GAMBARIE SOMMERSA DI NEVE !!!

FOTO DI STEFANO PERRI, DA WWW.STRILL.IT

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LEGAMBIENTE: CHIAREZZA SUI RIFIUTI IN ASPROMONTE

I recenti sviluppi delle indagini che scaturiscono dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Consolato Villani riportano alla ribalta della cronaca l’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti in alcune località dell’Aspromonte avviata dalla procura di Reggio Calabria nel 2005.
Per Legambiente si tratta di conferme delle denunce che essa avanza da tempo. “Addirittura un anno fa – dichiara Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente – in un’audizione ufficiale, ci siamo rivolti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’onorevole Gaetano Pecorella, invitandola a effettuare verifiche sull’interramento di rifiuti nella località dell’Aspromonte indicate nell’informativa dei Noe, denunciando possibili irregolarità nelle indagini. Quello che sta emergendo in questi giorni – continua Venneri – è una conferma a quelle ipotesi di reato. A questo punto, chiediamo di sapere cosa è stato fatto. E, nel caso in cui la Commissione non abbia provveduto all’approfondimento, ne sollecitiamo un tempestivo intervento. Esprimiamo, inoltre, la nostra piena fiducia nei confronti della magistratura che saprà fare luce, quanto prima sul ruolo che nella vicenda avrebbe avuto l’ex capo del Noe di Reggio Calabria”.
All’indagine sono collegate, infatti, anche le inquietanti dichiarazioni del maresciallo Giampà riguardo al ruolo svolto nella vicenda dall’ex capo del Noe di Reggio Calabria Saverio Spataro Tracuzzi che non avrebbe dato seguito alle indagini delegate dai magistrati di Reggio al Noe.

OPERAZIONE META: MAZZITELLI RIENTRA IN POSSESSO DEL LIDO CALAJUNCO

mazzitellisalvatoreDopo il ristorante “Le Palme”, anche il lido Calajunco torna in possesso di Salvatore Mazzitelli, “il barone”, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Meta” e scarcerato già a fine luglio. Mazzitelli, cui l’accusa contesta di essere un prestanome di Cosimo Alvaro,

esponente dell’omonima ‘ndrina di Sinopoli, si era già visto restituire la pizzeria “Le Palme”, posta sulla via Marina di Reggio Calabria. Il lido, intestato alla madre di Mazzitelli, è stato dissequestrato e, quindi, dopo il periodo di amministrazione giudiziaria, può tornare nella disponibilità dell’imprenditore.

L’operazione “Meta”, coordinata dal pm Giuseppe Lombardo della Dda di Reggio Calabria, avrebbe svelato i nuovi assetti criminali della città: figura apicale, nell’indagine, sarebbe quella di Cosimo Alvaro, con cui Mazzitelli, finito in carcere insieme ad altre decine di persone, avrebbe, secondo l’accusa, intrattenuto rapporti imprenditoriali al fine di favorire la consorteria mafiosa.

E’ stato il Gip Filippo Leonardo ad accogliere le istanze del legale di Mazzitelli, Enzo Caccavari: nelle settimane successive all’operazione, condotta dai Carabinieri nel giugno scorso, entrambi i locali erano comunque rimasti attivi. Mazzitelli, già scarcerato per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, torna quindi in possesso della sua “creatura” principale, il lido Calajunco: uno dei più frequentati della città. (ClaCor)

NDRANGHETA: CONCESSI I DOMICILIARI AL BOSS DI SAN LUCA PAOLO CODISPOTI

Sono stati concessi gli arresti domiciliari a Paolo Codispoti, cinquantacinquenne di San Luca, detenuto fino a ieri nel carcere di Rebibbia per associazione di stampo mafioso contestatagli al seguito dell’operazione “Ciaramella” eseguita dalla Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria a firma del pm Dott. Gratteri.
Il Codispoti, noto boss di San Luca, appartenente al clan Nirta-Scalzone della cittadina preaspromontana, venne arrestato nel 2005 con l’accusa di associazione mafiosa e promotore di un traffico di stupefacenti provenienti dal sudamerica mentre si trovava in regime di semilibertà, concessagli pochi mesi prima a seguito del residuo sconto di pena di una condanna a trent’anni di reclusione per associazione di stampo mafioso, sequestro di persona, porto d’armi, rapina, tentato omicidio, estorsione e altro contestatogli all’inizio degli anni ’80. L’operazione “Ciaramella” svelï¿œ, secondo le indagini della DDA di Reggio Calabria, che lo stesso Codispoti era il punto di riferimento cardine della ‘Ndrangheta su Roma, a dimostrazione di ciò emerse dalle indagini che la cosca Morabito di Africo (“Tiradrittu”, ndr) chiedeva appoggio allo stesso Codispoti per i propri affari nella capitale, una sorta di pass o “benedizione mafiosa” gestita secondo le ferree regole ndranghetistiche, dal Codispoti. Continua a leggere

TRAGEDIA ELICOTTERO MESSINA: ALCUNE DOMANDE

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di Stefano Perri – La tragedia dell’elicottero precipitato a Messina ha il sapore dell’assurdità. Quattro giovani vite spezzate, quattro famiglie straziate dal dolore, centinaia di amici e parenti che non dimenticheranno mai i visi dei quattro angeli che in quel maledetto giorno d’agosto hanno compiuto il loro ultimo volo. Ma è necessario all’indomani della tragedia porsi alcune domande. Cosa ci faceva li quell’elicottero quel giorno e perché era atterrato in quello slargo non adeguato all’operazione? Perché veniva utilizzato un elicottero abilitato solamente ai fini turistici, che non era cioè in possesso del Certificato di operatore aereo (Coa) che consente di svolgere attivita’ di volo di tipo commerciale di trasporto pubblico passeggeri? E’ stato lo stesso Ente Nazionale per l’Aviazione Civile a dichiarare che l’elicottero  “essendo gestito da un soggetto privato, non certificato né riconosciuto idoneo, può essere impiegato solo per attività di volo di tipo turistico che non prevedono il trasporto pubblico passeggeri”. Dunque perché quel giorno l’elicottero viaggiava con a bordo ben 3 passeggeri? Tra le ipotesi al vaglio della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto c’è anche quella che una della cause della caduta del velivolo, che si era appena alzato in volo, è stato proprio l’eccessivo peso. E’ possibile che sia stata proprio la presenza dei 3 passeggeri “abusivi” e di altri materiali a seguito che ha determinato l’eccessivo fatale peso, trasformando cosi un viaggio breve e tranquillo verso le isole Eolie in un inferno di fuoco e lamiere accartocciate?
Ci sarebbero altre decine di domande da porsi sulla vicenda. E non è sicuramente un peccato di cinismo. Probabilmente è passato ancora troppo poco tempo dall’incidente per dare risposta certa alle domande poste. Probabilmente questo è ancora il tempo del dolore, probabilmente sarà l’inchiesta della Procura a fare luce definitiva sulla vicenda. Ciò che è importante è capire l’importanza del rispetto delle regole di sicurezza soprattutto in una situazione cosi delicata come quella del volo.
L’elicottero pilotato dal compianto Domenico Messina veniva utilizzato già da diverso tempo per il trasferimento di passeggeri da Gambarie, ridente cittadina turistica del massiccio dell’Aspromonte, alle Isole Eolie e a Taormina. Ultimamente il servizio veniva promosso, anche sulla stampa e con apposite locandine, dall’amministrazione comunale di  Santo Stefano in Aspromonte, come è possibile leggere anche sulla locandina con tanto di prezzi del servizio pubblicata proprio sul sito del Comune. L’elicottero e il pilota si trovavano dunque pochi giorni prima della tragedia a Gambarie, effettuando voli verso le due località siciliane.  E a Gambarie si sarebbero dovuti trovare il giorno dopo, se non fosse avvenuto il disastro, visto che il servizio sarebbe dovuto continuare fino al 25 di agosto.
Come è possibile che un elicottero non abilitato al trasporto pubblico dei passeggeri possa venire utilizzato per questo genere di attività? Come è possibile che lo stesso elicottero sia stato più volte visto atterrare in luoghi assolutamente non abilitati come punti di atterraggio/decollo sempre nei dintorni di Gambarie? E’ possibile chiedere ad un lavoratore onesto (come era Domenico) di rischiare cosi tanto per incrementare gli introiti della azienda di cui è dipendente? E come è possibile che addirittura si giunga a chiedere al povero Domenico Messina di atterrare su un palco in piazza, è accaduto ad esempio giovedi 5 agosto 2010 durante l’inaugurazione del servizio, nel bel mezzo di una manifestazione estiva a pochissimi metri da una folla turisti spettatori?  Non si tratta forse di un’operazione un tantino pericolosa? Forse tanto pericolosa quanto quella che in quella maledetta mattina di agosto Domenico ha dovuto compiere tentando di decollare nello spiazzo antistante il capannone della società “Nuova Cometra”. Agli inquirenti o ai posteri le ardue, amare, sentenze…

Intanto osserviamo insieme questa foto dell’elicottero di Domenico.. e riflettiamo…

SEMINARA (RC): INCENDIATI I TERRENI DI UNA COOPERATIVA SOCIALE

Una trentina di ettari di terreno, coltivati a uliveto, agrumeto e vigneto, sono stati danneggiati da un incendio doloso a Seminara, nel reggino. I terreni, che si trovano al confine tra i comuni di Seminara, Gioia Tauro e Rizziconi, sono di proprieta’ dell’erede di un antico casato nobiliare della zona, Giuseppe Spinelli, il quale, dopo aver subito negli anni scorsi diverse intimidazioni, ha deciso di affidare alla cooperativa sociale ‘Giovani Invita’ la gestione della proprieta’. La cooperativa, che da’ lavoro ad una quarantina di giovani, e’ stata fondata due anni fa dall’ex sindaco di Sinopoli (Reggio Calabria), Mimmo Luppino, anch’egli vittima di una serie di intimidazioni mentre era amministratore del comune reggino. Le fiamme, oltre ad aver distrutto numerosi alberi, ha danneggiato anche una piccola chiesa privata intitolata a San Giuseppe posta nei pressi del fondo agricolo. L’incendio e’ stato spento dai vigili del fuoco. L’episodio e’ stato denunciato ai carabinieri, che hanno avviato le indagini.

INCIDENTE ELICOTTERO MESSINA: VITTIME RICONOSCIUTE SOLO GRAZIE ALLE ARCATE DENTARIE

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/images/elicottero.jpgHa dovuto far ricorso a un’impronta delle arcate dentarie il medico legale Francesca Trio per il riconoscimento ufficiale dei resti carbonizzati delle quattro vittime dell’incidente dell’elicottero precipitato ieri mattina nella zona industriale di Giammoro, a una trentina di chilometri da Messina. I corpi sono stati resi completamnte irriconoscibili dal fuoco e nemmeno i familiari, presenti all’obitorio del Policlinico per le autopsie questa mattina, hanno potuto identificare i loro cari. Anche il sostituto procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto, Michele Martorelli, titolare dell’inchiesta, dopo un nuovo sopralluogo sul luogo della sciagura, e’ giunto al Policlinico per seguire l’esame autoptico delle quattro vittime.