “40”. Si riassume in queste due righe il brutto pasticciaccio combinato dal Consiglio Regionale della Calabria che durante la seduta di lunedì, la prima dopo la lunga pausa dovuta alla campagna elettorale delle politiche, ha approvato (all’unanimità, giusto per dar ragione alla massima sempre in voga del ”mal comune mezzo gaudio”) in seconda lettura le modifiche allo Statuto relative alla riduzione del numero dei Consiglieri regionali.
La cura dimagrante prevista con la modifica dello Statuto si accorda a quanto sancito dall’articolo 14 del Decreto Legge 138 del 2011 che prevede l’adeguamento del numero dei Consiglieri regionali in proporzione alla popolazione delle regioni. Il Decreto sancisce infatti che ”il numero massimo dei consiglieri regionali, ad esclusione del Presidente della Giunta regionale, sia uguale o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un milione di abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due milioni di abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro milioni di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a sei milioni di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione superiore ad otto milioni di abitanti”.
Ed ecco spiegato il pasticcio. Quanti abitanti ha la Calabria? Secondo il censimento del 2011 la Calabria conta 1.959.050 abitanti. Il 2,6% in meno rispetto all’ultima rilevazione del 2001 quando ne contava in totale 2.011.466. Dunque, dati alla mano, secondo quanto stabilito dal Decreto del 13 agosto 2011, in osservanza ai dati dell’ultimo censimento Istat, alla Calabria spetterebbero 30 (e non 40 come approvato dal Consiglio) membri dell’Assemblea legislativa regionale.
Non si capisce dunque come (anche se forse si intuisce il perchè) sia possibile che il Consiglio abbia potuto, mentendo a sé stesso oltre che ai calabresi, approvare una modifica allo Statuto secondo un dato falsato, decidendo arbitrariamente di ”aggiungere” alla quota totale di cittadini calabresi qualche decina di migliaia di unità utili a superare la soglia dei 2 milioni e ridurre cosi il numero dei consiglieri da 50 a 40 e non da 50 a 30 come sarebbe stato corretto.
Che a Palazzo Campanella non abbiano ancora imparato a contare? Eppure il Consiglio di bravi ”ragionieri” ne ha tanti, peraltro molto vigili quando si tratta di sommare stipendi e prebende, o semplicemente di fare calcoli elettorali. O che forse gli alti vertici della Regione non abbiano in programma una massiccia campagna finalizzata ad attirare nuovi residenti sul territorio calabrese? Che da Palazzo Campanella non stiano pensando a produrre incentivi per una cospicua ondata di nuovi immigrati? Beh se così fosse, sommessamente diciamo, stiano allerta gli inquilini dell’Astronave, di questo passo non sarà facile convincere la gente a trasferirsi in Calabria..

Il grillismo un male necessario: uno Stato febbrile fastidioso ma utile

beppe-grillo_620x410di Stefano Perri – I grillini non uccideranno lo Stato, né certamente lo salveranno. Il fenomeno dell’ascesa (esplosione oserei dire vista l’assoluta repentinità) del Movimento 5 Stelle in Italia è un processo di enorme portata che va assolutamente storicizzato nel contesto temporale ed analizzato in maniera obiettiva.

D’altronde di analisi superficiali ne abbiamo già lette in quantità. Se i grillini mangeranno o no al ristorante della Camera o del Senato, se prenderanno antipasto e primo oppure anche il secondo, diciamocelo chiaramente: non ce ne frega granché. E anche se molti colleghi giornalisti, caduti nella trappola sapiente della comunicazione grillina, continuano a inseguire gli ”attivisti” sperando di coglierli in fallo proponendo scoops da due lire, il ragionamento, almeno in questa occasione dovrebbe andare un tantino oltre. Continua a leggere

La missione impossibile di Pierluigi Bersani: fare un Governo e smacchiare anche la giraffa

bersani2di Stefano Perri - “Non c’è niente di impossibile, non si dica che sono pessimista”. Dopo aver incassato con una mossa da perfetto smacchiatore di giaguari sia la Presidenza della Camera che quella del Senato – con i voti determinanti dei grillini che hanno votato ”secondo coscienza” adesso Bersani punta dritto alla formazione di un Governo, il DreamTeam è stato definito, pronto ad incassare la fiducia delle Camere. Una scommessa giocata sul cambiamento. Di tornare alle urne, almeno per il momento, non se ne parla proprio. D’altronde il fatto che Napolitano sia entrato nel ‘semestre bianco’, gli ultimi sei mesi di mandato durante i quali il Presidente della Repubblica non può, salvo casi eccezionali, sciogliere le Camere, la dice lunga sull’assoluta necessità di formare una squadra di Governo che tiri a campare, quantomeno (ma forse Bersani spera un po’ di più) fino al prossimo autunno.

”Qui si fa l’Italia o si muore”. No, anzi, qui si fa il Governo o si muore. O – forse – si fa il Governo e poi si muore lo stesso. Tanto a morire il Pd ormai ci è abituato. Con Prodi in effetti non fu cosi?  Cosa passa nella testa del Segretario (per quanto ancora?) del Partito Democratico Pierluigi Bersani che si gioca nei prossimi giorni la sua prima (e probabilmente unica) possibilità di fare il Premier in Italia. Continua a leggere

L’importanza di chiamarsi Antonio: ”Io vedo dalla mia finestra..” Tema di quinta elementare di Antonio Gramsci

gramsci_picIl tema era questo:”Se un tuo compagno benestante e molto intelligente ti avesseespresso il proposito di abbandonare gli studi, che cosa gli rispon­deresti?”

Ghilarza, addì 15 luglio 1903

Carissimo amico,

Poco fa ricevetti la tua carissima lettera, e molto mi rallegra il sapere che tu stai bene di salute. Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non ripren­derai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelli­gente, che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi? Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no reste­remo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna. Continua a leggere

I mondiali di calcio, le stragi di mafia e i ragazzi di Beverly Hills. Che anni gli anni ’90

69329101-torna-il-telefilm-cult-degli-anni-90-beverly-hills-90210Gli anni 90. Gli anni in cui da bambino diventavi ragazzino. Sono nato nel 1985. Quando Toto Schillaci e Daniele Massaro segnavano ai mondiali di Italia90, la mascotte me la ricordo ancora, avevo solo 5 anni. E’ uno dei primi ricordi della mia infanzia. Una dolce estate che stava per cominciare e quelle notti magiche che Gianna Nannini cantava cosi bene. Erano gli anni ’90 e tutto sembrava andare per il verso giusto. Poi le bombe, le stragi. In me i ricordi di un bimbo di 7 anni che vede macchine accartocciate dentro la tv e sente per la prima volta parlare di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Giusto un po’ di preoccupazione per quella parola che tutti pronunciano – LA MAFIA – e nulla più, al massimo un paio di ”Tema Scritto” in classe e la maestra che spiegava a noi che facevamo la seconda elementare e – diciamocelo chiaramente – non ci capivamo una mazza. Ricordi sfocati di mattinate trascorse di fronte ad un banco verde, con le ‘schede’ da riempire, le fotocopie da incollare sul quaderno, le letterine da imparare e poi l’ora di scienze, la mia preferita. Ma i pomeriggi si, quelli me li ricordo bene. Arrivavo a casa da scuola con un pullmino giallo. Entravo in casa e lanciavo la cartella dove capitava. Trovavo praticamente il piatto già in tavola, roba squisita, genuina, davvero buona. Non quelle schifezze dei supermercati. E mangiavo di fretta, più in fretta che potevo. Perchè fuori mi aspettava già il pallone. Ore ed ore a rincorrerlo per strada. E poi i cartoni, i telefilm la domenica mattina, i giochi infiniti, i primi computer, i primi cellulari, il nintendo ed il SegaMegaDrive, il GameBoy che pesava come un mattoncino. E poi la mitica Generale Lee, l’auto di Hazzard che spiccava salti assurdi e rimaneva in volo almeno 3-4 minuti (pubblicità compresa) ed il nero di Kit che arrivava a comando, un po’ come l’altro nero, quello di Furia cavallo del west. Continua a leggere

Conversazione con un Prete di provincia. Papa Francesco è la perfetta sintesi tra rinnovamento e conservazione

l'elezione del nuovo papa Bergoglio

L’elezione del nuovo Papa Bergoglio

Un ragionamento che viene fuori da una breve conversazione con un Parroco di provincia, uno dei pochi, pochissimi che io, da ateo relativista, stimo davvero. Lui non è affatto sorpreso della scelta fatta dal Conclave su Bergoglio. Secondo lui la fumata bianca ha rivelato un esito quasi scontato. Il nuovo Papa Francesco risulta infatti come una perfetta sintesi tra la volontà di rinnovamento espressa negli ultimi anni da alcuni settori della Chiesa, in particolare nelle aree geografiche di recente evangelizzazione, e gli interessi conservatori della Curia romana. La scelta di un Papa argentino, Gesuita, con inclinazioni Francescane non è certo un caso.

Anzitutto l’Argentina rappresenta certamente un’apertura verso l’altermondismo, le nuove frontiere del Cristianesimo, l’emancipazione da un’idea eurocentrica della religione. D’altronde è la prima volta per un Papa non europeo. Ma d’altra parte c’è da dire che la tradizione europea è fortemente presente in tutto il Sud America ed in particolare in Argentina, certamente per l’influenza di tantissimi immigrati (Italiani, come il nuovo Papa, ma anche Spagnoli e Tedeschi) e più in generale per lo sviluppo storico e culturale del Paese che si impernia sul processo di colonizzazione europea che non si è mai interrotto, soprattutto dal punto di vista economico. Continua a leggere

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